PRINCIPINA A MARE. Di quella panchina ormai si vedono quasi soltanto le gambe. Il resto se lo sono preso l’erba e i rovi, cresciuti intorno fino quasi a farla scomparire.
Eppure, per anni, qualcuno su quel legno si è seduto per riposarsi all’ombra dei pini. Qualcuno avrà aspettato un amico, altri avranno parlato, riso, litigato, magari si saranno innamorati.
Per Lorella Ronconi, oggi quella panchina soffocata dalla vegetazione racconta molto più di un problema di manutenzione.
È diventata il simbolo della sua Principina a Mare.
La località che ama e che, secondo lei, lentamente sta perdendo servizi, decoro e attenzioni. Per questo ha deciso di scrivere una lunga lettera, rivolta alle istituzioni ma anche a residenti, turisti, proprietari di seconde case e operatori economici.
Un appello che parte da un’immagine e termina con una richiesta precisa: «Riabilitiamo Principina a principessa».
La panchina scomparsa sotto i rovi
«Una volta era bella, vigorosa, con il suo legno lucente – racconta Ronconi –. Oggi è quasi scomparsa, inghiottita da un groviglio di erba, rovi e vegetazione cresciuta senza controllo. Di lei si intravedono appena le gambe».
È da lì che comincia il suo racconto.
«Povera panchina. Per anni ha sostenuto il peso di migliaia di persone. Ha regalato riposo all’ombra dei pini, frescura nelle giornate d’estate. Ha ascoltato chiacchiere, risate, amori, pensieri e silenzi. Oggi è lei a essere soffocata dall’incuria e dall’indifferenza».
Le panchine sommerse dalla vegetazione a Principina a Mare
Per Ronconi quell’immagine rappresenta ciò che sta accadendo alla località.
«Quella panchina è diventata, per me, il simbolo di Principina a Mare. Una località che negli anni passati era davvero una principessa».
Ricorda un luogo scelto per il mare, la pineta, il verde e la tranquillità, frequentato in passato anche da personaggi come Audrey Hepburn.
«Abbiamo perso servizi importanti»
Poi ci sono le cose che non si vedono in una fotografia.
Sono i servizi che, secondo Ronconi, nel corso degli anni sono progressivamente scomparsi o si sono ridotti.
«Abbiamo perso la guardia medica estiva – dice – e il presidio della Croce Rossa con la roulotte nel piazzale Tirreno».
Un servizio che per lei rappresentava soprattutto una sicurezza.
«Una puntura d’insetto, un malore, un controllo della pressione. Bastava sapere che qualcuno c’era».
A questo si aggiungono altri problemi: la farmacia aperta soltanto la mattina, il bancomat fuori servizio e la difficoltà nel trovare anche servizi semplici, come una fotocopiatrice o uno scanner, utili soprattutto per chi trascorre le vacanze al mare continuando a lavorare da remoto.
«Io vivo in carrozzina, pochi chilometri possono essere tantissimi»
Il bancomat diventa per Ronconi l’esempio di come un piccolo disagio possa trasformarsi in un problema molto più grande per alcune persone.
«Si parla tanto di sostenere il commercio locale. Ma come fanno a girare i soldi se chi arriva a Principina non riesce nemmeno a prelevare?».
Chi ha un’automobile o una bicicletta può raggiungere Marina di Grosseto. Non tutti, però, hanno questa possibilità.
E qui la riflessione diventa personale.
«Penso alle persone con disabilità, agli anziani e a chi non può spostarsi facilmente. Io stessa vivo in carrozzina e so bene che quei pochi chilometri possono diventare un ostacolo enorme».
Connessioni che saltano e Pos che non funzionano
C’è poi il problema della rete internet.
Una difficoltà che non riguarda soltanto chi vuole navigare sul telefono, ma può avere conseguenze anche sulle attività economiche.
«I Pos dei negozi a volte funzionano e a volte no – racconta Ronconi –. Un pagamento viene accettato e quello successivo viene rifiutato. Un tormento per chi acquista e per chi vende».
Una situazione che, soprattutto durante i mesi estivi, quando la popolazione della località aumenta, rischia di amplificare le difficoltà.
«Venite a vedere Principina con i vostri occhi»
La richiesta alle istituzioni è semplice.
Andare sul posto.
«Venite a vedere Principina con i vostri occhi. Non limitatevi alle carte e alle fotografie».
Ma Ronconi non scarica tutte le responsabilità sul Comune o sugli altri enti pubblici. Il suo appello è rivolto anche a chi possiede e affitta immobili nella località.
«A chi affitta appartamenti e villette ai turisti a prezzi spesso tutt’altro che modesti dico: se chiedete cifre importanti, offrite anche qualità, decoro, manutenzione e servizi adeguati».
E chiama in causa anche le agenzie immobiliari: consegnare le chiavi, sostiene, non può essere la fine del rapporto con il territorio.
«Principina non è una discarica»
Una parte della responsabilità, secondo Ronconi, appartiene anche a chi Principina la frequenta soltanto per le vacanze.
«Ci sono turisti che arrivano, parcheggiano dove capita, pretendono di arrivare con l’auto praticamente sotto l’ombrellone e poi se ne vanno lasciando fazzoletti, sacchetti, bottiglie, contenitori, avanzi di cibo e plastica».
Il messaggio è netto: «Principina non è una discarica. È casa nostra. Ed è anche casa di chi viene qui in vacanza. Il rispetto deve essere reciproco».
La Principina che ancora resiste
In mezzo alle critiche c’è però anche un’altra Principina.
È quella alla quale Ronconi continua a sentirsi profondamente legata.
«Quella delle persone che si conoscono per nome. Dei residenti che si salutano, si aiutano e si vogliono bene. Questa piccola comunità è il vero cuore di Principina».
Ed è proprio l’amore per quel luogo, spiega, ad averla spinta a scrivere.
Il suo richiamo coinvolge tutti: cittadini, villeggianti, commercianti, stabilimenti balneari, ristoratori, Pro loco, Comune, Provincia, Regione e chiunque abbia competenze su verde, manutenzione, viabilità, sicurezza, accessibilità e turismo.
Anche agli operatori economici, alle prese con inflazione, costi e difficoltà nel reperire personale, chiede di partecipare a uno sforzo comune.
«Bisogna fare squadra. Ognuno deve fare la propria parte. Perché se tutti aspettano qualcun altro, Principina continuerà lentamente a perdere pezzi».
«Basta promesse, adesso servono fatti»
L’ultima parte della lettera è la più dura.
«Smettiamola di essere indifferenti. Smettiamola di far morire questo luogo meraviglioso sotto i nostri occhi».
Per Ronconi la panchina dalla quale tutto è cominciato torna così ad essere il simbolo perfetto.
Perché il degrado, dice, raramente arriva tutto insieme.
«Cresce lentamente. Un rovo alla volta».
E con la campagna elettorale alle porte, il messaggio rivolto alla politica diventa ancora più esplicito.
«Basta promesse. Basta fotografie, sorrisi, slogan e buoni propositi. Servono manutenzione, servizi, accessibilità, sicurezza, decoro, collegamenti e una vera visione per il futuro».
Poi l’ultima richiesta.
«Abbiamo ancora il tempo di liberare quella panchina. Abbiamo ancora il tempo di restituire a Principina la sua dignità. Riabilitiamo Principina a principessa. Le principesse non si lasciano morire».




