Luca Ciani va in pensione, l’ultima settimana comincia di notte: «La Polizia è stata la mia vita» | MaremmaOggi Skip to content

Luca Ciani va in pensione, l’ultima settimana comincia di notte: «La Polizia è stata la mia vita»

Dal 1° novembre lascia il servizio dopo l’ingresso nella Polizia di Stato nel 1987 e una carriera trascorsa quasi interamente nella Stradale. Gli inizi, lo zio che gli trasmise la passione, i colleghi e il lavoro con i ragazzi: il saluto a un poliziotto con il quale, negli anni, il rapporto professionale è diventato amicizia
Luca Ciani durante un servizio della polizia stradale

GROSSETO. L’ultima settimana prima della pensione Luca Ciani l’ha cominciata con un turno di notte. Avrebbe potuto non farlo, ma ha scelto di esserci, ancora una volta, insieme ai colleghi. Per raccontare il suo rapporto con la Polizia stradale si potrebbe partire da qui: dalla decisione di lavorare una notte in più quando il traguardo è ormai a pochi giorni, dopo una vita trascorsa in servizio.

Dal 1° novembre Luca sarà in pensione, dopo 38 anni di servizio. Ci saranno l’orto, gli ulivi, la pesca e un tempo diverso da imparare ad abitare, senza che siano più i turni a scandire le settimane. Ci sarà anche un’assenza alla quale dovranno abituarsi i colleghi, e alla quale dovrò abituarmi anch’io.

Perché questa intervista ha bisogno di una premessa, anche se può sembrare irrituale: Luca è un amico. Il nostro rapporto è nato dal lavoro, dall’incontro fra un poliziotto e una giornalista, ed è diventato negli anni qualcosa che appartiene anche alla vita. Dirlo mi sembra il modo più onesto per cominciare, senza fingere una distanza che non c’è e senza confondere l’affetto con il dovere di raccontare esattamente le cose.

Oggi tocca a lui, che tante volte è stato dall’altra parte delle notizie, ricostruire il proprio percorso. Comincia dalle date, corregge un ricordo, rimette in ordine i trasferimenti. E quando arriva a spiegare che cosa abbia significato tutto questo, trova parole molto semplici.

«La Polizia m’è sempre piaciuta. Ho campato lì, dentro a quell’ufficio».

Prima della divisa, l’esempio dello zio

La passione viene da lontano, da quando Luca era un bambino e osservava il lavoro dello zio Giangualberto Baggiani. 

Un uomo che alla Polizia stradale aveva dedicato la propria carriera, arrivando a guidare i compartimenti della Toscana e della Lombardia, prima di concludere il servizio al ministero dell’Interno con incarichi ispettivi. 

Per Luca, prima ancora dei gradi e degli incarichi, c’era quell’esempio familiare: un mestiere visto da vicino, capace di suscitare curiosità e diventare, con il tempo, una scelta.

La Stradale sarebbe rimasta la sua preferenza anche dopo l’ingresso in Polizia. Lo dice senza bisogno di cercare una formula solenne: per quella specialità ha sempre avuto un debole.

Il 1987, Settebagni e il primo incarico alla Polfer

«Entro come agente ausiliario nel 1987», comincia. Il primo corso è a Settebagni, poi arriva l’assegnazione alla Polfer di Firenze. Nel racconto, per un momento, anticipa Bolzano, quindi si corregge: prima Settebagni e la ferrovia, poi gli altri passaggi.

Finito l’ausiliariato, resta per un anno come trattenuto; successivamente frequenta il corso a Bolzano e viene trasferito alla Polizia stradale di Arcidosso.

Luca Ciani poco dopo l’ingresso in polizia

È l’inizio del percorso al quale resterà legato per tutto il resto della carriera. «Da lì in poi ho sempre fatto Stradale, per trentott’anni», dice.

Ad Arcidosso presta servizio da agente e poi da agente scelto. Il passaggio successivo arriva con il superamento del corso da vice ispettore e il trasferimento a Grosseto, dove il suo lavoro si intreccerà a quello di generazioni di colleghi, dirigenti e magistrati fino alla qualifica di sostituto commissario. 

Il lavoro che non finiva con l’orario d’ufficio

Se ripenso a Luca nel lavoro, il ricordo è quello di una disponibilità sulla quale si poteva contare: quando succedeva qualcosa, c’era. Senza che un giorno di festa o di ferie diventasse automaticamente una ragione per sottrarsi.

È anche per questo che fa sorridere sentirlo ammettere un piccolo difetto, quasi a voler riportare il racconto su un terreno meno celebrativo.

«Anche se la mattina arrivavo sempre un po’ in ritardo», dice sorridendo. «Ho sempre fatto fatica ad alzarmi».

