Incendio di Marina di Grosseto, 14 anni fa il rogo della pineta | MaremmaOggi Skip to content

Il giorno in cui Marina bruciò: 14 anni fa l’inferno nell’anno nero della Maremma

Il 18 agosto 2012 le fiamme devastarono la pineta, minacciarono case e campeggi e costrinsero migliaia di persone ad allontanarsi. Fu uno dei giorni più drammatici di un anno segnato dalla Concordia, dalla grande neve, dalla tragedia di Sorano e dall’alluvione dell’Albegna
Il devastante incendio di Marina del 2012 visto dal mare, a destra l'alluvione di Albinia, le tre vittime di Sorano e la Costa Concordia
Il devastante incendio di Marina del 2012 visto dal mare, a destra l’alluvione di Albinia, le tre vittime di Sorano e la Costa Concordia

MARINA DI GROSSETO. Il cielo diventò nero nel cuore di un pomeriggio d’agosto. Sulla spiaggia c’erano migliaia di persone in costume, gli ombrelloni aperti, le famiglie al mare. Poi gli occhi cominciarono a guardare tutti nella stessa direzione. Verso la pineta.

Una colonna di fumo enorme si stava alzando sopra Marina di Grosseto. Poco dopo sarebbero arrivati gli elicotteri e i Canadair, facendo la spola davanti alla spiaggia per caricare acqua. Dietro gli stabilimenti balneari, intanto, la pineta bruciava. Il vento spingeva le fiamme, cambiava direzione, le portava verso i campeggi, verso le case, persino verso un distributore di carburante.

C’era chi scappava. Chi cercava di raggiungere la propria abitazione. Chi veniva fatto uscire dal campeggio senza sapere quando avrebbe potuto tornarci.

Era sabato 18 agosto 2012. Sono passati esattamente 14 anni da uno degli incendi più devastanti che Marina di Grosseto ricordi.

Ma per capire fino in fondo cosa rappresentò quel giorno bisogna ricordare anche tutto ciò che era successo prima. Perché il 2012, per la Maremma, era già un anno maledetto.

Un anno cominciato davanti a una nave inclinata

Era cominciato appena tredici giorni dopo Capodanno.

Venerdì 13 gennaio 2012. Isola del Giglio. 

Una gigantesca nave da crociera, la Costa Concordia, finì contro gli scogli delle Scole. Poi si inclinò davanti a Giglio Porto. Le immagini fecero il giro del mondo.

All’improvviso quel piccolo porto dell’Arcipelago toscano si riempì di telecamere, giornalisti, soccorritori, sommozzatori. La Maremma entrò nelle case di milioni di persone in ogni angolo del pianeta per una delle più grandi tragedie marittime della storia recente.

Era soltanto gennaio. Nessuno poteva sapere che quel 2012 avrebbe lasciato ancora tante cicatrici.

Poi arrivò la grande neve

Passarono poche settimane e cambiò completamente lo scenario.

A febbraio arrivò la grande nevicata. La provincia di Grosseto, soprattutto nelle zone interne e collinari, si ritrovò sotto una coltre bianca. Strade difficili da percorrere, paesi isolati, scuole chiuse, mezzi impegnati senza sosta.

Nevicò perfino sul Giglio. Sul relitto della Concordia, ancora lì davanti al porto, caddero i fiocchi di neve. Il maltempo e il mare grosso interruppero anche i collegamenti con l’isola.

Erano passati appena pochi giorni da una tragedia che sembrava aver già consumato tutte le energie di un territorio. E invece era soltanto febbraio.

Aprile, Sorano perde tre ragazze

Poi arrivò la primavera. E arrivò un’altra tragedia. Nella notte tra il 21 e il 22 aprile, un gruppo di giovani partì dalla zona di Sorano per andare a trascorrere una serata insieme nel Viterbese.

Non tornarono tutti a casa. L’auto sulla quale viaggiavano uscì di strada sulla Commenda.

Valentina Floriani aveva 20 anni. Martina Saletti ne aveva 21. Erano cugine. Morirono sul colpo.

Con loro c’era l’amica Alexandra Cracaileanu, 23 anni. Venne trasportata in condizioni disperate all’ospedale di Belcolle. Per due giorni Sorano sperò, pregò, aspettò una notizia che potesse cambiare il finale di quella notte.

Alexandra morì due giorni dopo. Tre ragazze giovanissime, tre vite spezzate insieme.

Le tre amiche morte nell'incidente
Le tre amiche morte nell’incidente

Il paese si fermò. Ai funerali di Valentina e Martina arrivarono migliaia di persone. Il dolore attraversò un’intera comunità e andò ben oltre i confini di Sorano. Il paese ha dedicato alle tre amiche un giardino pubblico.

