GROSSETO. Sapevano che Anna Rosa non sarebbe guarita. E quando la speranza di cambiare il corso della malattia aveva ormai lasciato spazio alla consapevolezza, per la sua famiglia era rimasto un obiettivo altrettanto importante: accompagnarla nell’ultimo tratto della sua vita con dignità, senza lasciarla sola e garantendole la migliore assistenza possibile.
È passato un mese dalla sua morte e oggi Franco, Davide e Alessandra hanno deciso di affidare a poche parole il loro ringraziamento a tutte le persone che, nei diversi reparti e servizi sanitari attraversati durante la malattia, si sono prese cura di Anna Rosa e della sua famiglia.
«La nostra Anna Rosa non sarebbe guarita, lo sapevamo bene – scrivono – ma il nostro obiettivo era chiaro: rendere quel percorso dignitoso e con la migliore assistenza possibile».
Il grazie a chi si è preso cura di Anna Rosa
La famiglia sceglie di non parlare di ciò che non ha funzionato e nemmeno di chi, durante quel difficile percorso, avrebbe mostrato indifferenza.
«Non vogliamo neanche soffermarci su chi ha mostrato indifferenza – dicono – Vogliamo invece soffermarci su chi ha veramente fatto tanto per lei che soffriva e per noi familiari».
Da qui nasce un lungo ringraziamento che attraversa ospedali, reparti e servizi del territorio.
Il primo pensiero va ai medici, agli infermieri e agli operatori sociosanitari della Neurologia dell’ospedale Misericordia di Grosseto, con un ringraziamento particolare al dottor Pieri e alla dottoressa Di Coscio.
La famiglia ringrazia poi tutto il personale del reparto di Medicina di Grosseto e quello dell’ospedale di comunità di Grosseto.
Un grazie arriva anche al personale della Geriatria di Castel del Piano, e in particolare alla dottoressa Castignani e al dottor Cortese, insieme agli infermieri e agli operatori sociosanitari che hanno assistito Anna Rosa.
«Ci hanno accompagnato verso l’inevitabile»
Poi c’è l’ultima parte del percorso, forse la più difficile. Quella nella quale curare significa soprattutto alleviare la sofferenza, accompagnare e restare accanto al malato e alla sua famiglia.
Per questo Franco, Davide e Alessandra rivolgono un ringraziamento particolare alla Leniterapia di Grosseto, al dottor Liotta, al dottor Poggiani e alla psicologa dottoressa Finocchi, oltre agli infermieri e a tutto il personale del reparto.
Sono stati loro, scrive la famiglia, ad assisterli «professionalmente e umanamente mentre accompagnavamo mamma verso l’inevitabile».
Il ringraziamento comprende anche gli infermieri e le infermiere dell’Adi, le operatrici sociosanitarie di Uscita di Sicurezza e quelle di Privata Assistenza.
«La gratitudine rimane»
Non ci sono cure capaci di cambiare ogni storia. Ma, anche quando la medicina non può più guarire, resta la possibilità di prendersi cura di una persona e di chi le sta accanto.
Ed è questo che la famiglia di Anna Rosa vuole ricordare a un mese dalla sua scomparsa.
«Non è mai facile, ma chi sa accogliere e prendersi cura dei pazienti e dei familiari aiuta in modo inimmaginabile. Non si cambia il destino, ma si può affrontarlo in modo umano».
Poi l’ultima frase, semplice e forse proprio per questo ancora più significativa: «È passato un mese, ma la gratitudine rimane».





