Trenta incendi in Maremma, 47 squadre contro le fiamme | MaremmaOggi Skip to content

30 incendi e 47 squadre, la Maremma resta sorvegliata: «Ora il fuoco brucia con più forza»

La Racchetta Alta Maremma ha inviato 47 squadre dall’inizio della stagione. Lanzi: «Le prime fiamme già ad aprile, ogni anno la vegetazione brucia con più vigore». Pattugliamenti prorogati fino al 6 settembre
Da sinistra: Marco Benzi, Angelo Marino, Leonardo Lanzi, Luciano Guacci e Nicola Saponara
Da sinistra: Marco Benzi, Angelo Marino, Leonardo Lanzi, Luciano Guacci e Nicola Saponara

GROSSETO. Circa 30 incendi e 47 squadre inviate per spegnerli, a cui si aggiungono i pattugliamenti quotidiani che dal 1° luglio impegnano ogni giorno uno o due equipaggi. La stagione dell’antincendio boschivo non è ancora finita in Maremma e, proprio per le condizioni del territorio, i controlli in provincia di Grosseto sono stati prorogati fino al 6 settembre.

Un’estate che fino ad oggi è andata mediamente bene, ma che era cominciata con un segnale tutt’altro che rassicurante: le prime fiamme importanti erano arrivate già alla fine di aprile. Per questo associazioni come La Racchetta Alta Maremma, che si occupa di antincendio boschivo e protezione civile, sono fondamentali.

«Siamo soddisfatti di come è andata fino ad ora – dice Leonardo Lanzi, responsabile operativo antincendio boschivo della Racchetta Alta Maremma – Anche se siamo partiti molto presto. L’incendio di fine aprile, ha assorbito molte energie dal punto di vista organizzativo. Vedere incendi di quel tipo già in quel periodo dell’anno è preoccupante».

Da allora le squadre non si sono praticamente fermate. «Fino ad oggi abbiamo inviato 47 squadre su circa 30 incendi – continua Lenzi – Dal 1° luglio abbiamo inoltre assicurato tutti i giorni i pattugliamenti con una o due squadre».

«Ogni anno la vegetazione brucia con più vigore»

La preoccupazione, però, non riguarda soltanto quanti incendi scoppiano. A cambiare sono anche le condizioni nelle quali il fuoco trova il terreno per propagarsi. «Ogni anno la situazione peggiora – dice Lanzi – Abbiamo periodi con poca pioggia e una vegetazione che diventa sempre più secca. Quando parte un incendio brucia con un vigore maggiore e mette a dura prova tutto il sistema».

Ed è qui che diventano fondamentali i primi minuti. «Le prime squadre che arrivano devono riuscire a dare una sterzata all’incendio – continua – Se il fuoco prende forza, gli uomini e i mezzi presenti inizialmente rischiano di non essere sufficienti».

Le piogge degli ultimi giorni hanno aiutato in alcune zone della Toscana, ma meno in Maremma. «Nelle altre province ha piovuto anche in maniera abbondante, mentre da noi molto meno. Per questo in provincia di Grosseto i pattugliamenti sono stati prorogati fino al 6 settembre».

Dietro ogni mezzo ci sono i volontari

Quando arriva una segnalazione, a muoversi è una macchina che comprende volontari, operai forestali, mezzi ed elicotteri regionali. Nei momenti di massimo impiego la Toscana può contare su 10 elicotteri distribuiti sul territorio.

Ma il lavoro più grande resta quello fatto a terra. «La Regione Toscana gestisce l’organizzazione dell’antincendio boschivo – spiega Lanzi – Ci sono gli elicotteri, gli operai forestali e tutte le figure necessarie negli incendi più complessi. Ma il braccio a terra è fondamentale e una parte importante è rappresentata proprio dai volontari».

Sul territorio le squadre sono composte da un minimo di due a un massimo di quattro persone. Una è operativa dalle 13 alle 20, mentre altre tre rimangono reperibili per essere attivate in caso di necessità. A Campagnatico c’è inoltre un quinto mezzo.

«I nostri volontari non vengono pagati – dice Lanzi – Hanno un lavoro, una famiglia e una vita come tutti. Quando sono reperibili o partono per un incendio, stanno togliendo tempo alla propria vita e al proprio tempo libero per metterlo a disposizione della comunità e del territorio».

