GROSSETO. Molto prima del Brasile, di James Bond e delle irresistibili “zingarate” di Amici miei, il futuro professor Sassaroli sedeva sui banchi di una scuola di Grosseto.
Adolfo Celi, uno degli attori italiani più conosciuti a livello internazionale, trascorse infatti una parte della propria adolescenza nel capoluogo maremmano. Non si tratta soltanto di un ricordo tramandato o di una curiosità cinematografica: il suo nome compare negli annuari del Liceo ginnasio Carducci-Ricasoli.
Dietro quel breve ma significativo periodo grossetano c’è la storia del padre, Giuseppe Celi, alto funzionario dello Stato, prefetto di Grosseto e successivamente senatore del Regno.
L’arrivo della famiglia Celi a Grosseto
Adolfo Celi nacque a Messina il 27 luglio 1922. Arrivò a Grosseto nel 1932, quando aveva appena dieci anni, insieme alla famiglia.
Il padre Giuseppe era stato nominato prefetto della provincia. Secondo l’elenco storico conservato dalla Prefettura, ricoprì l’incarico dal 16 aprile 1932 al 13 settembre 1934, prima di essere trasferito a Padova.
Durante questi anni Adolfo frequentò il ginnasio cittadino. Nell’annuario scolastico relativo agli anni 1933, 1934 e 1935 risulta iscritto alla seconda ginnasiale, sezione A, del Carducci-Ricasoli.
Tra i suoi compagni di classe figuravano ragazzi che avrebbero successivamente ricoperto ruoli importanti nella vita professionale e pubblica grossetana, come il medico Paolo Maria Costa e Mario Meschini, futuro amministratore e dirigente della Coldiretti.
Un dettaglio d’archivio che permette di aggiungere Grosseto alle numerose città attraversate dalla famiglia Celi e alla formazione di quello che sarebbe diventato un protagonista del cinema e del teatro.
Giuseppe Celi, il prefetto diventato senatore
Nato a Messina nel 1879 e laureato in giurisprudenza, Giuseppe Celi entrò nell’amministrazione dell’Interno nel 1903. Si distinse anche nell’attività organizzativa svolta dopo il devastante terremoto che colpì Messina nel 1908.
Prima di arrivare in Maremma ricoprì diversi incarichi amministrativi. Dopo l’esperienza alla guida della Prefettura di Grosseto fu trasferito a Padova.
Nel 1939, dopo avere lasciato il servizio per raggiunti limiti di età, venne nominato senatore del Regno d’Italia. Una nomina maturata durante il regime fascista e una carica che si concluse nel 1945.
Morì a Messina il 19 febbraio 1946. Una data destinata a incrociarsi, in maniera quasi incredibile, con quella della scomparsa del figlio.
Dal ginnasio di Grosseto al Brasile
Terminata la stagione grossetana, Adolfo Celi proseguì gli studi e nel 1942 si iscrisse all’Accademia nazionale d’arte drammatica di Roma, dove si diplomò nel 1945.
La sua carriera prese presto una direzione internazionale. Dopo le prime esperienze cinematografiche in Italia si trasferì in Sudamerica, diventando una figura di primo piano del teatro e del cinema brasiliani.
Celi contribuì allo sviluppo del Teatro Brasileiro de Comédia di San Paolo e lavorò per oltre quindici anni tra Brasile e Argentina, come attore e regista. Tornato in Europa, il suo volto, la corporatura imponente e la particolare eleganza lo resero perfetto per interpretare uomini di potere, aristocratici e antagonisti.
Recitò in più di novanta film e lavorò in produzioni italiane e internazionali. Nel 1965 interpretò Emilio Largo, il nemico di James Bond in Agente 007 – Thunderball: Operazione tuono, accanto a Sean Connery. Partecipò anche a pellicole come L’uomo di Rio, Il colonnello Von Ryan, Grand Prix e Il fantasma della libertà di Luis Buñuel.

L’indimenticabile professor Sassaroli
Per il pubblico italiano, tuttavia, Adolfo Celi resta soprattutto il professor Alfeo Sassaroli di Amici miei.
Primario brillante, cinico, elegante e irresistibilmente beffardo, Sassaroli entra nel gruppo degli amici trasformandosi in uno dei personaggi più amati della commedia italiana. Celi lo interpretò nel primo film diretto da Mario Monicelli e nei due capitoli successivi.

È suggestivo immaginare che qualcosa dell’ironia toscana conosciuta durante gli anni grossetani possa essere rimasto nella memoria dell’attore. Non esistono, però, testimonianze che permettano di stabilire un rapporto diretto tra quella giovinezza e la costruzione del personaggio.
Il dato certo è un altro: quando interpretò Sassaroli, Celi non era completamente estraneo alla Toscana. Ne aveva conosciuto da ragazzo il linguaggio, gli ambienti e le persone.
La morte a Siena esattamente quarant’anni dopo il padre
Anche l’ultimo capitolo della sua vita è legato alla Toscana.
Nel febbraio del 1986 Adolfo Celi si trovava a Siena per uno spettacolo teatrale tratto da Dostoevskij. Colpito da un infarto mentre era atteso in scena, venne ricoverato in ospedale. Morì il 19 febbraio 1986, all’età di 63 anni.
Era lo stesso giorno in cui, esattamente quarant’anni prima, era morto suo padre Giuseppe.
Una coincidenza sorprendente che sembra chiudere idealmente il cerchio della storia di una famiglia passata anche da Grosseto: il padre nelle stanze della Prefettura, il figlio sui banchi del ginnasio prima di conquistare i teatri e il cinema internazionale.
La via dedicata ad Adolfo Celi a Grosseto
Oggi la città conserva il ricordo dell’attore attraverso via Adolfo Celi, nella zona del Casalone.
La strada si trova in un quartiere nel quale la toponomastica rende omaggio a numerosi protagonisti del cinema italiano, con vie dedicate, tra gli altri, a Federico Fellini, Marcello Mastroianni, Anna Magnani e Alberto Sordi.

Un’intitolazione che non ricorda soltanto un gigante dello spettacolo. Racconta anche un episodio poco conosciuto della storia cittadina: quando il futuro professor Sassaroli era semplicemente Adolfo, un giovanissimo studente della seconda A del ginnasio di Grosseto.





