GROSSETO. Ventisei detenuti dove i posti dovrebbero essere appena 15, almeno quattro persone in ogni cella, spazi esterni ridotti a un piccolo cortile e un edificio ottocentesco che mostra ormai tutti i suoi limiti. Ma anche agenti e operatori che, nonostante le difficoltà, riescono a mantenere un rapporto diretto e umano con le persone detenute.
È la fotografia del carcere di Grosseto scattata dalla Camera Penale dopo la visita del 27 agosto alla casa circondariale di via Saffi, nell’ambito di “Ristretti in agosto”, l’iniziativa nazionale promossa dall’Osservatorio Carcere dell’Unione delle Camere Penali Italiane.
Una situazione che si affianca a quella riscontrata nel carcere di Massa Marittima, anch’esso visitato dalla Camera Penale: pure qui i detenuti superano la capienza regolamentare e pesa soprattutto la carenza di personale della Polizia penitenziaria.
Il quadro emerso dalle due visite sarà anche al centro della giornata di studi organizzata dall’Unione delle Camere Penali Italiane sabato 19 settembre al Grand Hotel Adriatico di Firenze, alla quale parteciperà la Camera Penale di Grosseto. Il titolo scelto per l’iniziativa è netto: “Lo stato generale dell’esecuzione penale: anatomia di un disastro”.
A Grosseto 26 detenuti per 15 posti
Il primo dato è quello del sovraffollamento.
La casa circondariale di Grosseto ha una capienza regolamentare di appena 15 posti, mentre al momento della visita erano presenti 26 detenuti: un indice di affollamento di circa il 173%.
Di questi, 11 erano in custodia cautelare, 10 con condanna definitiva e 5 appellanti. Diciassette erano cittadini stranieri, prevalentemente provenienti dall’Africa e dal Nord Africa.
La delegazione della Camera Penale ha inoltre rilevato la presenza di nove detenuti con problemi di tossicodipendenza, uno dei quali sottoposto a terapia metadonica, e di due persone con disturbi psichiatrici.
I detenuti, secondo quanto rilevato dagli avvocati, sono distribuiti in almeno quattro per cella.
A visitare il carcere di via Saffi sono stati il presidente della Camera Penale di Grosseto Massimiliano Arcioni, il segretario Romano Lombardi e il consigliere Marco Biagioli.
Un carcere ottocentesco con pochissimi spazi
Il problema non riguarda soltanto il numero dei detenuti. È la struttura stessa di via Saffi a essere considerata ormai inadeguata.
Il carcere si trova infatti all’interno di un edificio ottocentesco, molto piccolo, con scarsa luminosità e pochissimi spazi all’aperto. Il passeggio consiste sostanzialmente in un cortile di dimensioni ridotte, utilizzabile per alcune ore durante la giornata.
C’è una sola sala colloqui, mentre una piccola palestra consente ai detenuti di svolgere attività fisica.
Durante l’ultima visita ispettiva dell’Asl, effettuata nel giugno 2026, sarebbero inoltre state rilevate alcune criticità legate a infiltrazioni di umidità in alcuni locali.
Accanto ai problemi, la Camera Penale segnala però anche alcuni aspetti positivi: una cucina ben organizzata e pulita, una piccola libreria, la palestra e soprattutto il rapporto instaurato tra detenuti e personale.
Sei agenti in meno e un solo educatore
Anche il personale deve fare i conti con numeri ridotti.
A Grosseto la pianta organica della Polizia penitenziaria prevede 36 unità, mentre quelle effettivamente presenti sono 30. Cinque agenti, inoltre, risultano impiegati nel Nucleo traduzioni.
Sul fronte dell’area trattamentale la situazione è ancora più delicata: c’è un solo educatore per l’intero istituto.
La Camera Penale sottolinea inoltre che, dopo numerosi anni, nell’ultimo biennio si sono registrate due visite del magistrato di Sorveglianza.
Nonostante questo quadro, proprio il lavoro del personale rappresenta, secondo gli avvocati, uno degli elementi maggiormente positivi emersi durante la visita.
«Grande professionalità e umanità»
Polizia penitenziaria, personale educativo, sanitario e operatori riescono, secondo la Camera Penale, a mantenere un’attenzione particolare alla dimensione personale dei rapporti con i detenuti.
