GROSSETO. Ritirare la delibera 901 e ricominciare. Stavolta mettendo prima sul tavolo numeri, costi, posti letto, personale e conseguenze per ogni ospedale della Maremma. Lo chiedono dieci Comuni della provincia e quattro organizzazioni sindacali alla nuova direzione della Asl Toscana Sud Est, alzando ulteriormente il livello dello scontro sulla riorganizzazione della chirurgia decisa il 28 agosto dall’allora direttore generale Marco Torre.
E dietro alla richiesta c’è un’accusa politica precisa: una decisione di questa portata sarebbe stata presa senza un vero confronto preventivo con i territori. Il sindaco di Grosseto lo dice apertamente: «La Deliberazione n. 901 è stata adottata senza un confronto preventivo e sostanziale con i sindaci».
La posizione è stata messa nero su bianco lunedì 15 settembre, al termine della riunione congiunta delle due zone-distretto, e arriva dopo settimane di proteste e preoccupazioni che hanno attraversato la provincia, da Massa Marittima a Orbetello, da Castel del Piano a Pitigliano, fino allo stesso Misericordia di Grosseto.
Il documento non chiede semplicemente qualche correzione. La conclusione è esplicita: ritirare la delibera e riaprire il percorso di programmazione, mettendo prima a disposizione dei territori i dati sui quali è stata costruita la riorganizzazione, calcolando quanto costerà realmente e stabilendo quale futuro viene assegnato a ciascun ospedale della provincia.
Una contestazione sul merito, quindi, ma prima ancora sul metodo.
«La delibera è stata adottata senza confrontarsi con i sindaci»
A ribadirlo con parole ancora più esplicite è il sindaco di Grosseto, dopo la conferenza dei sindaci. «Non siamo contrari al cambiamento e non vogliamo mettere un ospedale contro l’altro – dice –. Chiediamo però che decisioni così importanti vengano assunte con trasparenza, confronto e dati alla mano».
Poi l’affondo sulla delibera 901: secondo il sindaco, il provvedimento «è stato adottato senza un confronto preventivo e sostanziale con i sindaci e senza una rappresentazione completa degli effetti organizzativi ed economici della riorganizzazione». Ma nella delibera a firma di Marco Torre si diceva invece che il confronto c’era stato. Un cortocircuito istituzionale non da poco.
Per questo chiede l’annullamento della delibera, la pubblicazione dei dati e del costo reale dell’operazione, un nuovo confronto fra sindaci, Regione e professionisti sanitari e soprattutto garanzie precise sulle funzioni e sulle risorse di tutti gli ospedali della rete provinciale.
Una contestazione al metodo che non nasce oggi. Già all’indomani della decisione, anche i Comitati di partecipazione avevano denunciato di essere stati esclusi dal confronto, mentre il Comune di Orbetello aveva sostenuto pubblicamente di non essere stato preventivamente coinvolto dalla Asl.
La richiesta: «Ritirate la delibera 901»
Il documento approvato lunedì alza adesso il livello dello scontro. Sindaci e organizzazioni sindacali chiedono alla nuova direzione della Asl Toscana Sud Est «di ritirare la Deliberazione del Direttore Generale n. 901 del 28 agosto 2026 e riaprire il percorso di confronto e programmazione».
L’obiettivo dichiarato è arrivare a eventuali nuove decisioni soltanto dopo aver condiviso i dati, valutato gli effetti sull’assistenza e sull’organizzazione degli ospedali e coinvolto realmente i territori.
Non viene contestata a priori la necessità di cambiare. Anzi. Nel documento i sindaci riconoscono esplicitamente la necessità di garantire qualità, sicurezza, appropriatezza ed efficienza e precisano di non volersi opporre per principio ai processi di riorganizzazione.
Pongono però una condizione: il risultato deve essere una rete ospedaliera complessivamente più forte, senza indebolire gli ospedali di prossimità e senza scaricare sul Misericordia di Grosseto un carico assistenziale eccessivo.
«Fateci vedere tutti i numeri»
La prima richiesta è probabilmente anche quella più significativa: i dati.
