GROSSETO. C’era un pezzo di Maremma nella storia di quel fantino che, nell’agosto del 1970, riuscì a conquistare Piazza del Campo, portando alla vittoria la contrada della Selva. Si chiamava Antonio Giorgi, ma nel mondo del Palio tutti lo conoscevano come Baino. Se n’è andato a 91 anni, all’Isola d’Elba, dove viveva ormai da molto tempo.
Con lui scompare uno degli ultimi protagonisti di una stagione del Palio fatta di coraggio, cadute, rivalità e cavalli montati quando correre significava soprattutto affidarsi all’istinto e all’esperienza.
Nato a Cinigiano il 31 marzo 1935, Giorgi aveva portato i colori della Maremma sul tufo di Siena, partecipando a undici pali e riuscendo a conquistare una vittoria. Un successo che sarebbe rimasto per sempre il momento più importante della sua carriera.
Ma chi lo ha conosciuto racconta soprattutto l’uomo che c’era dietro al fantino: una persona schietta, generosa, profondamente legata alla campagna e agli animali, capace di raccontare per ore le proprie avventure.
Da Cinigiano alla gloria di Piazza del Campo

La sua storia con il Palio comincia molto prima dell’esordio ufficiale. Ancora ragazzo, Antonio viene accompagnato a Siena da uno zio che intuisce le sue possibilità. Ha il fisico giusto per diventare fantino, una predisposizione naturale per la monta e quella determinazione che, negli anni successivi, gli permetterà di affrontare le difficoltà della Piazza.
Il debutto arriva il 2 luglio 1967 con il Bruco, montando Gabria. È l’inizio di una carriera breve ma intensa, nella quale Baino conosce tanto l’amarezza delle sconfitte quanto la durezza delle cadute.
Corre ancora per il Bruco, poi per la Selva, la Lupa e la Tartuca. Le prime esperienze non gli regalano grandi soddisfazioni. Più volte finisce a terra, ma non si arrende.
La svolta arriva il 16 agosto 1970.
Quel giorno Baino monta Ira, la cavalla della Selva, e riesce finalmente a tagliare per primo il traguardo. È il suo momento di gloria, quello che consegna il nome di Antonio Giorgi alla storia del Palio di Siena.
L’ultima partecipazione risale al 16 agosto 1972, quando torna a indossare il giubbetto del Bruco, montando Gavottina II. Undici corse in cinque anni. Una vittoria. E un nome che, a distanza di oltre mezzo secolo, continua a essere ricordato dagli appassionati.
L’amicizia con Fabio Santi: «Era un uomo di altri tempi»
A ricordare Baino con particolare affetto è Fabio Santi, organizzatore della storica Fiera di Travale, che con l’ex fantino aveva costruito un’amicizia sincera, nata proprio dalle comuni radici maremmane.
«Ci siamo conosciuti parlando della nostra terra – racconta Santi –. A un certo punto venne fuori che eravamo tutti e due maremmani. Lui era nato a Cinigiano e da lì cominciammo a parlare, a raccontarci le nostre storie. Era una persona veramente cara».
Per Santi, Antonio Giorgi non era soltanto un ex fantino famoso. Era un amico da andare a trovare, con cui condividere una cena, una conversazione, un ricordo.
«Era un personaggio, veramente. Ma soprattutto un brav’uomo, un uomo d’altri tempi. Una persona davvero speciale».
Negli ultimi anni continuavano a frequentarsi. Santi ricorda anche una delle ultime cene trascorse insieme all’Elba, nella casa di Baino.
«Ci siamo andati a cena con le nostre famiglie. Lui ci raccontava le sue storie, soprattutto quella del terribile incidente che aveva avuto. A me l’aveva raccontata spesso, ma ogni volta era come risentirla per la prima volta. Bisogna pensare a come erano quegli anni – osserva Santi –. Oggi a Siena ci sono tante cose diverse, il Palio è cambiato. Allora erano tempi duri, tempi veri».
Per questo, secondo l’amico, la storia di Baino merita di essere ricordata anche al di là della vittoria del 1970, perché racconta un’epoca, un modo di vivere e di affrontare le difficoltà che appartiene sempre meno al presente.
Il terribile incidente e la nuova vita all’Elba
Nella vita di Baino c’è stato anche un episodio drammatico, un grave incidente a cavallo che ha segnato profondamente la sua esistenza.
Fabio Santi ricorda i racconti dell’amico, le conseguenze fisiche e i giorni difficili trascorsi a Siena dopo l’accaduto.
«Era rimasto tre o quattro giorni a Siena, in condizioni gravissime, tutto rotto. All’epoca comunicare non era semplice, non c’erano i cellulari come oggi. Sua moglie, che si trovava all’Elba, non riusciva ad avere notizie e alla fine partì per cercarlo».
È uno dei ricordi che Baino amava condividere, anche a distanza di tanti anni. Conclusa la carriera di fantino, Giorgi aveva scelto di trasferirsi all’Isola d’Elba, terra d’origine della moglie.
Lì aveva intrapreso un mestiere completamente diverso, lavorando come muratore, senza però perdere il legame con il mondo dei cavalli.
«Ha sempre avuto un cavallo a casa – racconta Santi –. Io gli portavo il fieno. Il cavallo lo ha tenuto fino a sei o sette anni fa. Quella passione non l’ha mai abbandonato».
Anche all’Elba, soprattutto negli anni Ottanta e Novanta, aveva continuato a frequentare l’ambiente delle corse e delle manifestazioni equestri.
Il Palio era diventato un ricordo, ma i cavalli erano rimasti una presenza quotidiana.
«Sapeva tutto della campagna, anche come coltivare un pomodoro»
C’è però un altro aspetto di Antonio Giorgi che Fabio Santi tiene particolarmente a raccontare.
«Era un grande appassionato della campagna. Potevi chiedergli qualsiasi cosa, da una pianta a un pomodoro. Ti spiegava tutto, sapeva tutto. Era davvero una persona straordinaria».
Un uomo abituato alla vita semplice, al lavoro, agli animali e alla terra. Uno di quelli che avevano imparato molto più dall’esperienza che dai libri.
Il dolore degli amici e della famiglia
Antonio Giorgi lascia la moglie e la figlia. Quest’ultima, secondo quanto racconta Fabio Santi, lavora all’azienda agricola La Chiusa, nella zona di Schiopparello, all’Isola d’Elba.
Nella memoria di chi gli ha voluto bene resteranno le serate trascorse insieme, i racconti ripetuti con il sorriso, la passione inesauribile per i cavalli e quel carattere schietto che lo aveva accompagnato per tutta la vita.
«Se n’è andato un pezzo di storia – conclude Fabio Santi –. Era veramente una persona speciale. Speciale davvero».
La Maremma perde così uno dei suoi uomini che erano riusciti a lasciare il segno nella storia del Palio. Siena saluta un fantino vittorioso, Cinigiano uno dei suoi figli più conosciuti.
E chi lo chiamava semplicemente Baino continuerà a ricordarlo non soltanto per quella corsa del 16 agosto 1970, ma per tutto quello che era stato lontano da Piazza del Campo.