«Le visite negli istituti di Grosseto e Massa Marittima ci restituiscono una realtà complessa – spiegano dalla Camera Penale – nella quale le criticità strutturali e di organico convivono con un dato che riteniamo doveroso sottolineare: la professionalità e l’umanità di chi opera quotidianamente all’interno del carcere».
Un patrimonio che, secondo gli avvocati, deve essere riconosciuto e tutelato, perché il rapporto costruito quotidianamente tra personale e detenuti consente di attenuare alcune delle difficoltà prodotte dalle carenze delle strutture.
A Massa Marittima 54 detenuti per 43 posti
Il sovraffollamento riguarda anche Massa Marittima, sebbene con proporzioni differenti.
Al momento della visita erano presenti 54 detenuti a fronte di una capienza regolamentare di 43 posti, pari a circa il 126%.
Venti detenuti erano stranieri, mentre 48 risultavano detenuti comuni di media sicurezza e altrettanti con condanna definitiva.
A Massa Marittima emerge però anche il lavoro svolto sul fronte del reinserimento: tre detenuti in regime di semilibertà lavorano in proprio, altri tre sono alle dipendenze di datori di lavoro esterni e quattro sono ammessi al lavoro all’esterno secondo l’articolo 21 dell’ordinamento penitenziario.
A visitare l’istituto sono stati la vicepresidente della Camera Penale Francesca Carnicelli, i consiglieri Riccardo Lottini e Camilla Toninelli e Federica Putignano, referente della Camera Penale di Grosseto per l’Osservatorio Carcere dell’Unione delle Camere Penali Italiane.
A Massa Marittima mancano 13 agenti
Particolarmente pesante è la situazione dell’organico della Polizia penitenziaria a Massa Marittima.
A fronte di una pianta organica di 36 unità, gli agenti assegnati ed effettivamente in servizio risultavano 23. Cinque di loro erano inoltre impiegati nel comparto amministrativo.
Sono invece presenti due educatori, corrispondenti alla pianta organica prevista.
Anche qui, sottolinea la Camera Penale, il funzionamento quotidiano dell’istituto è reso possibile dall’impegno del personale che deve operare in condizioni non semplici e con risorse limitate.
Grosseto, torna il nodo del nuovo carcere
È soprattutto la situazione di Grosseto, però, a riportare al centro una questione che si trascina da anni: la realizzazione del nuovo carcere nell’area dell’ex caserma Barbetti.
Secondo la Camera Penale, non è più possibile pensare che detenuti e personale continuino a compensare con l’organizzazione e l’impegno quotidiano i limiti di un edificio ottocentesco progettato per ospitare appena 15 persone.
Il progetto della ex Barbetti prevede una nuova struttura da oltre 200 posti, con un investimento indicato in 11,6 milioni di euro.
L’area è stata acquisita dall’Amministrazione penitenziaria nel gennaio 2024 e nel settembre 2025 era stata visitata anche dal sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro delle Vedove. Il cantiere, però, non è ancora partito.
Per la Camera Penale il nuovo carcere non deve essere considerato semplicemente come uno strumento per aumentare il numero dei posti disponibili.
Servono spazi adeguati per lavoro, formazione, attività fisica, rapporti con le famiglie e assistenza sanitaria, affinché la detenzione possa rispondere alla funzione rieducativa della pena prevista dalla Costituzione.
«Soprattutto per Grosseto – sottolinea la Camera Penale – non può essere il personale a dover compensare indefinitamente le carenze della struttura: la realizzazione del nuovo istituto è ormai una necessità concreta».
Sabato 19 settembre il confronto a Firenze
Il tema delle condizioni delle carceri arriverà ora a Firenze.
Sabato 19 settembre, al Grand Hotel Adriatico, la Camera Penale di Grosseto parteciperà alla giornata di studi organizzata dall’Unione delle Camere Penali Italiane dal titolo “Lo stato generale dell’esecuzione penale: anatomia di un disastro”.
Un appuntamento nazionale pensato per mantenere alta l’attenzione sulle condizioni di vita negli istituti penitenziari e sulle difficoltà che interessano detenuti, Polizia penitenziaria e operatori.
La Camera Penale di Grosseto annuncia che continuerà a seguire la situazione dei due istituti della provincia. E sul futuro carcere del capoluogo la richiesta è precisa: dopo anni di annunci e atti amministrativi, servono tempi certi per l’apertura del cantiere alla ex Barbetti.




