GROSSETO. Erano scesi in piazza il 17 ottobre per manifestare contro le condizioni delle loro scuole e anche contro il carovita. Durante il corteo degli studenti non c’è stata alcuna violenza, nessuna vetrina spaccata e nessun disordine. I ragazzi hanno urlato i loro slogan e hanno ripreso qualcosa che nel tempo si stava perdendo: la voglia di cambiare una situazione per loro scomoda, facendo sentire la propria voce dal vivo e non solo attraverso i social network.
E per sabato 24 ottobre è prevista un’altra manifestazione. Questa volta ci sarà anche il collettivo studentesco Officina dei giovani antifascisti.
«La volta scorsa non eravamo presenti, perché molti di noi erano a manifestare a Roma, ma questa volta ci saremo – dice Alessandro Detti del collettivo studentesco – Questa mattina ho segnalato alla questura la manifestazione e il percorso. Il corteo partirà alle 8 nel parcheggio di fronte allo scientifico, poi proseguiremo in via de Barberi finché non arriveremo in piazza Duomo, dove staremo fino alle 13».
«Non ci hanno ascoltato»
Il collettivo ha deciso di scendere in piazza per continuare a mantenere alta l’attenzione sulle problematiche legate al carovita, al caro scuola e alle condizioni degli istituti.
«Abbiamo deciso di manifestare di nuovo perché non ci hanno ascoltato, lo abbiamo capito perché alcuni media e il Governo stanno continuando a dare luce a chi ha distrutto le città e non alle altre manifestazioni pacifiche che ci sono state – dice Detti – Sembra che non sia nel loro interesse ascoltarci. Questa volta speriamo che ci siano più persone».
La manifestazione dei ragazzi non riguarda soltanto il mondo degli studenti, ma anche quello degli adulti. Il caro scuola è una spesa che affrontano i genitori, le condizioni degli istituti riguardano anche il personale scolastico e il carovita, come l’aumento del prezzo del gasolio, tocca tutta la comunità.
I ragazzi grossetani, il 17 ottobre, hanno insegnato anche qualcosa agli adulti: gli studenti non volevano saltare la scuola, ma chiedere di essere messi nelle condizioni di poter studiare e costruire il proprio futuro. «Nessuno sarà cacciato dal corteo, chiunque può unirsi a noi – dice Detti – Ci farebbe piacere che ci fossero anche gli insegnanti con noi».
I rincari della scuola
La manifestazione degli studenti dello scorso 17 ottobre è nata dalla volontà di chiedere scuole più sicure, edifici sottoposti a manutenzione e servizi adeguati. I ragazzi hanno denunciato le condizioni di alcune strutture scolastiche, tra bagni fuori uso, porte rotte e ambienti che avrebbero bisogno di interventi. Tra gli episodi raccontati durante il corteo anche quello delle studentesse dell’alberghiero, costrette a utilizzare i bagni dei ragazzi perché quelli femminili erano inutilizzabili.
Ma la protesta non si è fermata alle condizioni degli edifici. Uno dei temi centrali della manifestazione è stato proprio il caro scuola, ovvero l’aumento delle spese che le famiglie devono sostenere per garantire l’istruzione ai propri figli. Gli studenti hanno denunciato il costo dei libri scolastici, che può arrivare anche a 400 euro all’anno, a cui si aggiungono le spese per il materiale didattico, le gite scolastiche e le altre attività.
A pesare sui bilanci familiari ci sono anche gli abbonamenti agli autobus, i biglietti dei treni e il costo della benzina. Un problema particolarmente sentito dagli studenti pendolari, che ogni giorno devono percorrere diversi chilometri per raggiungere gli istituti superiori di Grosseto. Secondo i ragazzi, queste spese rischiano di trasformare il diritto allo studio in un sacrificio economico sempre più difficile da sostenere per alcune famiglie.
Le richieste degli studenti
Accanto ai problemi quotidiani delle scuole, i manifestanti hanno espresso anche rivendicazioni legate alle politiche nazionali sull’istruzione. Tra queste, la contrarietà al limite del 30% di studenti stranieri per classe richiamato dagli organizzatori e la richiesta di poter accedere ai percorsi di educazione sessuoaffettiva senza gli ostacoli denunciati dai ragazzi. In particolare, alcuni studenti del liceo artistico avevano contestato la necessità dell’autorizzazione dei genitori anche per gli alunni maggiorenni.
Durante il corteo è stata espressa anche solidarietà alla popolazione palestinese, accompagnata dalla denuncia della guerra a Gaza.
Gli studenti hanno inoltre chiesto un confronto diretto con le istituzioni, a partire dal sindaco di Grosseto, per portare all’attenzione delle amministrazioni le difficoltà che incontrano ogni giorno. L’obiettivo della mobilitazione, come spiegato dagli organizzatori, non era saltare una giornata di scuola, ma rivendicare il diritto a studiare in ambienti dignitosi e senza che le spese per l’istruzione diventino un ostacolo per le famiglie.




