ROCCASTRADA. Il Pd di Roccastrada si schiera con il sindaco Francesco Limatola e alza ulteriormente il livello dello scontro sul progetto agrivoltaico previsto nelle campagne di Ribolla.
La posizione espressa dall’Unione comunale del Partito democratico è netta: se saranno definitivamente confermate le informazioni sulla catena societaria che conduce alla Shikun & Binui Ltd, per il Pd quell’impianto, in quel luogo e riconducibile a quella società, non deve essere autorizzato.
Una presa di posizione che arriva mentre continua il confronto sul grande progetto agrivoltaico previsto nell’ex territorio minerario di Ribolla e dopo l’intervento del centrodestra, che aveva invece concentrato le proprie critiche soprattutto sul consumo di suolo e sulla tutela del paesaggio.
Il Pd sposta il baricentro della discussione anche su un altro terreno: quello dell’origine dei capitali e dell’etica degli investimenti.
Il Pd incontra il Collettivo Diritti in Palestina
A sollevare la questione della proprietà dell’investimento era stato il Collettivo Diritti in Palestina, che aveva ricostruito i collegamenti societari della società proponente.
Il progetto fa capo a SPV Energy 3 Srl. La catena societaria ricostruita nei giorni scorsi conduce, attraverso società controllanti, al gruppo israeliano Shikun & Binui Ltd.
Dopo la diffusione di queste informazioni, il Pd di Roccastrada ha deciso di approfondire. «I rappresentanti locali del Pd – spiega l’Unione comunale – hanno chiesto un incontro con alcuni esponenti del Collettivo per approfondire la questione e conoscere le fonti delle informazioni».
Una scelta che il partito motiva anche con il proprio ruolo di forza di governo. «Quando si è forza di governo occorre qualche approfondimento in più prima di prendere posizione – dice il Pd – perché le posizioni che si prendono poi devono essere tradotte in atti e azioni concrete da parte dei nostri rappresentanti nelle istituzioni, altrimenti rimane tutta propaganda».
«La transizione ecologica deve essere anche etica»
Il Pd fa quindi proprie le parole utilizzate nei giorni scorsi dal sindaco Limatola. In particolare, condivide il principio secondo il quale la «transizione energetica deve essere compatibile con le vocazioni agricole, paesaggistiche ed economiche» del territorio e non può lasciare spazio a operazioni speculative.
Ma aggiunge un altro requisito. La transizione ecologica, sostiene il partito, deve essere anche «etica». «È importante che gli investimenti siano fatti non in contrasto con l’utilità sociale, come scritto nella Costituzione, e nel rispetto dell’ambiente e della dignità umana».
Ed è su questo punto che il giudizio politico diventa particolarmente duro. Il Pd richiama le informazioni emerse sulla proprietà finale dell’investimento e sulle attività attribuite al gruppo israeliano nei territori palestinesi occupati. Affermazioni sulle quali il partito chiede comunque che venga raggiunta una verifica «certa e definitiva».
«Se tutto è confermato, l’autorizzazione non può essere rilasciata»
È il passaggio politicamente più significativo del documento. «Se è verificato, in via certa e definitiva, quanto riportato dalla stampa – sostiene il Pd – le nostre istituzioni non possono rilasciare l’autorizzazione a queste società».
L’Unione comunale critica inoltre quella che definisce una struttura societaria composta da «scatole cinesi», utilizzata, secondo il partito, per rendere meno immediatamente riconoscibile la proprietà finale dell’investimento.
La conclusione del documento non lascia spazio a interpretazioni. «Pur nella necessità di attrarre investimenti privati – scrive il Pd – non è accettabile, moralmente, ospitare imprese come la Shikun & Binui Ltd».
E quindi: «Non deve essere autorizzato, a quella società e in quel luogo, agro di Ribolla, la realizzazione dell’impianto».
Il Pd però non dice no alle rinnovabili
Il documento segna però una distanza altrettanto chiara da una posizione di contrarietà generalizzata agli impianti energetici.
«Non bisogna solo dire no», sottolinea il Pd. Per il partito gli impianti da fonti rinnovabili sono necessari e gli investimenti devono riguardare un sistema energetico integrato che comprenda solare, eolico, geotermico, biomasse e idroelettrico.
Allo stesso tempo, però, vengono definite fondate le preoccupazioni espresse da cittadini e associazioni di fronte al rischio di «un uso sregolato del suolo agricolo e delle risorse naturali».
La parola chiave diventa quindi programmazione.
La partita della nuova legge sulle aree idonee
In questo quadro il Pd attribuisce particolare importanza alla futura legge regionale sulle aree idonee per gli impianti alimentati da fonti rinnovabili, sulla quale stanno lavorando Consiglio e Giunta regionale.
La scelta delle aree nelle quali concentrare gli investimenti viene considerata essenziale per evitare che la transizione energetica si trasformi in un’occupazione indiscriminata del territorio agricolo.
Ed è proprio partendo da questo principio che il Pd di Roccastrada rilancia un progetto alternativo.
«Un grande impianto fotovoltaico al Madonnino»
La proposta riguarda l’area industriale del Madonnino. «Vogliamo rilanciare l’idea di un grande impianto fotovoltaico nell’area industriale del Madonnino, un’area idonea, di iniziativa pubblica e partecipato da imprese private e azionariato popolare. Ci crediamo fortemente».
Non quindi soltanto pannelli fotovoltaici, ma un modello nel quale il territorio possa partecipare direttamente all’investimento e ai suoi benefici.
Il Pd immagina una sinergia fra pubblico e privato, accompagnata da investimenti sulle infrastrutture elettriche. Le reti attuali vengono giudicate obsolete e insufficienti per sostenere un modello energetico realmente diffuso.
Comunità energetiche contro la povertà energetica
L’altro tassello indicato dal partito sono le comunità energetiche.
L’obiettivo è favorire impianti ai quali possano partecipare famiglie, piccole e medie imprese e istituzioni locali, utilizzando parte dei benefici anche per sostenere chi vive situazioni di povertà energetica.
Una strategia che il Pd lega anche al quadro geopolitico internazionale e alla necessità, per l’Italia e l’Europa, di ridurre la propria dipendenza energetica.
La posizione sulle rinnovabili, dunque, resta favorevole, ma non a qualsiasi condizione.
Dopo Limatola, il Pd traccia la linea
Il nuovo intervento aggiunge così un altro tassello alla battaglia politica esplosa intorno al progetto di Ribolla.
Il centrodestra ha messo al centro la tutela del paesaggio e del suolo agricolo. Il sindaco Francesco Limatola ha chiesto che la transizione ecologica sia compatibile con le vocazioni del territorio e non diventi terreno per operazioni speculative.
Ora il Pd di Roccastrada sostiene apertamente il sindaco e aggiunge un principio: oltre che sostenibile, la transizione energetica deve essere eticamente compatibile con il territorio che ospita gli investimenti.
Fino ad arrivare a una richiesta precisa. Se quanto emerso sulla proprietà e sulle attività del gruppo sarà definitivamente confermato, per il Pd il progetto di Ribolla non deve ottenere l’autorizzazione.
«Per soddisfare una giusta necessità – conclude il partito – si partirebbe con un cattivo esempio».