Lo racconta lui, con quell’ironia che consente di parlare di sé senza prendersi troppo sul serio. Ma la difficoltà del risveglio non ha mai significato risparmiarsi sul lavoro, misurare la disponibilità con l’orologio o smettere di occuparsi di una cosa soltanto perché era arrivato il momento di andare a casa.

L’ultima settimana cominciata di notte appartiene alla stessa storia. 

«Sono stato sempre così innamorato che l’ultima settimana prima della pensione l’ho cominciata con una notte – dice – anche se avrei potuto non farla».

Le indagini, le persone e quella ragazza che non ha dimenticato

Poi ci sono le indagini. Quelle che hanno occupato mesi di lavoro, riempito fascicoli, richiesto appostamenti, intercettazioni, pazienza, e quelle che, anche quando il procedimento si è concluso, sono rimaste nella memoria di chi le aveva seguite. Perché una carriera si può ricostruire attraverso le destinazioni, i gradi e gli incarichi, ma per capire che cosa abbia significato davvero bisogna fermarsi sulle persone incontrate, sulle domande alle quali si è cercato di dare una risposta, sul dolore che qualche volta è rimasto anche dopo.

Per Luca Ciani, uno di quei ricordi porta al 2001, alla morte di una ragazza di Ribolla e all’intervento di una pattuglia della polizia stradale di Arcidosso. I colleghi avevano provato a salvarla, le avevano parlato, avevano cercato di convincerla a mettersi al sicuro. Non ci erano riusciti.

È da lì che parte il suo racconto della prima grande indagine, da una morte alla quale lui e gli altri investigatori capirono di dover guardare più a fondo, ricostruendo la vita della giovane e quello che aveva preceduto la tragedia.

«Sentimmo tutta Ribolla», ricorda.

Dentro quella frase c’è un paese attraversato dalle domande dei poliziotti, ci sono testimonianze da confrontare, rapporti familiari da comprendere, parole alle quali dare il giusto peso. L’inchiesta arrivò a individuare responsabilità nella condotta della matrigna.

«Il tribunale di Grosseto la condannò per morte in conseguenza di altro reato, mentre in appello fu riconosciuta l’istigazione», racconta Ciani, ripercorrendo gli esiti giudiziari della vicenda.

Di quel processo conserva anche un particolare singolare. Attorno all’imputata circolavano superstizioni, tanto che in aula qualcuno si presentava con un piccolo corno rosso. Luca ricorda di averne distribuiti anche lui: «Ne detti uno anche al magistrato». Un frammento insolito, nel ricordo di un procedimento che per lui resta legato soprattutto alla morte di quella ragazza e al tentativo di capire che cosa l’avesse preceduta.

Pandora e il lavoro paziente dietro i falsi incidenti

Fra le inchieste che hanno segnato gli anni alla stradale c’è poi Pandora, con gli accertamenti sui presunti incidenti costruiti per ottenere risarcimenti dalle assicurazioni.

Un lavoro nel quale bisognava confrontare ciò che veniva dichiarato con quello che risultava dai documenti, dalle condizioni delle automobili, dalle visite mediche e dai rapporti fra le persone coinvolte. Nelle udienze Ciani ricostruì anche il sistema attraverso il quale, secondo gli investigatori, parti danneggiate venivano sostituite a componenti integri per rendere credibili i sinistri denunciati. 

Gli articoli delle grandi indagini

È una parte della sua carriera che racconta quanto potesse essere ampio il lavoro della polizia stradale: partire da un incidente e ritrovarsi a seguire documenti, denaro, relazioni, fino a ricomporre un quadro che all’inizio non era visibile.

Per me, che negli anni ho seguito tante di quelle vicende da cronista, tornare su questi nomi significa ritrovare anche una parte del nostro percorso professionale. Il suo mestiere era indagare, il mio raccontare, con responsabilità differenti e con quella necessità di precisione dalla quale, nel tempo, è nato anche il rapporto di fiducia e di amicizia.

Nel suo racconto tornano Lady Truffa, con l’arresto in flagranza, la finta notaia, gli accertamenti sul traffico dei cani e di nuovo sui falsi incidenti e le truffe alle assicurazioni. Vicende diverse, che oggi riaffiorano una dopo l’altra mentre prova a mettere in ordine quasi quarant’anni di servizio.

Sul fronte del traffico di cuccioli e dei falsi sinistri, nel 2021 un’indagine congiunta di stradale, municipale e carabinieri forestali portò alla denuncia di undici persone: gli accertamenti riguardavano, fra le altre ipotesi, animali importati irregolarmente dall’estero e incidenti simulati per ottenere indennizzi assicurativi.

