GROSSETO. La riorganizzazione della chirurgia non si ferma definitivamente, ma la delibera 901 non dovrà essere attuata fino alla conclusione del confronto con i sindaci. Nel frattempo sul tavolo dovranno arrivare numeri, personale, investimenti e prospettive di ogni ospedale. E soprattutto, dalla battaglia nata intorno alla chirurgia, dovrà nascere un Patto per la sanità della provincia di Grosseto.
È il punto di caduta trovato dai sindaci maremmani nella seconda conferenza congiunta dedicata alla sanità. Dopo le divisioni del primo incontro, questa volta il documento ha raggiunto il quorum deliberativo in entrambe le zone-distretto.
Una differenza non da poco. Perché la prima riunione si era chiusa con la richiesta, sottoscritta da 10 Comuni insieme ad alcune organizzazioni sindacali, di ritirare la delibera 901 del 28 agosto. Adesso la posizione cambia: non si chiede più di cancellare l’atto, ma di non dare attuazione alla riorganizzazione fino alla conclusione del confronto.
Prima i numeri, poi le decisioni
Il punto sul quale i sindaci sembrano aver trovato la sintesi è racchiuso in una frase del documento: «Prima i dati, poi il confronto, poi le scelte».
All’Asl Toscana sud est viene chiesto di mettere sul tavolo volumi di attività, esiti, personale, posti letto, utilizzo delle sale operatorie, liste d’attesa, trasferimenti dei pazienti e investimenti necessari. Numeri sui quali costruire il confronto prima di decidere come cambierà la sanità maremmana.
Ma la discussione, a questo punto, va ben oltre la chirurgia.
A spiegarlo è il presidente della Provincia e sindaco di Roccastrada Francesco Limatola. «Abbiamo definito il Patto partendo dalla riorganizzazione – dice – È un documento con obiettivi chiari, sul quale aprire il confronto. Dentro ci sono la missione e le prospettive di sviluppo degli ospedali, ma anche un concetto nuovo: quello della sanità rurale. Perché le Case della Comunità, per funzionare, hanno bisogno di medici, infermieri e assistenti che lavorino al loro interno e di risorse per garantire i servizi».
Ed è proprio quello delle risorse uno dei punti centrali. Il Patto chiede infatti che la loro distribuzione tenga conto delle caratteristiche della Maremma e prevede meccanismi di perequazione a favore delle aree interne.
«La Maremma è il 20% della Toscana, ma ha il 5% degli abitanti»
Il problema delle risorse è una parte fondamentale dell’assemblea dei sindaci: la Maremma è vasta, ma ha una densità di popolazione molto bassa. Il che vuol dire che i cittadini impiegheranno più tempo per ricevere le cure.
«La provincia di Grosseto rappresenta il 20% del territorio regionale e appena il 5% della popolazione. Così non può funzionare. Il nodo è proprio il sistema con il quale vengono distribuite le risorse sanitarie – dice il sindaco di Capalbio Gianfranco Chelini – L’area della Toscana sud est è più debole rispetto ad altre zone della Regione e anche all’interno della stessa Asl esistono squilibri che finiscono per penalizzare gli ospedali maremmani».
Per questo viene chiesto un nuovo sistema di allocazione delle risorse, che tenga conto non soltanto del numero degli abitanti, ma anche della vastità del territorio e delle distanze.
Chelini porta l’esempio di Orbetello e Massa Marittima, che rischiano di essere penalizzati rispetto a presidi come Montevarchi, e allarga il ragionamento al rapporto con i grandi ospedali regionali, da Careggi a Cisanello.
«Il rischio è che i grossetani finiscano per pagare tre volte la sanità: attraverso il finanziamento generale del sistema sanitario, attraverso i costi sostenuti dalle famiglie quando devono accompagnare i propri cari negli ospedali lontani dalla provincia – dice Chelini – E attraverso la mobilità sanitaria, quando la prestazione effettuata fuori dall’Asl viene rimborsata dall’azienda di provenienza».
Il timore è che la Maremma finisca per diventare «il sud della Regione», con una condizione strutturalmente diversa e più penalizzante rispetto alle aree maggiormente servite. Un problema che, secondo Chelini, deve essere affrontato anche attraverso scelte specifiche.
Grosseto cresce, ma non svuotando gli altri ospedali
Nel Patto c’è un principio preciso: rafforzare il Misericordia senza indebolire gli ospedali periferici. L’ospedale di Grosseto dovrà sviluppare le attività ad alta complessità, le specializzazioni e le tecnologie avanzate, compresa la chirurgia robotica. Ma Orbetello, Massa Marittima, Castel del Piano e Pitigliano dovranno avere funzioni e prospettive certe, insieme a personale e investimenti adeguati.