Era aprile. Il 2012 non era ancora arrivato a metà.

La notte del 18 agosto, il primo incendio

L’estate arrivò caldissima e secca. Poi arrivò il 18 agosto. E Marina di Grosseto cominciò a bruciare quando quasi tutti dormivano. Tra l’una e le due della notte le fiamme divamparono al maneggio Cavallo Natura, nella zona del Pingrossino.

Fu un incendio spaventoso per la velocità con cui si propagò. Dentro c’erano gli animali. Quando i vigili del fuoco arrivarono, per molti di loro non c’era più niente da fare. Diciotto cavalli e un pony morirono tra le fiamme, insieme ad alcuni cani.

I cavalli erano custoditi in box chiusi soltanto da catenelle. Avrebbero potuto abbatterle e scappare. Ma, secondo quanto raccontò allora il proprietario, l’incendio si sviluppò così rapidamente che non ebbero nemmeno il tempo di farlo.

Bruciarono la stalla e la selleria. I vigili del fuoco lavorarono fino alla mattina per spegnere e bonificare ciò che restava. Quando Marina si svegliò, la notizia della strage degli animali si diffuse rapidamente.

Sembrava già abbastanza per una sola giornata. Non lo era.

Nel primo pomeriggio si alza il fumo dalla pineta

Passarono poche ore. Marina era piena di turisti. Era il sabato successivo a Ferragosto, uno dei giorni con la maggiore presenza di persone sulla costa. Poi, nel primo pomeriggio, da via Montecristo, nella zona di Rosmarina, si alzò una colonna di fumo.

Le fiamme erano entrate nella pineta. E correvano. Il vento cambiava continuamente direzione e rendeva difficilissimo il lavoro delle squadre antincendio. Non sembrava esserci un solo fronte.

I soccorritori si spostavano per intervenire in un punto e poco dopo arrivava la segnalazione di nuove fiamme altrove. Le cronache di quelle ore parlarono di almeno tre, forse quattro diversi punti di partenza. Nei sopralluoghi successivi furono trovati anche degli inneschi.

Marina stava bruciando.

I campeggi evacuati, la gente in fuga

L’incendio arrivò vicino alle strutture ricettive. Scattò l’emergenza. Il campeggio Il Sole venne evacuato. Più di 1.100 persone dovettero lasciare la struttura. L’allarme coinvolse anche Eden e Cielo Verde, mentre migliaia di persone si trovarono improvvisamente dentro un’emergenza che nessuno avrebbe potuto immaginare poche ore prima.

Famiglie in vacanza, bambini, anziani. Persone che avevano lasciato nelle tende e nei bungalow vestiti, documenti, valigie e oggetti personali. In quel momento non importava, bisognava allontanarsi dal fuoco.

Una parte degli evacuati venne trasferita all’Aurelia Antica, altri trovarono ospitalità negli stabilimenti balneari. Per centinaia di persone quella sarebbe stata una notte senza il proprio letto.

I Canadair sopra i bagnanti

Sulla spiaggia la scena era irreale. Davanti agli ombrelloni arrivavano gli aerei antincendio. Scendevano verso il mare, caricavano l’acqua e tornavano sopra la pineta.  

La Capitaneria di porto dispose il divieto di balneazione, proprio per permettere ai mezzi aerei di lavorare in sicurezza.

In cielo furono impegnati elicotteri e Canadair. A terra arrivarono decine di vigili del fuoco e mezzi da tutta la Toscana. La colonna di fumo era visibile a chilometri di distanza. L’odore acre arrivò fino a Grosseto.

Le fiamme arrivano al distributore

Uno dei momenti di maggiore paura arrivò sulla via Grossetana. Il fuoco si avvicinò pericolosamente a un distributore di carburante. Alcune abitazioni della zona vennero fatte sgomberare.

I vigili del fuoco utilizzarono la schiuma per proteggere l’impianto mentre intorno la pineta continuava a bruciare.

Per ore sembrò che l’incendio potesse cambiare direzione da un momento all’altro. Era il vento a decidere. E ogni folata poteva significare un nuovo fronte da combattere.

Marina isolata

Intanto anche muoversi era diventato difficilissimo. Le strade vennero chiuse per consentire il passaggio dei mezzi di soccorso e tenere le persone lontane dalle zone più pericolose. Si formarono lunghe code.

Marina, in quelle ore, sembrava quasi isolata. La polizia municipale richiamò personale in servizio. Vigili del fuoco, Protezione civile, forze dell’ordine e volontari lavorarono senza sosta.