Le auto rubate e i sassi sull’Aurelia

C’è poi Recycling, l’indagine sulle automobili rubate che arrivavano in Maremma per essere smontate e rivendute a pezzi.

Tutto era cominciato da un controllo in un’autodemolizione alla Merlina, nel comune di Gavorrano, e dalle anomalie individuate nella disponibilità di ricambi di veicoli recenti. Da quegli elementi nacque un’attività investigativa che ricostruì il percorso delle auto, dai furti al trasporto fino allo smontaggio. Nel 2015 furono eseguite sette misure cautelari: sei in carcere e una ai domiciliari. 

È il tipo di lavoro che richiede di saper aspettare, di verificare un sospetto senza scambiarlo per una certezza, di seguire ogni passaggio fino a poterne rendere conto davanti a un giudice. Nel febbraio 2019, per cinque imputati giudicati con rito abbreviato, arrivarono condanne comprese fra tre anni e sei mesi e sette anni di reclusione. 

Sempre nel 2015 ci furono i sassi lanciati contro i mezzi in transito sull’Aurelia, nella zona di Albinia. Le segnalazioni degli automobilisti e l’intervento della stradale portarono all’arresto di tre giovani di Orbetello. Una vicenda nella quale bastava un istante perché qualcuno, mentre percorreva la propria strada, si trovasse esposto a un pericolo imprevedibile. 

Gli appalti, gli autovelox e la sicurezza da verificare

Le indagini ricordate da Ciani attraversano anche gli uffici pubblici e gli appalti. Come quella che coinvolse l’allora segretario comunale di Castiglione della Pescaia e riguardò, fra gli altri aspetti, il rinnovo dell’affidamento del servizio autovelox. Nel 2012 gli accertamenti disposti dalla procura portarono a perquisizioni e acquisizioni di documenti sulle presunte pressioni esercitate negli uffici comunali

Poi le Strillaie e l’Acquedotto del Fiora, con attività complesse svolte insieme ad altri reparti. Vicende delle quali, ripercorrendo il lavoro investigativo, vanno ricordati anche gli sviluppi successivi: Black Water fu archiviata nel 2021, su richiesta della procura; un’archiviazione riguardò anche il procedimento sulle presunte irregolarità nella gestione del percolato alle Strillaie. 

Fra gli accertamenti più recenti tornano gli autovelox e la regolarità del loro utilizzo. A Campagnatico, nel 2025, l’inchiesta della stradale portò all’acquisizione di documentazione comunale e all’esame di circa duemila verbali ritenuti potenzialmente illegittimi. 

E infine il guardrail dell’Aurelia a Gavorrano, dopo l’incidente del 20 agosto 2023 nel quale morirono Giovanni Cardinali e Monica Rosi. Un’indagine fatta di rilievi, documenti tecnici, consulenze e ricostruzioni della dinamica, per capire anche quale ruolo avesse avuto la barriera di sicurezza. La procura ha chiesto il rinvio a giudizio per otto persone, contestando responsabilità tecniche e gestionali. 

Anche questo è stato il lavoro di Luca: continuare a cercare dopo il primo sopralluogo, quando la strada era stata riaperta e i mezzi portati via, perché restavano domande alle quali rispondere e responsabilità da accertare.

Nel racconto della pensione, queste indagini tornano insieme ai nomi dei colleghi e dei magistrati con i quali le ha seguite. Sono una parte importante di quello che lascia nell’ufficio nel quale ha trascorso tanta vita, e aiutano a capire perché, quando parla di ciò che gli mancherà, cominci proprio dalla quotidianità: dalle persone con le quali ha condiviso il peso e la soddisfazione di quel lavoro.

I magistrati e la fiducia costruita negli anni

Quando il racconto arriva ai rapporti professionali, Luca vuole ricordare le persone con le quali ha lavorato. Emanuela Spatarra, la collega che è rimasta con lui fino all’ultimo giorno, Luciano Turolla, in pensione da qualche anno, Giovanni Bargagli e Luigi Pattonelli ma anche i dirigenti che non ci sono più come Antonio Di Mattia e Nicola Manzari. 

Ciani è sempre stato un libero battitore ma che è riuscito a fare strada con tutti i colleghi con i quali ha lavorato. «Mi sono sempre divertito tanto al lavoro – dice – e credo che anche i miei colleghi siano stati bene. Ci siamo trovati faccia a faccia con la morte centinaia di volte. È stato doloroso, ma abbiamo sempre cercato di stare vicini e di lavorare per trovare quelle risposte che chiedevano soprattutto le famiglie. Di incidenti stradali gravissimi, Ciani ne ha rilevati tantissimi. 

«Molte di quelle persone e dei loro familiari me le porto ancora nel cuore». 

