GROSSETO. Mentre in città continua il dibattito sulla situazione attorno al palazzo delle Poste di piazza Rosselli, arriva una voce destinata a far discutere. È quella di don Enzo Capitani, direttore della Caritas diocesana di Grosseto, che interviene dopo i commenti e le polemiche circolate sui social network in merito alla presenza di persone fragili e senza dimora nella zona.
Parole che non cercano mediazioni e che riportano il confronto su un terreno diverso rispetto a quello del decoro urbano e delle ordinanze comunali: quello della dignità umana.
Secondo don Capitani, infatti, la Caritas è stata chiamata in causa «in modo inopportuno e con informazioni che non rispondono al vero» e per questo ha deciso di intervenire pubblicamente.
«Questo è il fondamento della Caritas»
Il sacerdote sceglie di rispondere non con argomentazioni politiche o amministrative, ma richiamando il Vangelo di Matteo, il celebre passo nel quale Gesù invita a dare da mangiare agli affamati, da bere agli assetati, ad accogliere gli stranieri e a visitare i malati e i carcerati.
«Questo è il solo ed unico fondamento di Caritas; questo è ciò che cerchiamo di fare con pochi mezzi e con tanto cuore» scrive il direttore della Caritas grossetana.
Una risposta che arriva in un momento nel quale il confronto pubblico si è concentrato soprattutto sulle conseguenze del fenomeno: rifiuti, bivacchi e problemi igienico-sanitari segnalati nell’area delle Poste.
Il progetto “Abitare la notte”
Don Capitani ricorda poi che l’assistenza portata alle persone che vivono situazioni di marginalità non è un’iniziativa isolata della Caritas, ma rientra in un progetto più ampio denominato “Abitare la notte”.
Un’esperienza che vede la Caritas come soggetto capofila ma che coinvolge numerose realtà del territorio, anche non cattoliche, unite dalla volontà di offrire supporto alle persone che vivono in strada.
Una rete che, spiega il sacerdote, continua ad allargarsi e che nei prossimi giorni vedrà l’ingresso di nuovi soggetti attraverso la sottoscrizione del protocollo.
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«Nessuna diffida alla Caritas»
Uno dei passaggi più netti dell’intervento riguarda le voci circolate in città secondo cui sarebbero stati chiesti alla Caritas cambiamenti nelle modalità di distribuzione degli aiuti.
«Caritas non ha mai ricevuto diffide né scritte né verbali a non portare cibo o aiuti materiali in nessuno dei luoghi della città» precisa don Capitani.
Una puntualizzazione che arriva direttamente dal responsabile dell’organismo diocesano e che intende chiarire definitivamente la questione.
«Siamo stati noi a convincerli a spostarsi»
Ma c’è un altro passaggio destinato a entrare nel dibattito cittadino.
Il direttore della Caritas spiega infatti che proprio i volontari di “Abitare la notte” hanno convinto le persone che si trovavano abitualmente nella zona delle Poste ad attendere gli aiuti in altri luoghi della città.
«Le persone che i volontari andavano a trovare la sera nella zona delle Poste sono stati persuasi proprio dai nostri volontari di Abitare la notte ad attenderci altrove» scrive don Capitani.
Un gesto che, nelle intenzioni della rete di volontariato, serviva proprio a evitare che un problema sociale venisse letto esclusivamente attraverso la lente del degrado urbano.
«La dignità non può diventare degrado»
È probabilmente il passaggio più forte dell’intero intervento.
«Abbiamo voluto anche noi dare una mano affinché una questione di dignità – dare da mangiare, dare da bere eccetera – non diventasse solo un problema di “degrado”, semmai questa parola possa essere accostata ad un essere umano».
Una frase che sposta completamente il punto di osservazione della vicenda.
Da una parte le ordinanze, le bonifiche e la necessità di garantire sicurezza e igiene in uno dei luoghi simbolo della città. Dall’altra la richiesta di non dimenticare che dietro quelle situazioni ci sono persone, spesso segnate da povertà, dipendenze, solitudine o disagio.
L’affondo finale
Don Capitani conclude con una domanda che suona come una provocazione rivolta all’intera comunità.
«Caritas è imperterrita, è vero, ma solo a restare fedele al comando di Gesù, oppure andiamo bene solo quando paghiamo gli sfratti e le bollette per evitare che vengano tagliati i servizi?!».
Parole che arrivano nel pieno di una discussione cittadina destinata a proseguire e che riportano al centro un interrogativo più ampio: come conciliare il diritto alla sicurezza e al decoro con il dovere di non voltarsi dall’altra parte davanti alle fragilità più estreme.



