Ribolla, via libera al maxi impianto agrivoltaico: dove sorgeranno i 36mila pannelli tra Roccastrada e Grosseto | MaremmaOggi Skip to content

Ribolla, via libera al maxi impianto agrivoltaico: dove sorgeranno i 36mila pannelli tra Roccastrada e Grosseto

Parere positivo della Regione al progetto “Ribolla”: l’impianto da quasi 20 megawatt sorgerà nelle campagne a sud-est della frazione mineraria con pannelli fotovoltaici, oliveti, seminativi e nuove opere di mitigazione ambientale
La zona dove sorgerà l'impianto a sud est di Ribolla
La zona dove sorgerà l’impianto a sud est di Ribolla

RIBOLLA. Il via libera della Regione Toscana al progetto agrivoltaico “Ribolla” apre una nuova fase nel grande dibattito sul futuro energetico della Maremma. Ma soprattutto permette finalmente di capire, nel dettaglio, dove sorgerà l’impianto, quanto sarà esteso e quali trasformazioni porterà nel territorio tra Roccastrada e Grosseto.

Perché dietro la parola “agrivoltaico” si nasconde un intervento enorme, su circa 25 ettari, che unirà produzione agricola ed energia rinnovabile in una vasta area rurale a sud-est della frazione di Ribolla.


 


Il progetto, promosso dalla società Spv Energy 3, prevede infatti un impianto da quasi 20 megawatt di potenza nominale con oltre 36mila pannelli fotovoltaici bifacciali installati su terreni agricoli.

Ma non solo.

Dentro il piano ci sono anche un lungo cavidotto interrato; nuove cabine elettriche; opere di mitigazione paesaggistica; interventi agricoli integrati; collegamenti con la rete Terna e nuove piantumazioni e fasce verdi.

Dove sorgerà il nuovo impianto

La relazione paesaggistica allegata alla procedura ambientale individua con precisione l’area interessata.

L’impianto sorgerà nel territorio comunale di Roccastrada, a sud-est della frazione di Ribolla, in un contesto agricolo sub-pianeggiante compreso tra i 39 e i 64 metri sul livello del mare.

L’area scelta è oggi utilizzata per attività agricole ed è raggiungibile dalla Strada provinciale Pian dei Bichi; dalla SP31 Collacchia e attraverso viabilità rurale sterrata già esistente.

Le tavole progettuali mostrano un grande sistema di campi agricoli intervallati dai moduli fotovoltaici, con due macro aree principali separate da una strada bianca interna già presente.

I numeri del progetto

Il cuore dell’impianto sarà composto da: 36.828 pannelli fotovoltaici bifacciali; moduli in silicio monocristallino da 610 watt; strutture fisse in acciaio zincato e un’inclinazione di circa 15 gradi.

L’energia prodotta verrà raccolta attraverso inverter e cabine di trasformazione interne all’impianto, per poi essere trasferita verso Grosseto tramite un cavidotto interrato in media tensione lungo circa 16 chilometri.

La mappa dell'impianto e del cavidotto
La mappa dell’impianto e del cavidotto

Il lungo cavidotto fino a Grosseto

Una delle opere più importanti e meno visibili sarà proprio il collegamento elettrico.

Il cavidotto attraverserà: circa 5,7 chilometri nel comune di Roccastrada e oltre 10 chilometri nel territorio comunale di Grosseto.

Il tracciato correrà prevalentemente lungo strade esistenti: strade comunali; viabilità vicinale e percorsi rurali già presenti.

La cabina finale di consegna sarà invece realizzata in località Bottegone, vicino alla Statale Aurelia e alla futura stazione elettrica Terna.

Un impianto “agrivoltaico avanzato”

Il progetto insiste molto sulla definizione di “agrivoltaico avanzato”.

Secondo la documentazione tecnica, infatti, non si tratterebbe soltanto di pannelli collocati sopra terreni agricoli, ma di un sistema integrato in cui l’attività agricola continuerà durante tutta la vita utile dell’impianto.

La relazione prevede infatti seminativi asciutti in rotazione quadriennale; oliveti tradizionali e aree con wildflowers, cioè essenze floreali spontanee.

L’obiettivo dichiarato è mantenere la continuità agricola senza ricorrere a irrigazione intensiva e senza aumentare il consumo della falda.

La prima bocciatura della Regione

Un aspetto molto importante emerge chiaramente dalla relazione paesaggistica: il progetto iniziale non aveva convinto la Regione Toscana.

Nel settembre 2024 il Settore regionale Tutela del Paesaggio aveva infatti evidenziato “criticità paesaggistiche” ritenendo che il layout originario producesse impatti negativi significativi non adeguatamente mitigabili.

Per questo il progetto è stato sottoposto a procedura VIA completa.

La società proponente ha quindi modificato il piano introducendo riduzione e modifica del layout; nuove opere di mitigazione ambientale; fasce verdi e vegetazione integrativa e interventi per la tutela della maglia agraria storica.

Ed è proprio dopo queste modifiche che la Regione ha espresso il giudizio favorevole.

«L’agrivoltaico rappresenta una delle sfide più importanti per coniugare produzione energetica da fonti rinnovabili e tutela del territorio agricolo – spiega il presidente della Regione, Eugenio Giani. – La Toscana continua ad investire in una transizione energetica sostenibile, capace di attrarre investimenti, creare sviluppo e contribuire agli obiettivi di decarbonizzazione, mantenendo alta l’attenzione sugli equilibri ambientali e paesaggistici dei territori coinvolti».

Le mitigazioni paesaggistiche

Gran parte delle 176 pagine dello studio è dedicata all’impatto visivo dell’impianto.

Il progetto prevede infatti vegetazione lungo il reticolo idrografico; nuovi lembi boscati; schermature vegetali e recupero delle connessioni ecologiche.

Sono state inoltre elaborate simulazioni fotografiche e studi di intervisibilità per valutare da quali punti del territorio i pannelli saranno percepibili.

Il grande tema: energia contro paesaggio?

La vicenda Ribolla arriva in un momento delicatissimo per la Maremma.

Negli ultimi anni il territorio grossetano è diventato uno dei principali fronti italiani della transizione energetica con decine di impianti di agrivoltaico; fotovoltaico a terra; impianti eolici e nuove infrastrutture energetiche.

Ogni nuovo progetto apre inevitabilmente discussioni che mettono in contrapposizione tutela del paesaggio; consumo di suolo; difesa dell’agricoltura, ma anche opportunità economiche e indipendenza energetica.

E proprio il progetto Ribolla rappresenta uno dei casi simbolo di questo confronto.

Da una parte la Regione Toscana parla apertamente di una “sfida fondamentale” per la transizione energetica. Dall’altra restano aperti i dubbi di chi teme una progressiva trasformazione del paesaggio agricolo maremmano.

Cosa succede ora

Il giudizio favorevole della Regione non chiude comunque il percorso.

Il progetto dovrà rispettare prescrizioni ambientali, controlli successivi e tutte le condizioni previste nell’iter autorizzativo.

Nel frattempo il caso Ribolla è destinato a diventare uno dei temi centrali del dibattito energetico e paesaggistico della Maremma nei prossimi mesi.



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