Morì dopo la lite con il vicino: il pm chiede la condanna a 15 anni | MaremmaOggi Skip to content

Morì dopo la lite con il vicino: il pm chiede la condanna a 15 anni

L’ex militare del Savoia è accusato di omicidio preterintenzionale e violenza privata. Chiesto un risarcimento di un milione di euro, la difesa: «È stato aggredito, lui si è soltanto difeso allontanando Tamantini con una spinta»
A sinistra, Alessandro Boccagna con il suo difensore Lorenzo Borghi @maremmaoggi

GROSSETO. È rimasto cosciente solo per pochi minuti, poi, per 34 giorni è stato in coma. La mattina del del 23 luglio 2020, in via della Dogana, Ivo Tamantini, 77 anni, si era presentato presto per andare a raccogliere le susine dal suo albero. Per farlo, sarebbe dovuto passare dal giardino di Alessandro Boccagna, 55 anni. Poteva farlo, dal momento che lo aveva stabilito una sentenza del tribunale di Grosseto. 

Erano le 7.36 quando Boccagna, appena rientrato da correre, si è trovato di fronte l’anziano che stava cercando di passare. Ha cercato di allontanarlo, lo ha colpito e lui è caduto. Ha sbattuto la testa per terra: entrato in coma, è morto più di un mese dopo. Per colpirlo, Boccagna ha utilizzato una zappa, che poi si è spezzata e che gli ha provocato le lesioni alle costole e a una vertebra. Violenza privata aggravata dall’uso dell’arma e l’omicidio preterintenzionale aggravato dall’età e dalla connessione teleologica, i reati contestati all’ex militare del Savoia. 

È questa la ricostruzione di quanto successo alla fine di luglio 2020 fatta dal pm Salvatore Ferraro in aula, di fronte alla corte d’assise – presidente Laura Di Girolamo, giudice Marco Bilisari – e di fronte agli avvocati Carlo Valle, parte civile per le due figlie e la moglie di Tamantini, e Lorenzo Borghi, difensore dell’imputato. Ricostruzione alla fine della quale, il magistrato ha chiesto una condanna a 15 anni di carcere per l’ex militare. Ricostruzione contestata dalla difesa, che ha chiesto l’assoluzione per entrami i capi di imputazione. 

 

Il testimone: «Ho visto mentre lo colpiva»

«Le prove che abbiamo acquisito in un anno di processo – ha detto il pm in aula – hanno fatto emergere un quadro probatorio solido e univoco che non lascia spazio ad alcun dubbio. Questo ci permette una valutazione certa e sicura della responsabilità dell’imputato». 

Tre le fonti di prova esaminate da Ferraro: quello che ha raccontato l’unico testimone che era presente la mattina della tragedia in via della Dogana, le immagini della videosorveglianza dell’abitazione di Boccagna e la consulenza tecnica del professor Mario Gabbrielli, ordinario di medicina legale all’Università di Siena, che ha visitato Tamantini quando era ancora in vita, Boccagna, e che poi ha anche fatto l’autopsia sulla salma dell’anziano.  
«È stato il testimone che abbiamo sentito a raccontarci che quella mattina, mentre portava fuori il cane – spiega il pm – ha visto Tamantini avviarsi verso il suo terreno prima di sentire gridare. Dalla strada ha visto uscire l’anziano e ha visto anche Boccagna che aveva in mano qualcosa e che con quell’oggetto ha colpito più volte la vittima».

Un racconto che l’accusa ritiene subito attendibile. «Anche perché – aggiunge il pubblico ministero – subito dopo il testimone ha raccontato quello che ha visto a una donna che passava da lì e che si era fermata per chiedere cosa fosse successo». 

Ci sono poi le telecamere di videosorveglianza dell’abitazione dell’ex militare: la polizia, il giorno della tragedia, aveva sequestrato la scheda. Dalle immagini si vede che Boccagna torna da correre, entra in giardino e vede arrivare Tamantini che apre il cancello ed entra. Si sentono le voci della lite. «Da qui non passi», gli dice più volte l’ex militare e lo allontana, facendolo uscire dal cancello.

«Il telo verde che copre il cancello – spiega il pm – non permette di vedere quello che succede al di là. Ma si vede la zappa che si muove in aria e i due colpi sferrati dall’alto verso il basso con forza. Poi la ripresa si interrompe per 8 minuti». Infine, c’è l’autopsia che conferma che il 77enne è morto per le gravi lesioni encefaliche riportate nella caduta. «È morto – dice il pm – in conseguenza delle lesioni che Boccagna gli ha provocato colpendolo con la zappa».
 

«L’ex militare ha mentito»

Non ci sarebbe spazio nemmeno per l’applicazione delle attenuanti, nel caso di Boccagna. Lo sostiene ancora il pm, che sottolinea le diverse incongruenze nel racconto dell’imputato. «Boccagna ha mentito più volte – spiega – Non è nemmeno stato in grado di spiegare come e quando è stato colpito al volto. Ha detto che non si ricorda di quel colpo e questo perché, semplicemente, il colpo volontario non è quello sferrato da Tamantini. È plausibile che si sia stato un tira e molla con la zappa tra i due e che stato colpito al naso in quell’occasione. Ma non così forte come voleva far pensare. Gli occhiali di Boccagna non si sono rotti. E mente anche quando dice di essere colpito alla schiena. Di quelle lesioni nel parla solo la settimana dopo con il suo avvocato, ai medici del pronto soccorso non ne fa cenno». 