Quando arrivò il tramonto, gli aerei dovettero fermarsi. A terra, invece, nessuno poteva farlo.

La notte del fuoco

Per qualche ora sembrò che il peggio fosse passato. Poi le fiamme ripresero vigore. Nella notte alcuni focolai tornarono ad accendersi e le squadre dovettero ricominciare a combattere contro il fuoco.

Arrivarono rinforzi da Grosseto, Livorno, Arezzo, Pisa, Siena e Firenze. Complessivamente furono impegnati decine di vigili del fuoco. Dal porto di Marina arrivò anche un aiuto particolare: tre gommoni trasportarono acqua per sostenere le operazioni di spegnimento.

Mentre i soccorritori lavoravano, centinaia di persone cercavano di dormire lontano dai campeggi. E Marina aspettava l’alba.

La mattina dopo

Quando il sole tornò a illuminare la costa, lo spettacolo fu terribile. Dove fino al giorno prima c’erano pini, sottobosco e macchia mediterranea, restavano tronchi anneriti e terra bruciata.

Una parte enorme della pineta era stata devastata. Le prime stime sulla superficie percorsa dalle fiamme furono discordanti, ma tutte raccontavano la stessa cosa: Marina aveva subito una ferita ambientale gigantesca.

Non erano bruciati soltanto gli alberi. Dentro quella pineta vivevano scoiattoli, tartarughe, volpi, tassi, uccelli e decine di altre specie. Molti animali non riuscirono a scappare.

E insieme alla natura era bruciato un pezzo del paesaggio che generazioni di grossetani avevano sempre visto lì.

Un giovane arrestato, ma non per il grande incendio

In quelle ore arrivò anche la notizia dell’arresto di un giovane, sospettato di aver appiccato un incendio. Un particolare che negli anni rischia di confondersi con la storia del grande rogo.

Ma quel giovane non venne accusato né dell’incendio della pineta né di quello del maneggio Cavallo Natura.

L’episodio che gli veniva contestato riguardava un altro focolaio, più piccolo, scoppiato nella zona del Cristo. Sul grande incendio di Marina, invece, gli elementi raccolti indicarono la presenza di più punti di innesco.

Una mano – o più mani – aveva trasformato uno dei sabati più affollati dell’estate in un inferno.

Una ferita che sarebbe rimasta per anni

Il giorno dopo cominciò la conta dei danni, ma per quelli ambientali non bastavano i numeri. La pineta non poteva essere ricostruita in una stagione. Ci sarebbero voluti anni. Decenni. E ancora oggi, per chi attraversa quelle zone sapendo cosa accadde, il ricordo torna inevitabilmente a quel pomeriggio.

Al cielo nero, ai Canadair sul mare, alle sirene, alla gente che lasciava i campeggi, al fuoco dietro le case.

Era il 18 agosto 2012.

E sembrava impossibile che quell’anno potesse riservare alla Maremma ancora qualcosa di peggio.

Ma il 2012 non aveva ancora finito

Mancavano meno di tre mesi. Poi arrivò il 12 novembre.

Questa volta non sarebbe stato il fuoco. Sarebbe stata l’acqua. Una quantità impressionante d’acqua cadde sulla Maremma meridionale. Fiumi e torrenti si gonfiarono, l’Albegna uscì dagli argini, campagne e paesi finirono sott’acqua. Albinia pagò il prezzo più alto.

Alla Marsiliana crollò un ponte. Ci furono vittime. Ancora sirene. Ancora famiglie distrutte. Ancora una Maremma che si ritrovò a contare i morti e i danni.

Il 2012, l’anno che la Maremma non dimentica

A distanza di quattordici anni, mettere in fila quelle date fa ancora impressione.

13 gennaio: la Costa Concordia.

Febbraio: la grande neve.

22 aprile: Valentina, Martina e Alexandra.

18 agosto: Marina di Grosseto in fiamme.

12 novembre: l’alluvione dell’Albegna.

Il mare, la neve, la strada, il fuoco, l’acqua. Un anno cominciato davanti alla sagoma gigantesca di una nave inclinata sugli scogli del Giglio e finito nel fango delle campagne sommerse dall’Albegna. In mezzo c’è stato quel sabato d’agosto.

Un giorno che chi era a Marina difficilmente ha dimenticato.

Perché il 18 agosto 2012 il sole splendeva, le spiagge erano piene e sembrava una normale giornata d’estate.

Poi qualcuno alzò gli occhi. E vide il cielo diventare nero.

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