Remigrazione, il consiglio finisce in un film: Matrix, John Wick e la battaglia per la leadership | MaremmaOggi Skip to content

Remigrazione, il consiglio finisce in un film: Matrix, John Wick e la battaglia per la leadership

L’ordine del giorno passa, ma il vero scontro è tutto nel centrodestra: Tornusciolo, Vasellini e Bragaglia si contendono la primogenitura della battaglia, mentre il silenzio dell’assessore Megale alimenta il dibattito
La foto di Vasellini e Bragaglia fatta con l’AI in stile Matrix o John Wick

GROSSETO. A sentire il dibattito di lunedì 13 mattina in consiglio comunale, sembrava che il destino delle politiche migratorie italiane passasse da piazza Duomo. Poi, finita la seduta, la realtà è tornata a fare il suo mestiere.

L’ordine del giorno approvato dal consiglio comunale di Grosseto non cambierà una legge dello Stato, non modificherà il Testo unico sull’immigrazione, non accelererà un rimpatrio e non obbligherà il Governo a fare nulla. È, come tutti gli ordini del giorno comunali su materie nazionali, un atto di indirizzo politico.

Ma sarebbe un errore liquidare tutto con un’alzata di spalle. Perché se a Roma il documento rischia di passare inosservato, a Grosseto ha già prodotto un effetto molto concreto: ha acceso i riflettori sulle tensioni, le rivalità e le diverse anime del centrodestra.

E, in fondo, la vera notizia della giornata non è stata la remigrazione. È stato il centrodestra.

La battaglia non era sul contenuto. Era sulla paternità

C’è un dettaglio che racconta meglio di qualsiasi dichiarazione ciò che è successo. A leggere i comunicati usciti dopo il consiglio comunale, viene quasi il dubbio che il tema non fosse tanto la remigrazione quanto il diritto d’autore.

Da una parte Gino Tornusciolo, promotore dell’ordine del giorno che spiega, atti alla mano, di essere stato il primo a portare il tema all’attenzione del parlamentino cittadino. Dall’altra Andrea Vasellini e Alessandro Bragaglia, che rivendicano di aver portato il tema in consiglio comunale già in passato, accusando Lega, Fratelli d’Italia e Forza Italia di averlo allora considerato troppo scomodo.

Tradotto in termini meno istituzionali, il messaggio è semplice:

“Benvenuti. Noi ci eravamo arrivati prima.”

Più che una discussione sul merito, è sembrata una competizione su chi possa rivendicare il copyright della parola “remigrazione”.

Il convitato di pietra si chiama Megale

Negli interventi di Vasellini e Bragaglia è stato chiamato in causa anche Riccardo Megale. L’assessore alla Sicurezza non sedeva tra i consiglieri e quindi non partecipava alla votazione. Gli assessori in consiglio non votano, a differenza del sindaco. Ma i due consiglieri lo chiamano direttamente in causa, ricordando una sua precedente presa di posizione e invitandolo, di fatto, a chiarire pubblicamente dove si collochi su questo tema.

Megale, però, sceglie un’altra strada. Non alimenta la polemica. Non replica. Non interviene nel dibattito.

Una scelta legittima, naturalmente, ma che lascia aperto lo spazio alle interpretazioni politiche e consente agli avversari interni di costruire la propria narrazione.

In politica, del resto, anche il silenzio comunica.

Poi arriva Matrix. O forse John Wick

Fin qui la politica. Poi arriva la comunicazione. Ed è qui che la vicenda assume contorni quasi cinematografici. Se non grotteschi.

Per accompagnare il loro comunicato, Vasellini e Bragaglia diffondono una fotografia chiaramente realizzata con l’intelligenza artificiale.

Completi total black. Giacche di pelle. Espressione severa. Illuminazione da set cinematografico.

Il risultato è curioso. Per alcuni ricorda Matrix. Per altri John Wick.

Keanu Reeves in John Wick e in Matrix
Keanu Reeves in John Wick e in Matrix

In ogni caso, difficilmente sembra la classica fotografia destinata ad accompagnare un comunicato di politica locale. È un dettaglio, certo, ma è proprio quel dettaglio a monopolizzare gran parte dei commenti. E, paradossalmente, finisce per oscurare il contenuto del documento.

Tornusciolo cambia bersaglio

Anche la replica di Tornusciolo prende una strada inaspettata. Più che entrare nel merito delle accuse, il consigliere leghista sceglie di soffermarsi proprio sulla fotografia, criticando l’uso dell’intelligenza artificiale e parlando di «travestimenti», sostenendo che la politica richieda «equilibrio, umiltà, credibilità e senso delle istituzioni».

È uno di quei momenti in cui la forma finisce per divorare il contenuto. La discussione sulla remigrazione lascia spazio alla discussione sulla foto.

E il dibattito politico assume i contorni di una recensione cinematografica.

«La politica è una cosa seria – spiega -. Questa battaglia la sto portando avanti da tempo in modo concreto».

La vera crepa è dentro la maggioranza

Nel frattempo, le opposizioni fanno il loro mestiere.  Pd, Grosseto Città Aperta e Azione attaccano duramente il significato politico dell’ordine del giorno, sostenendo che il riferimento alla remigrazione emerga chiaramente dal dibattito e dalle posizioni espresse in aula.

Sinistra Italiana e Rifondazione alzano ulteriormente i toni, ma il dato politicamente più interessante resta un altro.

Le opposizioni criticano la maggioranza. Dentro la maggioranza, invece, si discute di leadership, di identità e di chi interpreti meglio un determinato elettorato.

Sono due piani diversi ed è il secondo, probabilmente, a pesare di più nei mesi che porteranno alle prossime scadenze elettorali.

Il paradosso della politica locale

C’è infine un paradosso che rende questa vicenda quasi didattica. Per alcune ore il consiglio comunale di Grosseto ha discusso di uno dei temi più divisivi del dibattito nazionale ed europeo.

Una discussione legittima, politicamente significativa, ma destinata ad avere un effetto pratico molto limitato sul piano normativo.

Eppure proprio quella discussione, che difficilmente produrrà conseguenze a Roma, rischia di produrne parecchie a Grosseto. Perché i cittadini, forse, tra qualche mese ricorderanno meno il testo dell’ordine del giorno e molto di più le dinamiche che ha fatto emergere.

Chi ha rivendicato la primogenitura della battaglia. Chi ha preferito non raccogliere le provocazioni. Chi ha scelto il linguaggio della politica tradizionale. E chi, invece, quello dell’intelligenza artificiale. In fondo è anche questa la politica del 2026.

Ci si divide sui contenuti, ci si sfida sulla comunicazione e, qualche volta, un’immagine che ricorda Matrix o John Wick riesce a far parlare più di un ordine del giorno destinato, con ogni probabilità, a restare confinato negli archivi del consiglio comunale.

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