CASTIGLIONE DELLA PESCAIA. Da una parte un Comune che difende un paesaggio costruito nei secoli e considera agricoltura e turismo il cuore della propria economia. Dall’altra un proprietario agricolo che vede nell’agrivoltaico una possibilità concreta per affrontare le difficoltà di un settore sempre più fragile e ricorda che la transizione energetica non può fermarsi davanti a ogni progetto.
È tutto racchiuso qui il confronto che si è aperto attorno all’impianto agrivoltaico “Campo Lombardo”, proposto da Edison Rinnovabili nella zona di Pian di Rocca, lungo la strada provinciale delle Collacchie.
Il progetto prevede un impianto da 17,8 megawatt e interessa un’area complessiva di circa 26 ettari. Proprio su questo intervento il Comune di Castiglione della Pescaia ha depositato una corposa relazione tecnica, con la quale chiede alla Regione Toscana di respingere il progetto ritenendolo incompatibile con le caratteristiche del territorio.
«Non siamo contro le rinnovabili, ma questo progetto non è sostenibile»
Il vicesindaco Federico Mazzarello respinge subito quella che considera una lettura semplicistica della vicenda.
«Il Comune di Castiglione della Pescaia non è contrario alle energie rinnovabili e non lo è mai stato. Lo dimostra anche il nuovo Piano strutturale, dove abbiamo inserito chiaramente la necessità di favorire la transizione energetica. Ma le rinnovabili devono essere compatibili con il territorio che le ospita», spiega.
Per l’amministrazione il punto non è quindi dire “no” al fotovoltaico, ma valutare caso per caso.
«Quello di Campo Lombardo è un progetto che, per dimensioni e localizzazione, rischia di produrre effetti negativi superiori ai benefici. Parliamo di un’area di straordinario valore agricolo e paesaggistico, dove il turismo e l’agricoltura rappresentano due pilastri fondamentali dell’economia locale. Non possiamo permetterci di comprometterli», afferma il vicesindaco.
Mazzarello sottolinea anche il metodo seguito dall’amministrazione prima di presentare le osservazioni alla Regione.
«Non è stato un documento scritto chiusi in un ufficio. Abbiamo aperto un confronto con cittadini, aziende agricole e vitivinicole, associazioni di categoria e anche con il gruppo consiliare di opposizione, che ha condiviso il lavoro svolto dagli uffici. È stato un percorso partecipato perché riteniamo che una scelta destinata a incidere sul futuro del territorio debba essere costruita ascoltando chi quel territorio lo vive ogni giorno».
Il vicesindaco tiene poi a chiarire un altro aspetto.
«Non siamo davanti a un impianto pensato per dare un beneficio concreto al territorio. Per questo abbiamo parlato di un intervento a carattere speculativo: riteniamo che un progetto di queste dimensioni alteri in modo irreversibile un paesaggio di grande pregio senza restituire un vantaggio proporzionato alla comunità locale», conclude.
Le ragioni del no: paesaggio, turismo, biodiversità e agricoltura
Le osservazioni depositate dal Comune non si limitano a una presa di posizione politica.
Si tratta di un documento tecnico articolato che affronta il progetto sotto numerosi profili.
Secondo gli uffici comunali, la realizzazione dell’impianto altererebbe l’immagine storica della piana di Pian di Rocca, un paesaggio agricolo ancora integro e privo di frammentazioni, attraversato ogni anno da migliaia di turisti diretti verso il mare. La presenza dei quattro campi agrivoltaici, delle recinzioni, della viabilità di servizio e delle opere di mitigazione finirebbe, secondo il Comune, per modificare in modo significativo la percezione del paesaggio.
Le criticità riguardano anche la strada provinciale delle Collacchie, individuata nel nuovo Piano strutturale come viabilità ad alta panoramicità, oltre alla vicinanza con aree di interesse archeologico e con beni paesaggistici tutelati.
Dubbi anche sull’attività agricola
Una parte importante delle osservazioni riguarda proprio il carattere agricolo dell’intervento.
Il Comune ritiene che il progetto non dimostri in maniera convincente la permanenza dell’attività agricola prevista sotto i pannelli.
Fra le criticità vengono evidenziati la forte densità della pannellatura, gli spazi ridotti per il passaggio dei mezzi agricoli, l’elevato ombreggiamento delle colture e alcuni dubbi sul calcolo della superficie effettivamente coltivabile.
L’amministrazione richiama inoltre il nuovo Regolamento europeo sul ripristino della natura, sostenendo che l’impianto potrebbe determinare una perdita di biodiversità, una frammentazione degli habitat agricoli e una riduzione della funzionalità ecologica dell’area, oltre ad aumentare il rischio di incendi in una zona già classificata ad alta pericolosità.
Brunner Moratti: «Non saranno coperti 26 ettari»
Di fronte alle osservazioni del Comune, Jacopo Brunner Moratti, proprietario dei terreni interessati, offre una lettura molto diversa del progetto.
La prima precisazione riguarda proprio le dimensioni dell’intervento.
«Si continua a parlare di 26 ettari, ma non saranno coperti tutti dai pannelli. La pannellatura interesserà circa 14 ettari, mentre il resto dell’area resterà coltivabile, come previsto dalla normativa sull’agrivoltaico», spiega.
Secondo Brunner Moratti, il progetto non rappresenterebbe quindi una trasformazione completa del terreno agricolo, ma un’integrazione tra produzione energetica e coltivazioni.
«Il Comune entra in valutazioni che spettano ad altri enti»
L’imprenditore ritiene inoltre che alcune delle osservazioni presentate dall’amministrazione escano dalle competenze strettamente comunali.
A suo giudizio il Comune dovrebbe concentrarsi sugli aspetti urbanistici e sull’inserimento paesaggistico dell’opera, mentre le valutazioni relative alla fauna, alla biodiversità o agli altri aspetti ambientali competono agli enti tecnici chiamati a esprimersi nel procedimento autorizzativo.
Sull’impatto visivo, invece, Brunner Moratti si dice disponibile al confronto.
«Quello posso capirlo. È giusto lavorare insieme per trovare le migliori schermature e ridurre al minimo l’impatto paesaggistico», osserva.
«In agricoltura oggi non si sa più di che morte morire»
Ma è soprattutto sul futuro dell’agricoltura che l’imprenditore concentra la sua riflessione.
«Ho certamente i miei interessi, non lo nego, ma oggi in agricoltura non si sa più di che morte morire», afferma.
Una frase che fotografa le difficoltà economiche di molte aziende agricole, strette tra aumento dei costi, cambiamenti climatici e redditività sempre più ridotta.
Da qui anche una considerazione destinata ad alimentare il dibattito.
«Tutti vogliono il green, perché la transizione energetica è ormai inevitabile. Però nessuno lo vuole nel proprio giardino di casa. E questo è il vero problema», conclude.
Ora la decisione spetta alla Regione
Le osservazioni del Comune entreranno ora nella fase istruttoria della procedura di Valutazione di impatto ambientale.
Sarà la Regione Toscana, insieme agli altri enti coinvolti, a valutare se il progetto potrà essere autorizzato, modificato oppure respinto.
Nel frattempo, il caso di Pian di Rocca diventa uno dei simboli di un confronto destinato a segnare il futuro della Maremma: come conciliare la necessità di produrre energia da fonti rinnovabili con la tutela di un paesaggio che rappresenta esso stesso una risorsa economica, ambientale e identitaria?