I sindaci vogliono conoscere, ospedale per ospedale, i numeri utilizzati dalla Asl per costruire il nuovo modello: volumi di attività, risultati, appropriatezza, sedute operatorie, personale disponibile, posti letto, liste di attesa, tempi dei percorsi di cura e tempi necessari per gli eventuali trasferimenti dei pazienti.
È proprio sui volumi che l’azienda ha costruito una parte importante della propria difesa della riorganizzazione. La Regione, rispondendo nei giorni scorsi in Consiglio regionale a un’interrogazione sulla centralizzazione della chirurgia grossetana, ha riportato la posizione dell’ex direttore generale Torre: il modello dovrebbe concentrare le attività ad alta complessità nell’ospedale provinciale e, contemporaneamente, decentrare verso gli ospedali periferici attività programmate di minore complessità ma ad alti volumi.
Ed è proprio qui che sindaci e sindacati vogliono vedere le carte.
Quanto costa davvero spostare la chirurgia
Poi c’è un’altra domanda alla quale i firmatari chiedono una risposta: quanto costa la riorganizzazione? La delibera 901 non comporta formalmente un impegno di spesa. Per sindaci e sindacati, però, questo non basta.
Chiedono di calcolare il personale necessario, gli investimenti, i costi legati allo spostamento delle attività, le conseguenze sull’organizzazione dei singoli ospedali e gli eventuali risparmi previsti.
«Il fatto che la Deliberazione n. 901 non comporti formalmente un impegno di spesa – si legge nel documento – non può esaurire la valutazione del costo complessivo del modello organizzativo che si intende realizzare».
Una questione tutt’altro che secondaria, perché spostare attività chirurgica significa organizzare sale, anestesisti, chirurghi, infermieri, posti letto, diagnostica, trasferimenti e percorsi dei pazienti. Considerando che il bilancio dell’Asl Sud Est parla di una perdita di 94 milioni di euro, pur ripianati dalla Regione.
Orbetello, Massa Marittima, Pitigliano e Castel del Piano: «Diteci quale futuro avranno»
È questo probabilmente il cuore territoriale della battaglia.
La rete ospedaliera grossetana ha caratteristiche difficilmente sovrapponibili a quelle di altre province: grandi distanze, collegamenti non sempre rapidi, zone montane e interne, una popolazione anziana e fragile e località costiere che durante l’estate moltiplicano le presenze.
Il documento distingue chiaramente i diversi presidi: Orbetello e Massa Marittima, ospedali di base con Pronto soccorso; Pitigliano e Castel del Piano, ospedali di base in zona disagiata anch’essi sede di Pronto soccorso; e il Misericordia di Grosseto, ospedale di primo livello e riferimento provinciale.
Per i quattro ospedali periferici i firmatari chiedono adesso qualcosa di molto concreto: funzioni, attività, risorse e prospettive devono essere definite preventivamente.
Il timore è che la concentrazione di alcune attività possa determinare un progressivo impoverimento degli ospedali periferici e, contemporaneamente, spostare sul Misericordia una quantità di domanda che il presidio grossetano potrebbe avere difficoltà ad assorbire.
I posti letto persi negli anni
Su questo quadro pesa anche la fotografia tracciata nei giorni scorsi dalla Uil, che ha elaborato i dati dei report del Ministero della Salute.
Secondo il sindacato, in provincia di Grosseto i posti letto di chirurgia generale sarebbero passati nel corso degli anni da 155 a meno di 60, con una riduzione complessiva del 63%.
La contrazione indicata dalla Uil sarebbe stata del 68% al Misericordia di Grosseto, del 63% a Orbetello, del 70% a Castel del Piano e del 47% a Massa Marittima, mentre Pitigliano ha perso l’attività chirurgica.
È anche alla luce di questo percorso che il sindacato aveva già chiesto di fermare la nuova riorganizzazione e aprire un tavolo con istituzioni e territori.
Non basta sapere quanti interventi vengono fatti
Sindaci e sindacati contestano inoltre un approccio basato soltanto sui volumi. Per stabilire dove e come organizzare la chirurgia, sostengono, bisogna mettere nel calcolo la geografia reale della Maremma.
