Omicidio Del Rio, il terzo uomo: «Lo hanno ucciso insieme» | MaremmaOggi Skip to content

Omicidio Del Rio, il terzo uomo: «Lo hanno ucciso insieme»

Nuove rivelazioni in aula durante il processo per l’omicidio del corriere quarantenne. Kaja accusa entrambi i complici, Bozgur si difende: «Penso al figlio di Nicolas, prego per lui e per i miei»
La Corte d'assise al processo per l'omicidio di Nicolas Matias Del Rio
La Corte d’assise al processo per l’omicidio di Nicolas Matias Del Rio

GROSSETO. «Non ci credo che non l’hai ammazzato»: sono le parole che Aldo Eduardo Aguero, padre di Nicolas Matias Del Rio, ha rivolto verso Ozgur Bozgur quando ha reso alcune dichiarazioni spontanee durante il processo del corriere ucciso il 24 maggio 2024.

Nella mattinata del 22 gennaio le parti, il presidente della Corte d’assise Sergio Compagnucci, la giudice Agnieska Karpinska e i giudici popolari hanno ascoltato Emre Kaja, difeso dall’avvocato Romano Lombardi.

A sinistra il padre di Nicolas

Dall’udienza sarebbe emerso che Kaja sia l’unico a non aver partecipato al brutale omicidio di Del Rio, lasciato senza acqua, cibo e la possibilità di andare in bagno per giorni. Ozgur Bozgur, sentito durante la scorsa udienza e difeso dagli avvocati Massimo Arcioni e Claudio Cardoso, ha deciso di rilasciare dichiarazioni spontanee dopo le parole di Kaja.

«L’unico che sa tutto è Dio»: ha detto Kaja dopo le domande incalzanti dei pubblici ministeri Valeria Lazzarini e Giovanni De Marco. Emre non parla italiano e quindi non poteva comunicare con Klodjan Gjoni, figura centrale in tutto il processo e ideatore del piano. Era Klodjan ad avere i contatti per vendere le borse. Lui quindi aveva contattato Bozgur per la rapina, che poi ha coinvolto Emre.

«Nicolas ha visto solo il volto di Gjoni»

La rapina è avvenuta il 22 maggio 2024: i tre hanno fermato il furgone con a bordo Nicolas a Castel del Piano con la scusa di dover consegnare dei colli, scatole vuote acquistate il giorno del rapimento.

«Appena fermato il furgone nel bosco Gjoni ha buttato il telefono del ragazzo e quello che pensava fosse il Gps del furgone. Il piano era quello di condurlo da noi attraverso una chiamata con un numero sconosciuto, poi avremmo dovuto prendere le borse, rivenderle e scappare. Io, una volta presi i soldi, sarei andato in Germania – dice Kaja – Ma qualcosa è cambiato e me ne sono accorto quando Gjoni si è fatto vedere a volto scoperto da Nicolas. Lì ho capito che lo avremmo rapito e portato alla villetta di case Sallustri».

Kaja non parla italiano, quindi non poteva capire cosa si dicessero Bozgur e Gjoni, e sostiene di aver eseguito solo gli ordini impartiti. «Lo hanno ucciso insieme quando io non ero presente: Klodjan lo ha strangolato portandolo in fin di vita e Ozgur ha dato la stretta finale – dice l’imputato – Poi mi ha comunicato il 24 maggio l’omicidio, io ho chiesto due volte il motivo, ma non ho ricevuto risposte e ho smesso di chiedere».

Durante l’interrogatorio, avvenuto a luglio 2024, Kaja ha dichiarato che i due lo avrebbero ucciso perché Nicolas avrebbe visto il volto di Gjoni. Versione che non ha confermato nell’udienza del 22 gennaio. «Avevo iniziato a prendere degli psicofarmaci, mi ricordo cosa ho detto – ha detto Kaja – Ma non so cosa ha riportato l’interprete».

Questa è la terza versione che emerge dal processo, visto che nell’udienza scorsa, dedicata alle deposizioni di Bozgur e Gjoni, gli altri due imputati si sono accusati a vicenda. Entrambi sostengono di avere le mani pulite dal sangue di Nicolas.  

L’unico punto su cui sono d’accordo è che Kaja non fosse presente durante l’omicidio. E, per l’imputato accusato anche lui di concorso in omicidio, questo non è un dettaglio da poco. 

Il piano originale

Il piano originale era quello di attirare Nicolas da qualche parte con una chiamata da un numero sconosciuto e prendere le borse.

Avrebbero dovuto lasciare il corriere quarantenne lì nel furgone e poi scappare. Un progetto che non è stato rispettato e neppure approfonditamente discusso fra i tre.

