GROSSETO. Ci sono locali nei quali si entra per bere qualcosa. E poi ce ne sono altri nei quali, quasi senza accorgersene, si finisce per lasciare un pezzo della propria vita.
Il Dribbling appartiene alla seconda categoria. Per 27 anni, dietro quelle vetrine di via Ximenes sono passate generazioni di grossetani. Sono nati amori e amicizie, qualcuno ha litigato e poi fatto pace, altri hanno semplicemente occupato sempre lo stesso posto, alla stessa ora, con le stesse persone.
C’erano le serate con la musica dal vivo, i dj set, gli aperitivi che diventavano cena e quella luce soffusa che negli anni era diventata una delle caratteristiche del locale.
Adesso, però, il Dribbling ha chiuso. E per chi lì dentro ha trascorso centinaia di serate, vedere la porta abbassata significa fare i conti con una piccola parte di Grosseto che non c’è più.
«Sono stati anni bellissimi», dice Romina Laurenti, che per 27 anni del Dribbling è stata titolare, anima e volto.
Quel piccolo bar che diventò un punto di ritrovo
All’inizio non era affatto scontato che sarebbe andata così. Marco Scali è stato uno dei primi clienti e ricorda bene il Dribbling degli esordi.
«Ci andavo proprio perché non c’era nessuno – racconta – Poi piano piano sono arrivati i miei amici e, con il tempo, il locale ha cominciato a prendere vita».
Prima un gruppo, poi un altro. Il passaparola. Gli amici degli amici.
E quel piccolo bar appena fuori dalle Mura ha cominciato a riempirsi fino a diventare uno dei punti d’incontro della città.
C’era chi arrivava anche dal resto della provincia per trascorrere lì la serata. E dietro al bancone, insieme a Romina, negli anni si sono alternati tanti ragazzi e ragazze che hanno contribuito a costruire l’identità del locale.
«Ci andava tanta gente perché Romina era una brava barman e lì stavamo bene – ricorda Scali – Potevi incontrare chiunque. Abbiamo fatto esperienze, conoscenze, tutte molto positive. Alla fine era diventato casa nostra. E anche gli altri si sentivano a casa».
Quando l’apericena a Grosseto ancora non esisteva
C’è anche una piccola rivoluzione nelle abitudini dei grossetani legata alla storia del Dribbling. Il locale fu infatti tra i primi a portare a Grosseto la formula dell’apericena.
Oggi è difficile immaginare un aperitivo senza un buffet o qualcosa da mangiare. Allora non era così.
Al Dribbling, in fondo al bancone, cominciarono ad apparire vassoi di panzanella, gnocchi ai formaggi, tramezzini e tante altre preparazioni. Si entrava per bere qualcosa e si finiva per cenare.
L’idea Romina l’aveva maturata prima di aprire il locale, quando lavorava al Parioli, dove ai drink venivano già accompagnati degli stuzzichini. Quando iniziò la sua avventura in via Ximenes decise di sviluppare quella formula.
Fu uno dei tratti distintivi degli anni d’oro del Dribbling, insieme alla musica dal vivo e ai dj set.
Format che oggi fanno parte della normalità, ma che allora contribuirono a cambiare il modo di vivere l’aperitivo in città.
«Lavoravo dalla mattina alla sera, ma per me era casa»
Dietro alle serate, alla musica e ai bicchieri alzati per brindare c’era però un’altra faccia del Dribbling.
Quella del lavoro. Tanto.
«È stato un grande sacrificio per tutto il lavoro che c’è stato dietro – racconta Romina –. Lavoravo molto, dalla mattina alla sera. Ma per me era diventato casa».
E casa, con il passare degli anni, non era soltanto il locale. Era diventata via Ximenes. «Eravamo tutti molto uniti – dice –: le altre attività, le famiglie che abitano lì, le persone che incontravo ogni giorno».
Rapporti nati attorno a un bancone e poi usciti dalla porta del bar, fino a coinvolgere famiglie intere.
«Fino all’ultimo giorno sono rimasti con me»
Poi arriva il momento in cui si deve chiudere. Ventisette anni, però, non entrano dentro una serranda abbassata.
«Sono felice perché ho avuto un bellissimo vissuto – dice Romina –. Ho vissuto il bar come una casa e fino all’ultimo giorno i clienti sono stati con me».
E sono proprio i clienti storici a dover adesso fare i conti con un’abitudine che non c’è più. Marco e gli amici hanno già cominciato a cercare un altro luogo dove incontrarsi. Il nuovo punto di ritrovo è diventato il Bar Bottega.
Ma è inevitabile che sia diverso. «Sono momenti strani – racconta Marco –. Hai davanti tutta la storia che hai vissuto e vederlo chiuso è molto triste. Nemmeno Romina sarà sostituibile».
Poi trova il lato positivo. «Almeno adesso può uscire con noi», dicono.
Una battuta che racconta forse meglio di tante altre parole che cosa sia stato il Dribbling. Perché a un certo punto la titolare aveva smesso di essere soltanto la persona dall’altra parte del bancone.
Ventisette anni che restano in città
Romina adesso vuole soprattutto dire grazie. Agli amici. Ai clienti. Ai ragazzi che hanno lavorato con lei. Alle attività vicine. Alle famiglie di via Ximenes. A chi è entrato una volta e a chi, per anni, praticamente non ha saltato una serata.
Il Dribbling non sarà più il posto dove ritrovarsi il venerdì o il sabato sera.
Ma restano 27 anni di compleanni, aperitivi, musica, incontri, discussioni, amori e amicizie. E restano migliaia di ricordi personali che, messi tutti insieme, diventano un pezzo della memoria di una città.
Perché alla fine il Dribbling non era soltanto il posto dove andare a bere qualcosa. Per molti grossetani era diventato casa.