Quindi le distanze, la viabilità, le aree interne, l’età della popolazione e l’aumento delle presenze durante la stagione turistica. Ma soprattutto chiedono che venga misurato il tempo complessivo del percorso del paziente: dal momento in cui entra nel primo ospedale fino all’eventuale trasferimento e, infine, all’intervento chirurgico.
Perché un modello efficiente sulla carta può produrre effetti molto diversi se il paziente si trova a pochi minuti dal Misericordia oppure a decine di chilometri di distanza.
E Grosseto cosa guadagna dalla concentrazione?
C’è poi l’altra faccia della riorganizzazione. Se alcune attività più complesse devono essere concentrate sul Misericordia, sindaci e sindacati chiedono di sapere che cosa arriverà davvero a Grosseto.
Quali specializzazioni saranno sviluppate? Quali professionisti verranno assunti? Quali tecnologie saranno acquistate? Quali investimenti accompagneranno il nuovo modello?
Nel documento compare esplicitamente anche la chirurgia robotica. La richiesta è che la concentrazione dell’alta complessità faccia parte di «un effettivo progetto di crescita» e non si risolva semplicemente nello spostamento dell’attività chirurgica da un ospedale all’altro.
Il nodo della mobilità sanitaria
Il confronto arriva inoltre mentre sulla sanità maremmana pesa un altro fenomeno che MaremmaOggi ha già raccontato: l’aumento dei ricoveri fuori dalla Toscana e il ricorso alla sanità privata.
È un elemento che rende ancora più delicata la discussione sulla capacità della rete pubblica provinciale di trattenere i pazienti e garantire loro risposte in tempi adeguati.
Il rischio indicato dai territori è quello di un circolo vizioso: se diminuisce la capacità di risposta degli ospedali più vicini ai cittadini e contemporaneamente il presidio centrale non viene sufficientemente rafforzato, una parte della domanda può cercare risposta altrove.
Ed è proprio per questo che il documento non si limita alla chirurgia. Fin dalle prime righe, infatti, sindaci e sindacati chiariscono che la questione riguarda «il futuro e la tenuta complessiva dei servizi sanitari territoriali», oltre alle modalità con cui i cittadini possono accedere alla sanità di prossimità.
Una delle prime grane per la nuova direzione della Asl
La richiesta arriva in un momento particolarmente delicato per la Toscana Sud Est. Marco Torre ha lasciato la guida dell’azienda e dal primo settembre la direzione generale è stata assunta temporaneamente da Biancamaria Rossi, già direttrice amministrativa della Asl.
Nel frattempo il presidente della Regione Eugenio Giani ha designato il maremmano Dario Rosini come nuovo direttore generale.
La delibera sulla chirurgia diventa quindi una delle prime questioni politiche e sanitarie pesanti che la nuova governance dovrà affrontare. E stavolta il messaggio che arriva dalla Maremma è unitario almeno tra i firmatari: prima di andare avanti, tornare indietro e discutere.
Dieci Comuni e quattro sindacati firmano il documento
Non tutti i Comuni della provincia risultano firmatari ed è importante precisarlo. Per la zona distretto Amiata grossetana-Colline Metallifere-Grossetana hanno sottoscritto il documento Campagnatico, Cinigiano, Follonica, Grosseto e Scarlino.
Per le Colline dell’Albegna figurano Manciano, Monte Argentario, Orbetello, Pitigliano e Sorano.
Le organizzazioni sindacali che hanno presentato e condiviso il documento sono invece Cisl Grosseto, NurSind, Nursing Up e Uil. La piattaforma comune, dunque, non è la difesa dello status quo e nemmeno una battaglia per spostare attività da un ospedale all’altro.
La richiesta è un’altra: fermare la delibera 901, rendere pubblici i dati, calcolare costi e conseguenze, stabilire che cosa dovrà fare ogni ospedale e soltanto dopo decidere come riorganizzare la chirurgia maremmana.
La sintesi scelta dagli stessi firmatari è probabilmente anche quella che meglio racconta lo scontro che si apre adesso: «La distanza geografica non può tradursi in distanza dal diritto alla salute. Prima i dati, poi il confronto, poi le scelte».