«Non abbiamo parlato molto del piano. Bozgur mi ha detto che Gjoni aveva i contatti per rivendere le borse e qualche amico che poteva aiutarlo da Firenze. Tutto è cambiato in corso d’opera, io mi sono spaventato e ho vagato nei boschi per un’ora dopo aver abbandonato il furgone della New Futura – dice Kaja – Ho capito che avremmo portato il ragazzo alla villa quando Gjoni si è mostrato a volto scoperto, ma dopo due o tre giorni avremmo dovuto liberarlo».

Da lì tutto è cambiato: il piano originale ormai era saltato e i tre erano allo sbando. Gjoni si aspettava più borse, Bozgur e Kaja aspettavano i soldi e Nicolas era rinchiuso in una soffitta senza cibo, senza acqua, senza la possibilità di andare in bagno. Poi, per qualche motivo ancora sconosciuto, secondo Kaja, Ozgur e Klodjan lo hanno ucciso, soffocandolo con un cavo.

«Gjoni era l’unico con la patente e avrebbe dovuto portare cibo e acqua a Nicolas, io mi ero offerto di restare in quella casa con lui, ma così non è stato. Non ho sentito le urla o i lamenti del ragazzo mentre io e Gjoni sistemavamo le borse il 22 maggio – dice Kaja – Mi ha riferito Bozgur che ha provato a tranquillizzarlo, dicendogli che lo avrebbero liberato. Il 29 maggio mi sono venuti a prendere a casa per occultare il cadavere, perché il padre di Gjoni aveva visto le borse».

L’occultamento del cadavere

Il corpo di Nicolas era in un pozzo della proprietà, sotto un tavolo di plastica e dei detriti: era un ciocco di legno a spingere giù il cadavere e a tenerlo nascosto. Il quarantenne aveva il volto coperto da strati e strati di scotch, plastica e juta. I tre sono arrivati alla villetta scavalcando la recinzione per non lasciare l’auto davanti al cancello, quel giorno.

«Mi sono venuti a prendere e mi hanno detto di andare con loro e di lasciare a casa il telefono. Io non sapevo di cosa si trattasse. In auto mi hanno detto che avrei dovuto aiutarli perché non potevo fare altrimenti. Ho avuto paura e ho partecipato – dice Kaja – Non ho visto il volto di Nicolas, l’illuminazione non me lo permetteva, ho guardato solo i suoi polsi e le caviglie legate. Io e Gjoni abbiamo portato giù il cadavere e sempre Klodjan ha chiuso il pozzo».

Nella scorsa udienza Ozgur ha sostenuto che le accuse di Kaja nascessero dalla rabbia di averlo invischiato in questa storia. «Non sono arrabbiato con nessuno, ho partecipato a una rapina e poi c’è stato l’omicidio – ha risposto in aula – Non hanno detto tutta la verità, basti pensare che non hanno detto che mi hanno costretto ad occultare il cadavere. L’unico che sa tutto è Dio».

Bozgur: «Penso al figlio di Nicolas»

In questa vicenda si parla anche di chi ha perso il padre, di un bambino di nome Gabriel. Un nome sporcato da chi è accusato dell’omicidio di Nicolas Matias Del Rio.

Nicolas Matias Del Rio

«Non ho mai pensato di fare del male a Nicolas, Gjoni ha cambiato il piano e pensava che ci fossero più borse da vendere e ha provato a spaventarci con l’omicidio. Non so cosa gli sia passato per la testa quando lo ha ucciso – ha detto Bozgur – penso a Gabriel e ai miei figli e prego per loro. La notte non dormo da quando è morto Nicolas».

Parole che hanno colpito il padre di Nicolas, Eduardo, che ha risposto con voce incrinata dalle lacrime ma ferma: «Non ci credo che tu non l’abbia ucciso». Parole alle quali Bozgur ha risposto: «Ho la coscienza pulita, non so cosa sia passato per la testa di Gjoni».

La vittima in questa vicenda non è solo Nicolas, ma anche tutti coloro che sono rimasti: Gabriel, condannato a crescere senza padre, la moglie, Eduardo e tutti coloro che conoscevano Nicolas, la cui vita è stata spezzata per una manciata di denaro.

La nuova difesa di Gjoni

Gjoni è rappresentato dall’avvocata Maria Giovanna Nannetti, che nella fase finale del processo è subentrata ai legali Riccardo Lottini e Alessio Bianchini, che hanno rinunciato al mandato.

«Continuerò nel solco della difesa portata avanti dai miei colleghi – dice l’avvocata – Entriamo nella fase della discussione e spero che il mio assistito rimanga in una linea di cooperazione con questa difesa».

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