GROSSETO. Prima si è abbassato i pantaloni nel bagno della stazione ferroviaria, dove lo hanno trovato alcuni pendolari. Poi, una volta accompagnato in caserma, ha pensato bene di ripetere la scena davanti ai carabinieri, mostrando questa volta il fondoschiena mentre i militari cercavano di fotografarlo. E, come se non bastasse, ha rivolto a una delle persone presenti una proposta sessuale tanto esplicita quanto fuori luogo.
Una mattinata decisamente movimentata, quella del 29 giugno 2025, che per un uomo di 34 anni si è trasformata in un procedimento penale per atti osceni in luogo pubblico.
Ma il processo, celebrato venerdì 6 novembre al tribunale di Grosseto, si è concluso con un’assoluzione.
Non perché i comportamenti descritti negli atti siano necessariamente accettabili, ma perché, come ha sostenuto il suo avvocato Domenico Fiorani, la legge distingue tra ciò che è sconveniente e ciò che costituisce un reato. E in questo caso, secondo la difesa, mancava uno degli elementi necessari per arrivare a una condanna penale.
La sorpresa dei pendolari nel bagno della stazione
È una domenica di fine giugno quando alcuni pendolari entrano nei servizi igienici della stazione ferroviaria di Grosseto e si imbattono in una scena che certamente non si aspettavano.
Un uomo si trova nel bagno con i pantaloni abbassati e i genitali scoperti.
I presenti si rivolgono a un addetto alle pulizie della stazione, chiedendogli di intervenire. L’uomo va a verificare di persona e constata quanto gli è stato segnalato. A quel punto vengono chiamati i carabinieri.
La vicenda, che inizialmente potrebbe sembrare destinata a esaurirsi con l’intervento delle forze dell’ordine, prende invece una piega giudiziaria. Il 34enne viene accompagnato in caserma per essere identificato e sottoposto ai rilievi fotografici e dattiloscopici.
Ed è proprio lì che arriva il secondo episodio.
In caserma si cala di nuovo i pantaloni e fa una proposta all’agente
Se qualcuno pensava che l’arrivo in caserma avrebbe riportato un po’ di tranquillità, si sbagliava. Durante le operazioni di fotosegnalamento, infatti, il 34enne continua a tenere un comportamento che mette in difficoltà i militari.
Sia durante sia al termine dei rilievi, infatti, l’uomo si abbassa ripetutamente i pantaloni mostrando il sedere, rendendo complicate le operazioni necessarie per identificarlo.
Ma non è finita. Alla presenza del personale incaricato degli accertamenti, l’uomo mostra anche i genitali a una militare, rivolgendole un invito sessuale esplicito.
Una situazione tutt’altro che piacevole per i militari intervenuti. Tra la scena nei bagni della stazione e quella in caserma, il comportamento del 34enne finisce così in tribunale.
L’accusa di atti osceni e quel particolare sui minorenni
La Procura di Grosseto contesta all’uomo il reato previsto dall’articolo 527, secondo comma, del Codice penale: atti osceni commessi in un luogo abitualmente frequentato da minorenni, con il pericolo che questi possano assistervi.
Il riferimento ai minori non è un dettaglio, anzi è proprio il punto sul quale si è giocato il processo.
Dal 2016, infatti, gli atti osceni commessi in un luogo pubblico, aperto o esposto al pubblico non costituiscono più automaticamente un reato. La fattispecie ordinaria è stata depenalizzata e prevede una sanzione amministrativa da 5mila a 30mila euro.
Resta invece un reato, punito con la reclusione da quattro mesi a quattro anni e sei mesi, il comportamento tenuto all’interno o nelle immediate vicinanze di luoghi abitualmente frequentati da minori, quando esista il pericolo concreto che questi possano assistervi.
È sulla presenza di questi requisiti che si è concentrata la discussione davanti alla giudice.
Il fatto che la stazione ferroviaria sia aperta a tutti, compresi bambini e adolescenti, non basta da solo a dimostrare che ogni suo ambiente rientri nella categoria prevista dalla norma.
E il bagno della stazione non è una scuola, un parco giochi o un luogo che, per sua natura, viene abitualmente utilizzato dai minorenni per incontrarsi e trascorrere il proprio tempo.
L’avvocato Fiorani: «Non basta che possano passare dei bambini»
Il processo si è svolto con il rito abbreviato davanti alla giudice Agnieszka Karpynska. Il procedimento era seguito dal pubblico ministero Mauro Lavra, sostituito in aula dal viceprocuratore onorario Massimiliano Tozzi.
A difendere il 34enne è stato l’avvocato Domenico Fiorani, che ha concentrato la propria argomentazione proprio sulla qualificazione del luogo nel quale si erano verificati i fatti.

La questione, in sostanza, è questa: può il bagno di una stazione ferroviaria essere considerato un luogo abitualmente frequentato da minorenni ai fini dell’applicazione della norma penale?
La difesa ha sostenuto che non basta la possibilità astratta che un minore entri in quel bagno. La frequentazione deve presentare caratteristiche ben precise e il rischio che un minorenne assista all’atto deve essere concretamente valutabile.
Una distinzione che trova riscontro nella giurisprudenza della Corte di Cassazione.
Con la sentenza numero 3694 del 2023, la Suprema Corte ha chiarito che i luoghi abitualmente frequentati dai minori non sono tutti quelli genericamente accessibili al pubblico, ma quelli nei quali la presenza di ragazzi e bambini abbia carattere abituale e riconoscibile.
La Cassazione distingue i luoghi destinati per loro natura ai minori, come scuole, impianti sportivi e spazi gioco, da quelli che i ragazzi scelgono abitualmente come punti di incontro.
È dunque una questione di requisiti giuridici e di valutazione del rischio, non semplicemente di presenza o assenza di bambini nel momento dei fatti.
La giudice lo assolve. Il 34enne resta in carcere per un’altra vicenda
Al termine della discussione, la giudice Karpynska ha pronunciato sentenza di assoluzione. La conclusione è arrivata dopo che la difesa aveva contestato la possibilità di applicare alla vicenda il secondo comma dell’articolo 527, quello che mantiene la rilevanza penale degli atti osceni quando ricorrono le specifiche condizioni previste a tutela dei minori.
Le motivazioni della sentenza non sono ancora disponibili, e sarà quindi necessario attendere il deposito per conoscere nel dettaglio il ragionamento seguito dalla giudice.
L’assoluzione non equivale, in ogni caso, a un giudizio di approvazione del comportamento descritto negli atti. Significa che il procedimento penale si è concluso senza una condanna per il reato contestato.
Il 34enne, che attualmente si trova detenuto nel carcere di Piacenza per un’altra vicenda, non tornerà comunque in libertà per effetto di questa sentenza.
Resta, invece, una storia singolare che ha impegnato prima i pendolari, poi l’addetto alle pulizie, quindi i carabinieri e infine un’aula di tribunale.
E che si è conclusa con una distinzione forse poco intuitiva, ma fondamentale nel diritto penale: non tutto ciò che si può fare in pubblico senza alcun riguardo per gli altri costituisce necessariamente un reato. Anche quando, per riuscire a fare una fotografia segnaletica, i carabinieri devono prima convincere qualcuno a tirarsi su i pantaloni.



