Ippodromo dei Pini, gara deserta e costi da chiarire | MaremmaOggi Skip to content

Ippodromo dei Pini, nessuno vuole gestirlo: tutti i costi e i nodi da chiarire

La gara quinquennale è andata deserta e il Comune continua a pagare la guardiania. Quanto servirà per riaprire l’impianto e rendere sostenibile una nuova concessione?
Una visione parziale dell'Ippodromo dei Pini
Una visione parziale dell’Ippodromo dei Pini

FOLLONICA. Perché nessun operatore ha presentato un’offerta per gestire l’Ippodromo dei Pini? E, soprattutto, quanto denaro sarà necessario per riportare in attività una struttura ferma dal primo gennaio 2026? Sono le domande contenute in una segnalazione arrivata alla redazione di MaremmaOggi dopo che la gara pubblicata dal Comune di Follonica per affidare l’impianto per cinque anni è andata deserta.

La lettera propone una propria lettura della mancata partecipazione alla procedura, collegandola agli investimenti e ai costi che il futuro concessionario avrebbe dovuto sostenere. Molti dati sono già contenuti negli atti della gara e nei provvedimenti adottati dal Comune. Dati che permettono di comprendere la dimensione economica dell’affidamento e che rendono legittimo chiedersi quale modello possa garantire la riapertura e la sostenibilità futura dell’ippodromo.

Una concessione da oltre 4,1 milioni

Il bando pubblicato ad agosto dal Comune di Follonica prevedeva una concessione della durata di cinque anni, con un valore complessivo stimato superiore a 4,1 milioni di euro e un canone minimo di 60mila euro all’anno.

Il concessionario avrebbe dovuto occuparsi della gestione complessiva dell’Ippodromo dei Pini, sostenendo le spese per la custodia, la guardiania, la pulizia, la sorveglianza, le utenze e la manutenzione ordinaria degli edifici, delle piste e degli impianti tecnologici. Tra gli obblighi previsti figurava anche il riassorbimento del personale già impegnato nella struttura.

La procedura si sarebbe dovuta concludere attraverso il criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa, valutando non soltanto il prezzo, ma anche la qualità del progetto proposto per rilanciare l’impianto. Alla scadenza, però, non è arrivata alcuna offerta.

Il nodo delle condizioni dell’impianto

Sulla decisione degli operatori di non partecipare potrebbero avere inciso anche le condizioni materiali dell’ippodromo e l’entità degli investimenti necessari per far ripartire le corse. Ci sono criticità agli impianti elettrici e idraulici, c’è la necessità di ripristinare alcuni dispositivi di sicurezza e non è certa la presenza delle attrezzature indispensabili per l’organizzazione delle gare ippiche. In particolare le dotazioni per le trasmissioni televisive, i mezzi utilizzati sulle piste, le autostart e i sistemi informatici. 

È proprio questo uno dei chiarimenti che potrebbero aiutare a comprendere le ragioni dell’esito della gara: quale investimento iniziale avrebbe dovuto sostenere il nuovo concessionario, oltre al canone e alle normali spese di gestione?

La precedente concessione e il contenzioso

Un altro tema sollevato riguarda il rapporto con la precedente concessionaria e i contenziosi ancora aperti. L’Ippodromo dei Pini è fermo dal 1° gennaio 2026, dopo la decadenza della precedente concessione. Sulla vicenda si è aperto un confronto giudiziario che non può essere anticipato o risolto attraverso valutazioni politiche o giornalistiche. La segnalazione domanda se possa essere valutata una soluzione concordata, sostenendo che la precedente concessionaria disporrebbe di una parte delle attrezzature necessarie all’attività ippica.

Anche in questo caso, però, prima di ipotizzare qualsiasi percorso sarebbe necessario chiarire la situazione giuridica, la proprietà delle dotazioni, lo stato dei procedimenti e la compatibilità di un eventuale accordo con le norme sugli affidamenti pubblici.