Da sinistra l’avvocato Lorenzo Borghi, Carlo Valle e a destra il pm Salvatore Ferraro

 È sincero invece, sottolinea il magistrato, quando dice che non si è avvicinato a Tamantini, una volta caduto per terra. «Lo vede cadere e non si avvicina, non chiede come sta. Chiama i soccorsi senza sincerarsi delle sue condizioni. Lo sa di avergli fatto male: gli ha rotto tre costole e una vertebra dopo averlo colpito. Ed è sincero anche quando ha spiegato di essere stato sotto choc. sapeva che le conseguenze, per lui, sarebbero state gravi».

Tamantini: una persona corretta che voleva il rispetto delle regole

Ivo Tamantini non era un attaccabrighe. Non era nemmeno una persona aggressiva o violenta. «Semplicemente – ha detto Ferraro in aula – era una persona che pretendeva il rispetto sei propri diritti». 

Per questo la mattina del 23 luglio 2020 non ha voluto abbassare la testa di fronte a Boccagna, che gli aveva chiesto di non passare da lì per andare nel terreno della moglie. «C’era una sentenza del tribunale che gli dava ragione – ha detto il pm – e lui ne chiedeva il rispetto. Non è mai stato un attaccabrighe, non ha mai usato la forza. Ce lo hanno descritto come una persona tranquilla, anche quando partecipava alle riunioni di condominio, dove infiammarsi era facile».

Boccagna quel giorno lo ha colpito «non per ucciderlo – ha sottolineato il pm – Però Tamantini è morto. Non è stata legittima difesa, quella di Boccagna, per questo deve essere condannato». 

Chiesto un milione di euro di risarcimento

«Già è terribile perdere un proprio congiunto per una malattia o per un incidente, figuriamoci se viene ucciso»: esordisce così Carlo Valle, avvocato di parte civile, che si è costituito per le due figlie di Ivo Tamantini e per la moglie del 77enne. 

L’avvocato, che ha brevemente ripercorso le tappe del processo, ha chiesto un milione di euro di risarcimento. Cifra, questa, per la quale già il giudice per le indagini preliminari aveva concesso il sequestro conservativo chiesto appunto dalla parte civile. 

«La difesa del Boccagna è cambiata dall’udienza preliminare a oggi – dice Valle – nella loro lista testi c’erano anche la moglie e il figlio dell’uomo che però, poi, si sono avvalsi». Il processo, cominciato un anno fa, avrebbe messo in luce, secondo l’avvocato Valle, diverse incongruenze: gli occhiali rimasti al loro posto dopo che l’ex militare era stato colpito al anso, il fatto che nonostante avesse il cellulare in mano, non lo abbia utilizzato per chiamare i soccorsi. E ancora: l’intercettazione nella quale la moglie dell’imputato dice di aver cancellato qualcosa. Forse, qualcosa dalle riprese della videosorveglianza.

Circostanza questa, che è stata smentita dai consulenti. «Ma chi sa utilizzare la tecnologia – dice Valle – può riuscire a farlo». 

Il difensore dell’ex militare: «Vi lancio una provocazione, la colpa è del tribunale»

È cominciata con una provocazione l’arringa dell’avvocato Lorenzo Brogi, difensore di Boccagna. «La colpa di tutto questo – ha detto – è del tribunale di Grosseto. Non di questo, ovviamente, ma del tribunale civile che per decenni si è occupato della vicenda senza però trascrivere da nessuna parte la servitù di passaggio della quale Tamantini usufruiva».

Boccagna ha acquistato quella casa qualche anno fa, dopo che la moglie di Tamantini aveva già fatto due cause civili per il passaggio al suo terreno. «Il mio assistito, aveva sempre vissuto negli alloggi militari – ha spiegato Brogi – fino a quando ha deciso di andare a vivere in quella casa, acquistata dal tribunale. Quattro anni fa era stato trovato un accordo con Tamantini: era stato installato il cancello e l’anziano aveva il lucchetto». 

Ma la situazione, giorno dopo giorno, era diventata esasperante. «Tamantini sosteneva che nel suo terreno venivano gettati gli escrementi dei gatti dei Boccagna, che sono 11 – dice ancora l’avvocato – Il mio assistito non ha mai reagito. È un sottufficiale, è stato in missione all’estero tante volte per il Savoia cavalleria. È una persona calma, tranquilla, responsabile. Di più: quando è successo il fatto, l’Esercito non lo ha sospeso, come sempre accade, anzi: lo ha mandato di nuovo in missione, confermando la piena fiducia in lui». 

La ricostruzione fatta dall’avvocato di Boccagna è distante da quella del pm: nella sua versione, infatti, l’uomo si sarebbe difeso perché aggredito con la zappa da Tamantini. «Per questo – dice ancora il difensore – chiedo l’assoluzione per entrambi i capi di imputazione: Boccagna ha soltanto spinto Tamantini dopo che quest’ultimo aveva ingaggiato una lotta con lui, dopo che gli era andato addosso, cingendolo e prendendolo a calci». 

La sentenza sarà pronuncia a marzo. 

LEGGI ANCHE: 

 

 

 

Riproduzione riservata ©

Condividi su

Articoli correlati