La costruzione della rete provinciale, secondo il documento, non può tradursi in un progressivo trasferimento delle attività verso Grosseto. Per la chirurgia e le emergenze di media e bassa complessità nei presidi periferici, l’obiettivo è mantenere e aumentare i volumi, non ridurli.
È proprio il rapporto fra centro e periferia uno dei temi che ha attraversato l’intera riunione. Per i sindaci, infatti, la sanità maremmana non può essere organizzata con gli stessi criteri utilizzati nelle aree urbane.
La provincia è vasta, poco densamente popolata, ha numerose aree interne e una popolazione anziana. A questo si aggiungono le distanze fra i centri e l’aumento delle presenze durante la stagione turistica.
Per questo nel Patto compare un concetto destinato a diventare centrale nel confronto con la Regione: «La distanza è essa stessa un fattore sanitario».
Buoncristiani: «L’assemblea dei sindaci deve svolgere il proprio ruolo»
Sulla necessità di costruire un metodo di lavoro interviene anche il sindaco di Follonica Matteo Buoncristiani.
«È importante che questa assemblea trovi un meccanismo di lavoro e svolga il proprio ruolo – dice – La sanità è un tema che tocca direttamente i cittadini. Con il confronto con i medici, con i sindacati e con tutti possiamo lavorare bene con l’assemblea dei sindaci».
La delibera sulla chirurgia diventa quindi il punto dal quale partire per costruire un metodo diverso: confrontarsi prima delle decisioni, coinvolgendo medici, organizzazioni sindacali e territori. Ed è anche il punto che ha sottolineato il sindaco di Grosseto.
«Abbiamo costruito i contenitori, ora servono persone»
Il Patto entra poi nella partita della medicina territoriale. Case e Ospedali di Comunità, medici di medicina generale, infermieri di famiglia, assistenza domiciliare e servizi sociosanitari dovranno funzionare come una rete insieme agli ospedali.
Ma i sindaci chiedono di non applicare automaticamente alla Maremma modelli pensati per le città. La sanità rurale non può essere una copia in piccolo di quella urbana. E per far funzionare le nuove strutture servono professionisti.
«Abbiamo costruito nuovi contenitori: dobbiamo avere personale e risorse per riempirli di servizi», scrivono i sindaci nel documento.
Il rischio, altrimenti, è quello di un circolo vizioso: meno personale significa meno attività, meno attività rendono gli ospedali periferici meno attrattivi e questo rende ancora più difficile trovare nuovi professionisti.
I sindacati: «La riorganizzazione non può essere a costo zero»
Il Patto ha raccolto un’apertura anche dalle organizzazioni sindacali presenti, anche se non sono mancate le critiche. Simone Gobbi della Cisl ha contestato il metodo seguito nel confronto con la Regione, sottolineando che i sindacati erano stati coinvolti nella prima conferenza ma non nel successivo incontro con l’assessora regionale Monia Monni.
Resta poi aperta la questione di Massa Marittima e della chirurgia d’urgenza. La Cisl ha ribadito di non essere contraria in partenza a una riorganizzazione della rete, ma su quel punto chiede un passo indietro. E soprattutto contesta l’idea che un cambiamento di questa portata possa essere realizzato senza nuove risorse: dopo anni di riduzione dei servizi, secondo il sindacato, alla Maremma servono investimenti e non soltanto una riorganizzazione a costo zero.
Anche la Uil valuta positivamente il nuovo documento e la scelta di costruire un Patto provinciale, ricordando però che la Maremma «ha già versato tanto in termini di tagli e riduzioni di servizi». L’apertura è quindi a un tavolo che porti a progetti condivisi e concretamente attuabili.
La discussione cominciata con la delibera 901, quindi, ha ormai cambiato dimensione. La chirurgia resta il primo banco di prova, ma l’obiettivo dei sindaci adesso è mettere nero su bianco quale dovrà essere la sanità maremmana dei prossimi anni. E farlo prima che le scelte sui singoli ospedali diventino definitive.
Una posizione in parte diversa arriva invece da Anaao Assomed. Il sindacato dei medici accoglie positivamente il coinvolgimento delle organizzazioni sindacali e la scelta di lavorare partendo dai dati, ma sottolinea che la riorganizzazione della rete chirurgica è già in corso e invita a non disperdere il lavoro già fatto. L’obiettivo, secondo Anaao, deve essere l’ottimizzazione del sistema e non un semplice blocco per ripartire da zero. La richiesta è inoltre che il metodo di collaborazione avviato a Grosseto possa essere esteso anche alle altre province dell’Asl Toscana sud est, Siena e Arezzo.
Nel complesso, quindi, dalle organizzazioni sindacali arriva un’apertura al Patto, ma con un punto fermo condiviso: la riorganizzazione dovrà passare attraverso il confronto e dovrà essere accompagnata dalle risorse necessarie a garantire servizi e personale.