La possibilità di raggiungere un’intesa non può dunque essere data per scontata. È però legittimo chiedere all’amministrazione se questa ipotesi sia stata esaminata e quali siano gli ostacoli tecnici o giuridici che eventualmente la rendano impraticabile.

Quasi 15mila euro per un mese di guardiania

Mentre il futuro dell’impianto resta sospeso, il Comune deve sostenere le spese necessarie per garantire la custodia della struttura. Per settembre l’amministrazione ha prorogato il servizio di guardiania affidato alla Master Security Service Srl di Roccastrada, per un importo di quasi 15mila euro e un massimo di 720 ore.

Le guardie giurate devono sorvegliare l’area e impedire accessi non autorizzati. Il servizio è diventato necessario dopo che, il 13 agosto, il Comune ha ripreso possesso delle aree sportive, comprese le piste di trotto e galoppo, le scuderie per gli ospiti, le tribune e gli uffici amministrativi.

Quella cifra riguarda il singolo affidamento mensile e non permette di affermare automaticamente che la spesa annuale sarà di 180mila euro. Il costo futuro dipenderà dalla durata del servizio, dalle modalità dei nuovi affidamenti e dalle decisioni che saranno assunte dal Comune. Resta però un dato politico ed economico: finché l’ippodromo rimarrà senza gestore, la struttura continuerà ad avere bisogno di sorveglianza, manutenzione e interventi per conservarne la funzionalità.

Altri temi aperti sono le spese legali, le consulenze, le perizie e i costi sostenuti per predisporre la variante urbanistica e la procedura di gara. Quanto ha speso complessivamente il Comune dopo l’inizio della crisi della precedente concessione e quali ulteriori risorse saranno necessarie prima di vedere nuovamente l’ippodromo in funzione?

Una ricognizione pubblica e dettagliata potrebbe aiutare a separare i costi già sostenuti, quelli legati ai contenziosi, le spese indispensabili per custodire l’area e gli investimenti necessari per la riapertura.

La variante non è bastata ad attirare offerte

Prima di pubblicare il bando, il Comune aveva approvato una variante urbanistica per ampliare le possibilità di utilizzo della struttura. L’attività ippica è rimasta la funzione principale, ma negli edifici esistenti sono state ammesse anche iniziative sportive, sociali e culturali, eventi, spettacoli e servizi di interesse pubblico. Le nuove possibilità riguardano spazi come la Club House, il ristorante e una parte delle foresterie, senza nuove volumetrie e senza destinazioni residenziali o turistico-ricettive.

L’obiettivo dichiarato era rendere la concessione economicamente più sostenibile, consentendo al futuro gestore di affiancare alle corse altre attività.

Il fatto che nessuno abbia partecipato dimostra però che, almeno alle condizioni del primo bando, il mercato non ha ritenuto l’operazione sufficientemente interessante o sostenibile. Non è possibile stabilirne le ragioni senza ascoltare gli operatori che avevano valutato la procedura, ma l’esito impone al Comune una riflessione.

Le domande alle quali serve una risposta

Dopo la gara deserta, l’amministrazione dovrà decidere se pubblicare una nuova procedura, modificare alcune condizioni o individuare un altro percorso compatibile con la normativa.

Per comprendere quale futuro attenda l’Ippodromo dei Pini servono soprattutto risposte documentate: quali interventi sono necessari per riaprire l’impianto; quale sarebbe il loro costo; quali attrezzature sono già disponibili; quali dotazioni dovranno essere acquistate o sostituite; quanto è stato speso finora per custodia, consulenze e contenziosi; quanto costerà mantenere l’ippodromo fermo; se esistano margini per modificare le condizioni della gara e quali siano i tempi realistici per il ritorno delle corse.

Domande che non anticipano responsabilità e non consentono risposte semplicistiche, ma che diventano inevitabili davanti a un impianto pubblico fermo, a una gara senza partecipanti e a costi che continuano a ricadere sul Comune.

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