Gli iscritti sono circa 70, impegnati nelle attività di protezione civile e di pubblica utilità. Ma trovare nuove persone disponibili non è semplice. «Avvicinare i giovani a questa attività è complicato – continua – Chi lavora ha ovviamente più difficoltà a essere disponibile durante il giorno, mentre dopo le 17 diventa più semplice. Ci affidiamo molto anche ai pensionati, ma il problema del ricambio comincia a riguardare anche loro».

«Meno incendi dolosi, molti partono da un errore»

Se un tempo il pensiero correva soprattutto ai piromani, oggi una parte importante degli incendi nasce senza che qualcuno abbia intenzione di appiccare il fuoco. «Gli incendi dolosi sono diminuiti, mentre quelli colposi sono di più – spiega Lanzi – Molti partono durante gli abbruciamenti dei residui vegetali o i lavori agricoli. Basta un errore nel momento sbagliato».

A fare la differenza sono le condizioni della vegetazione, il vento e l’umidità.

«Il combustibile fine si secca molto velocemente – continua – Bisogna valutare l’umidità e il vento. Anche per questo determinati lavori agricoli è meglio farli la mattina o la sera, quando le condizioni sono più favorevoli».

Poi c’è quello che viene lasciato nei boschi e nelle pinete. «Troviamo bottiglie di vetro, rifiuti, bivacchi e un po’ di tutto. Quando durante i pattugliamenti vediamo degli abbandoni li segnaliamo al Comune e all’ufficio ambiente».

Il lavoro continua anche dopo l’incendio

Uno degli aspetti meno visibili arriva quando il fuoco sembra ormai spento. Per le squadre, infatti, vedere scomparire le fiamme non significa aver finito il lavoro.

«La bonifica è importantissima – dice Lanzi – Bisogna controllare bene tutta la zona, perché basta che rimanga un punto caldo perché l’incendio possa ripartire. Ci sono stati interventi molto lunghi. A Bagnoli, per esempio, la bonifica è andata avanti per 23 giorni».

Sulla costa c’è poi un’altra difficoltà: durante l’estate ci sono campeggi pieni, moltissime auto e una viabilità che può diventare complicata. «Una delle nostre preoccupazioni è proprio questa – dice – Basta che qualcuno parcheggi una macchina nel punto sbagliato e un mezzo può non riuscire più a passare o a fare manovra. Quando c’è un incendio, perdere tempo diventa un problema».

Il drone controlla le zone più difficili

Durante i pattugliamenti oggi le squadre hanno anche un occhio in più: il drone. «Lo usiamo per la ricognizione, soprattutto nei posti più complicati – spiega Lanzi – Se abbiamo un fosso o una zona che dalla strada non riusciamo a vedere, facciamo alzare il drone e controlliamo dall’alto».

Non serve soltanto a guardare. Le informazioni raccolte possono essere inviate immediatamente a chi sta coordinando l’intervento. «Possiamo fare foto e video, avere la posizione Gps precisa e mandare tutto alla sala operativa. Poi la pattuglia può spostarsi anche solo di qualche centinaio di metri e fare un’altra ricognizione».

Uno strumento in più per cercare di intervenire prima possibile. Perché, nonostante una stagione che fino ad oggi non ha registrato numeri particolarmente pesanti, il rischio non è scomparso con la fine di agosto. «Quest’anno siamo mediamente soddisfatti – conclude Lanzi – Ma quello che vediamo è che la stagione può iniziare sempre prima e la vegetazione brucia con maggiore vigore. Per questo dobbiamo essere pronti».

L’aumento del carburante 

Riuscire a intervenire tempestivamente su un incendio è fondamentale e proprio per questo La Racchetta Alta Maremma pattuglia le pinete fra Marina di Grosseto, Fiumara e Principina. Un’attività di controllo che permette alle squadre di individuare rapidamente eventuali criticità e intervenire il prima possibile.

«Il servizio di controllo delle pinete è necessario. Abbiamo quattro mezzi con cui pattugliamo il territorio e l’aumento del costo del gasolio incide inevitabilmente sul nostro bilancio – dice Lanzi – I fondi statali coprono soltanto il 50% delle spese annuali, mentre il resto deriva dai nostri servizi di pubblica utilità».

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