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Corriere scomparso, sei ore per rapinarlo e distruggere il furgone

Le telecamere di videosorveglianza hanno ripreso l’auto sulla quale viaggiavano i due uomini fermati: hanno aspettato Del Rio in piazza, poi sono ripassati in serata con due furgoni
I carabinieri sul luogo della scomparsa, le scatole delle borse, il furgone e Nicolas Matias Del Rio
I carabinieri sul luogo della scomparsa, le scatole delle borse, il furgone e Nicolas Matias Del Rio

CASTEL DEL PIANO. Sei ore, o poco di più. Il tempo servito a Klodjan Gjoni, albanese di 33 anni e Ozgurt Bozkurt, 40enne di origini turche per rapinare Nicolas Del Rio, il 40enne scomparso il 22 maggio scorso dopo averlo fermato con il furgone carico di borse per un valore di 500.000 euro. 

Sei ore è il tempo che tre uomini (uno è ancora ricercato) avrebbero impiegato per tendere la trappola al corriere, portarlo fino al Parco faunistico, caricare le borse su un altro furgone e appiccare le fiamme al mezzo della New Futura. È questa la ricostruzione – l’unica logicamente possibile ad oggi – fatta dalla procura, sulla base dei risultati delle indagini dei carabinieri del nucleo investigativo. Ricostruzione riportata nella richiesta di fermo dei due uomini, firmata dal sostituto procuratore Giovanni De Marco e riproposta anche nell’ordinanza di custodia cautelare firmata dalla giudice Cecilia Balsamo. 

I due uomini, difesi dagli avvocati Alessio Bianchini e Diego Innocenti, attualmente in carcere, sono accusati di rapina e danneggiamento. Rapina, che sarebbe avvenuta dopo la colluttazione con Del Rio, del quale non si hanno più notizie dal 22 maggio. 

Fermato in piazza con la scusa del passaggio

I carabinieri del nucleo investigativo hanno controllato e acquisito tutte le telecamere di videosorveglianza presenti sul percorso fatto da Nicolas quel pomeriggio. A dare l’allarme della sua scomparsa era stata la moglie, Carolina. 

Nicolas infatti, intorno alle 17 aveva già caricato le borse sul furgone, dove c’erano anche quelle precedentemente ritirate dal suo collega. Borse per un valore di 500.000 euro. Da Castel del Piano quindi, era ripartito per tornare verso Piancastagnaio. Di solito, il corriere faceva rientro a casa intorno alle 17.  Ma quel pomeriggio, alle 18, ancora non aveva fatto rientro: per questo la moglie aveva chiamato il titolare dell’azienda e poi il suocero. 

Sono le 16.50 quando Nicolas chiama Sergio De Cicco, titolare della New Futura. Gli passa al telefono un uomo che si presenta come “Goni” e gli chiede se può caricare sul furgone alcune scatole di borse da portare a Piancastagnaio perché il suo mezzo aveva avuto un guasto. De Cicco acconsente, ma fa comunque una verifica. Chiama il titolare dell’azienda dove lavora Goni (quello vero) e scopre che l’uomo si trova da tutt’altra parte. Prova quindi a richiamare Del Rio, ma il suo telefono è già irraggiungibile. 

Una trappola, quella che sarebbe stata quindi tesa da Klodjan Gjoni. Secondo la procura, sarebbe stato lui a parlare al telefono con De Cicco, spacciandosi per un’altra persona. Una trappola tesa in piazza ad Arcidosso, dove il 33enne albanese era arrivato a bordo di una Fiat Panda gialla. Con lui c’erano anche Ozgurt Bozkurt e un terzo uomo non ancora identificato. 

Le scatole vuote e il furgone in fiamme a 7 chilometri di distanza

Il furgone della New Futura è stato ritrovato bruciato a circa 7 chilometri di distanza, nel parcheggio del Parco faunistico del Monte Labro. Le scatole vuote che contenevano le borse, erano poco distanti, in un casolare abbandonato. 

Lasciate lì probabilmente in fretta e furia dai tre rapinatori, che avrebbero caricato le preziose borse su due furgoni, ripresi poi dalle immagini delle telecamere intorno alle 22.30 della sera stessa. Un’ora dopo i furgoni, davanti alle stesse telecamere passa anche la Panda gialla. 

Di Del Rio, da allora, non è stata trovata più alcuna traccia. E anche nell’ordinanza, in nessuna pagina si fa riferimento all’uomo, se non come vittima della rapina. L’uomo, come ha confermato la moglie ai carabinieri, non aveva avuto dissidi con nessuno e quel giorno aveva con sé pochi soldi. Non risultano nemmeno prelievi fatti dal conto del corriere. 

Gjoni invece, il 22 maggio non era andato al lavoro. Era stato in azienda la mattina precedente, quella del 21. Aveva staccato all’ora di pranzo e per tutto il giorno e per quello successivo non aveva mai risposto al telefono. Dicendo poi che aveva lasciato il cellulare al bar. 

Gli scoppi dell’incendio

La colluttazione quindi, potrebbe essere avvenuta nel parcheggio del Parco faunistico. Dove sono state appiccate le fiamme al furgone. Gli scoppi degli pneumatici, sono stati sentiti anche da alcuni turisti alloggiati in un campeggio poco distante. 

Le borse, caricate su altri mezzi, sono poi scomparse. Probabilmente nascoste, senza che ci sia stata la possibilità per Gjoni, Bozkurt e il loro complice di ricettarle, a causa dell’eco mediatico sollevato dalla scomparsa di Del Rio. 

I carabinieri sono arrivati ai due uomini grazie anche alle intercettazioni delle conversazioni tra i due. Conversazioni sul destino delle borse, ma anche sulle conseguenze che quella rapina avrebbe portato. 

I carabinieri hanno trovato, sepolto nel giardino di casa dell’albanese, un fucile. Un’arma che però sarebbe stata lì da parecchio tempo e che non sarebbe stata utilizzata. Delle borse, invece, ad oggi, non c’è alcuna traccia. Così come di Del Rio: lo hanno cercato i carabinieri, i vigili del fuoco, i cani molecolari, i suoi familiari e i suoi amici. Ma ancora oggi, del corriere scomparso, non c’è traccia. 

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Autore

  • Francesca Gori

    Redattrice di MaremmaOggi. Da bambina avevo un sogno, quello di soddisfare la mia curiosità. E l'ho realizzato facendo questo lavoro, quello della cronista, sulle pagine di MaremmaOggi Maremma Oggi il giornale on line della Maremma Toscana - #UniciComeLaMaremma

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