Da Stranger Things a Grosseto: la nuova vita di Erin Fuller | MaremmaOggi Skip to content

Dai set di Stranger Things alla Maremma: Erin lascia l’America e ricomincia da Grosseto

Per oltre quindici anni ha lavorato nel cinema americano, anche sui set di Stranger Things. Poi Erin Fuller ha lasciato gli Stati Uniti con la famiglia per ricominciare in Maremma. E racconta cosa l’ha conquistata di Grosseto, ma anche le difficoltà incontrate
Da sinistra: Steve Dirkes, Erin Fuller e Drew Fuller
Da sinistra: Steve Dirkes, Erin Fuller e Drew Fuller

GROSSETO. Dai set di Hollywood alle campagne della Maremma. In mezzo ci sono film, serie televisive famose in tutto il mondo, come Stranger Things, e una carriera durata oltre quindici anni. Poi la decisione di cambiare tutto, lasciare gli Stati Uniti e ricominciare da capo. Erin Fuller ha scelto Grosseto per costruire una nuova vita, insieme al marito Drew, al loro figlio e Steve Dirkes e sua moglie, una coppia di amici.

Una scelta che non è arrivata per caso. Da una parte c’era la voglia di offrire nuove opportunità ai figli, dall’altra un mondo del lavoro che stava cambiando e che non offriva più le stesse certezze di prima.

Erin arriva da Atlanta, in Georgia, uno dei centri più importanti dell’industria cinematografica americana. Per oltre quindici anni ha lavorato come location scout, ovvero la professionista che legge le sceneggiature, si confronta con registi e scenografi e cerca i luoghi dove girare film e serie televisive. Nel suo curriculum ci sono produzioni come Stranger Things, Flight, Selma – La strada per la libertà, La quinta onda e American Pie: Ancora insieme. Per anni la donna e il marito hanno lavorato dietro le quinte di alcune delle produzioni più conosciute del cinema e della televisione americana.

Dagli Stati Uniti alla Maremma: la scelta di ricominciare

Il settore cinematografico è cambiato profondamente. Erin e Drew si sono trovati davanti alla necessità di ripensare il proprio futuro. E hanno deciso di farlo lontano dagli Stati Uniti.

«Il mondo del cinema è cambiato molto, prima con il Covid-19 e poi con l’intelligenza artificiale ha continuato a cambiare – racconta Erin – Sapevamo che avremmo dovuto costruirci una nuova carriera negli USA, ma abbiamo deciso di cambiare vita e di trasferirci in Maremma».

Non cercavano soltanto un nuovo lavoro, ma anche un posto dove crescere i loro figli, dando loro la possibilità di imparare una lingua diversa e conoscere un’altra cultura. E la prima cosa che hanno cercato non è stata una casa, ma una scuola.

«Cercavamo una scuola bilingue, un posto dove i nostri figli potessero inserirsi e continuare il loro percorso scolastico. Volevamo dare loro una buona base per il futuro – dice Erin – Poi volevamo un posto con un clima mite e che fosse vicino sia al mare che alla montagna. Grosseto mi ricorda molto la Georgia per come è fatto il territorio».

Anche la presenza del baseball, sport praticato da uno dei figli, ha contribuito a rendere Grosseto una città adatta alla famiglia.

«Grosseto è una vera comunità»

Una volta arrivati, Erin e la sua famiglia hanno scoperto una quotidianità molto diversa da quella che conoscevano negli Stati Uniti. A conquistarli sono stati il verde, il clima, la natura e soprattutto il rapporto tra le persone.

A fare breccia nel cuore di Erin è stato anche il fatto di poter conoscere i propri vicini, incontrare qualcuno per strada e fermarsi a prendere un caffè. Piccole cose che, per lei, fanno una grande differenza.

«Amiamo il verde, il clima e il fatto che qui la natura sia così presente. Grosseto è una città dove si vede la natura, non l’industria. Possiamo andare al mare o in montagna e per noi questo è un equilibrio meraviglioso – dice Erin – Grosseto è abbastanza grande da avere tutto quello di cui abbiamo bisogno, ma anche abbastanza piccola da permetterci di incontrare qualcuno che conosciamo e fermarci a prendere un caffè. È una vera comunità».

C’è poi la questione della sicurezza, un altro degli aspetti che la famiglia apprezza della nuova vita.

«Negli Stati Uniti il costo della vita è diventato molto alto e a Grosseto abbiamo trovato una quotidianità in cui ci sentiamo più tranquilli – dice Erin – Ci piace molto vivere qua. Anche Steve e sua moglie, che si sono trasferiti a Grosseto con noi, sono molto felici della loro vita in Italia».

Steve in Maremma vive la sua vita da appassionato di storia e archeologia. Infatti, in zona, scopre sempre nuovi posti.

Le difficoltà con la lingua e il nuovo lavoro

Cambiare Paese, però, non significa soltanto scoprire cose belle. Significa anche fare i conti con abitudini diverse e difficoltà che, prima di partire, magari non si erano immaginate. Per Erin, uno degli ostacoli più grandi è stato il sistema scolastico italiano, soprattutto per quanto riguarda l’inserimento dei figli.

«Negli Stati Uniti i ragazzi hanno più tempo per giocare, mangiare insieme e socializzare. Tutto questo contribuisce a creare un senso di comunità. Qui, invece, trascorrono sei ore nella stessa classe e hanno meno occasioni per uscire e stare insieme – dice Erin – La cosa più difficile per mio figlio è la barriera linguistica e mi aspettavo qualche aiuto in più dalla scuola».

Erin, Drew e Steve hanno scelto una vita diversa e con il tempo hanno iniziato a conoscere la Maremma e chi la vive. Oggi Erin lavora nel Grossetano come agente immobiliare.

«Posso trascorrere le mie giornate spostandomi per la Maremma. Per me è un piacere e un onore poter fare questo lavoro – dice la donna – Il mio nuovo lavoro è molto simile a quello che facevo nel cinema. Prima leggevo una sceneggiatura, ascoltavo le esigenze dei registi e cercavo la location giusta. Adesso ascolto i clienti, cerco di capire cosa desiderano e trovo il luogo che risponde alle loro esigenze».

Il cibo e l’orgoglio dei maremmani

Tra le cose che hanno colpito Erin c’è anche il rapporto che i maremmani hanno con il cibo. Non soltanto per quello che arriva in tavola, ma per l’attenzione ai prodotti e per l’orgoglio con cui vengono raccontati. Negli Stati Uniti molti alimenti vengono trattati per conservarsi più a lungo. In Italia, invece, ha trovato abitudini diverse, legate soprattutto alla freschezza dei prodotti.

Ma quello che le piace di più è il legame dei maremmani con la propria cucina e con le tradizioni. «Negli Stati Uniti puoi comprare dei frutti di bosco e trovarli ancora apparentemente freschi dopo dieci giorni. Qui il cibo è meno lavorato e siamo abituati a consumare quello che compriamo più velocemente – dice la donna – È tutto molto buono e le persone sono orgogliose di quello che portano in tavola. Ti raccontano che quel prodotto lo hanno fatto loro, che lo hanno preparato e cucinato. È una cosa bellissima».

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