Addio a Maurizio Peccianti, storico albergatore di Grosseto | MaremmaOggi Skip to content

Addio a Maurizio, una vita all’Hotel Maremma. Camilla: «Il babbo più bello del mondo»

Per una vita alla guida dell’Hotel Maremma, aveva raccolto l’eredità del padre Walter e poi passato il testimone alla figlia Sole, scomparsa poco più di un anno fa. Camilla: «Era una persona solare, amata da tutti»
L'ingresso dell'Hotel Maremma, in centro storico a Grosseto, e Maurizio Peccianti
L’ingresso dell’Hotel Maremma, in centro storico a Grosseto, e Maurizio Peccianti

GROSSETO. Ci sono persone che attraversano una città senza bisogno di fare rumore. Non occupano la scena, non cercano di essere ricordate. Eppure, quando se ne vanno, ci si accorge improvvisamente di quanto fossero parte di quella città.

Maurizio Peccianti, che se n’è andato questa mattina, martedì 18 agosto, all’età di 81 anni, era una di queste persone. Lo storico albergatore grossetano, per una vita anima dell’Hotel Maremma, nel cuore del centro storico, è morto lasciando dietro di sé soprattutto una cosa: il bene.

Quello della moglie Graziella, con la quale ha condiviso una vita. Quello della figlia Camilla, primaria di Dermatologia all’ospedale Misericordia di Grosseto. Quello delle tante persone che negli anni hanno incrociato Maurizio dietro il bancone dell’albergo, per strada, nelle giornate della città.

E poi c’è un’assenza che rende questo addio ancora più doloroso. Quella dell’altra figlia, Mariasole, Sole per tutti, scomparsa poco più di un anno fa e che dell’Hotel Maremma aveva raccolto il testimone.

«È stato il babbo più bello del mondo»

Per raccontare Maurizio, però, Camilla non sceglie il dolore.

Sceglie l’amore. «È stato il babbo più bello del mondo – racconta -. Era una persona solare, amata da tutti. Gli siamo stati vicini fino all’ultimo, non lo dimenticheremo mai».

Poche parole. Quelle che bastano quando dentro c’è una vita intera.

C’è il padre che torna a casa dopo il lavoro, il marito, l’albergatore, l’uomo che conosceva le persone e che dalle persone si faceva voler bene. C’è soprattutto quel carattere solare che Camilla ricorda oggi e che forse è la parola migliore per salutare Maurizio.

Perché chi lo ha conosciuto ricorda proprio questo: un uomo gentile, disponibile, capace di stare con gli altri con naturalezza, senza bisogno di apparire.

Una vita dietro la porta dell’Hotel Maremma

La storia di Maurizio Peccianti è legata indissolubilmente a quella dell’Hotel Maremma, in via Fulceri Paolucci de Calboli, dentro le Mura medicee.

Un albergo nel cuore vero della città, a pochi passi dal museo archeologico, dal Duomo, dal teatro e dalle strade che da sempre costituiscono il salotto di Grosseto. Una struttura aperta tutto l’anno, in una posizione particolare: dentro la zona pedonale eppure raggiungibile dagli ospiti, pensata soprattutto come una porta d’ingresso alla città e alla Maremma.

Ma l’Hotel Maremma non è mai stato soltanto camere, chiavi e prenotazioni.

È stato soprattutto una storia di famiglia.

Prima di Maurizio c’era stato suo padre Walter Peccianti, figura storica dell’ospitalità grossetana, considerato il decano degli albergatori della città e scomparso nel 2015. Poi era arrivato Maurizio, che aveva portato avanti quella tradizione fatta di accoglienza, presenza quotidiana e rapporti personali.

Per anni il nome dell’albergo e quello della famiglia Peccianti sono diventati quasi una cosa sola.

C’erano i clienti di passaggio e quelli che tornavano. Le persone arrivate a Grosseto per lavoro, quelle che sceglievano la città come punto di partenza per conoscere la Maremma, i gruppi, i turisti. Nelle testimonianze lasciate negli anni dagli ospiti tornano continuamente parole come cortesia, disponibilità, cordialità e accoglienza.

Parole che, alla fine, raccontano anche Maurizio.

Da Walter a Maurizio, poi a Sole

Quella dell’Hotel Maremma è stata così una storia attraversata da tre generazioni della stessa famiglia. Walter, Maurizio e poi Mariasole.

Sole, laureata in Giurisprudenza, aveva raccolto l’eredità di famiglia lavorando prima accanto al padre e assumendo poi direttamente la guida dell’albergo. Era diventata il volto sorridente dell’Hotel Maremma, continuando quella maniera tutta familiare di intendere l’ospitalità: prima ancora delle camere venivano le persone.

La sua scomparsa aveva rappresentato per Maurizio e per tutta la famiglia un dolore enorme. Eppure Maurizio aveva continuato a essere quello che era sempre stato.

Un marito. Un padre. Un uomo profondamente legato alla sua famiglia. Ed è forse impossibile, oggi, separare i ricordi: Walter, Maurizio, Sole, l’Hotel Maremma. Pezzi di una stessa storia che per tanti anni si è intrecciata con quella del centro storico di Grosseto.

Quella porta nel cuore della città

Ci sono attività che con il passare del tempo diventano punti sulla mappa. E ce ne sono altre che diventano luoghi della memoria collettiva.

L’Hotel Maremma appartiene alla seconda categoria.

Quella porta di via Fulceri Paolucci de Calboli ha visto arrivare e partire migliaia di persone. Ha conosciuto una Grosseto diversa da quella di oggi, ha attraversato il cambiamento del turismo, delle abitudini, del modo stesso di viaggiare e prenotare una camera.

Ma dietro quella porta, per lunghissimo tempo, c’è stato un cognome: Peccianti. E c’è stato Maurizio.

Con la sua presenza discreta, con il mestiere imparato in famiglia e trasformato in una vita, con quella capacità di accogliere che non si insegna in nessuna scuola alberghiera.

Perché un albergo, alla fine, può avere una bella posizione, camere comode e tutti i servizi possibili. Ma ciò che un viaggiatore ricorda davvero, quando riparte, è come è stato accolto. Ed è forse questa l’eredità più bella lasciata da Maurizio.

L’ultimo saluto sarà soltanto della famiglia

Adesso per Graziella e Camilla è il momento più difficile. Quello del distacco. Hanno accompagnato Maurizio fino alla fine, circondandolo di quell’amore familiare che aveva segnato tutta la sua esistenza.

La famiglia ha scelto che i funerali si svolgano in forma strettamente privata. Una scelta di raccoglimento e di intimità che merita rispetto.

Alla città resta invece il ricordo di uno dei suoi albergatori storici. Ma soprattutto resta il ricordo dell’uomo.

E forse, fra tutte le parole che si potrebbero usare per salutarlo, le più belle sono proprio quelle pronunciate da sua figlia.

«È stato il babbo più bello del mondo». Per un padre, probabilmente, non esiste epitaffio più grande.

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