Anche con la Procura di Grosseto, dice, i rapporti sono stati ottimi. Cita Eugenio Albamonte, Stefano Pizza, Marco Nassi, Alessandro Leopizzi e Maria Navarro, con la quale la collaborazione era cominciata già quando era sostituta procuratrice ed è proseguito fino ad oggi, da procuratrice capo.

I nomi scandiscono stagioni diverse della sua vita professionale e restituiscono l’importanza che attribuisce alla fiducia costruita lavorando insieme.

Un’indagine richiede competenze e responsabilità differenti, ma anche la possibilità di confrontarsi, riconoscersi nei rispettivi ruoli e mantenere una collaborazione leale. È questo il rapporto che Ciani rivendica ripensando agli anni trascorsi.

La collaborazione con la Questura e il legame con Marco Rubegni

Nel suo bilancio trovano spazio anche i colleghi degli altri uffici: la squadra mobile, la polizia giudiziaria, la Polizia scientifica e la polizia amministrativa della Questura. I colleghi Patrizio Canale Parola, Armando Buccini. 

Li ricorda come interlocutori di una collaborazione stretta, costruita oltre i confini della propria specialità.

Una menzione particolare la riserva a Marco Rubegni, della polizia giudiziaria della Municipale, con il quale racconta di aver stabilito fin da subito un legame.

È un passaggio al quale tiene: lasciare il servizio significa ripensare al lavoro svolto, ma anche alle persone con le quali è stato possibile farlo, alle relazioni nate fra uffici diversi e poi consolidate nel tempo.

Anche i momenti difficili fanno parte della storia

L’affetto per la Stradale non cancella i momenti di tensione interna. Luca li ricorda senza trasformare il saluto in una rappresentazione nella quale tutto debba essere stato semplice. Fra gli episodi difficili c’è la vicenda degli incassi delle multe sottratti da una dipendente dell’ufficio verbali, sulla quale indagarono gli stessi colleghi.

Le cronache giudiziarie del 2021 riportano una somma sottratta di circa 119mila euro e una pronuncia della Corte dei conti per un risarcimento di circa 129.600 euro. Nell’ottobre dello stesso anno arrivò anche una condanna penale di primo grado per peculato. 

Un capitolo doloroso per un ufficio al quale Ciani era profondamente legato e che non ha cambiato il senso della sua appartenenza.

«Lascio una sezione che è diventata una famiglia»

Nel saluto ci sono i colleghi, ma anche i dirigenti che si sono succeduti. E c’è un pensiero particolare per Lucia Adele Merli, la comandante alla quale affida idealmente il proprio congedo.

Merli, arrivata alla guida della sezione grossetana nel settembre 2024, è indicata anche nelle comunicazioni della Polizia di Stato come dirigente della Stradale di Grosseto.

Luca Ciani con alcuni colleghi della polizia stradale e a sinistra Lucia Adele Merli

Ciani la descrive come una comandante giovane ed esperta, capace di costruire un rapporto forte con il personale.

«È riuscita a formare una famiglia con tutti noi».

È una delle parole che danno meglio la misura di quello che lascerà. La pensione interrompe il servizio, ma modifica anche una consuetudine fatta di persone incontrate ogni giorno, turni condivisi, problemi affrontati insieme.

I ragazzi delle scuole, una parte del lavoro che gli mancherà

Quando gli chiedo che cosa sentirà di più, Luca parla della quotidianità e dei colleghi. Poi aggiunge i ragazzi.

«Mi mancherà anche lavorare con i ragazzi delle scuole, dove negli anni abbiamo fatto prevenzione».

È una parte del mestiere alla quale attribuisce un valore preciso: spiegare i rischi, incontrare i giovani prima che si mettano al volante, provare a far diventare una scelta consapevole ciò che altrimenti potrebbe essere vissuto soltanto come un obbligo.

Fra le iniziative ricorda “Guido con prudenza”, la campagna nazionale avviata nel 2004, che ha unito sensibilizzazione e controlli sui comportamenti pericolosi alla guida. L’anno riguarda l’avvio nazionale del progetto, documentato anche negli atti parlamentari. 

Nel ricordo di Ciani, il cambiamento si vede anche durante i servizi notturni.

«Quando abbiamo cominciato toglievamo dieci o dodici patenti per sera per guida con l’alcol. Ora siamo scesi a due o tre». Un segnale incoraggiante, la possibilità che il lavoro di prevenzione abbia aiutato a modificare i comportamenti.

Dietro quelle parole c’è anche il valore che assegna alle ore trascorse con gli studenti. Una parte del servizio meno visibile delle operazioni o dei controlli, ma alla quale, andando via, sa già che tornerà con il pensiero.

L’orto, gli ulivi e la pesca

Dal 1° novembre ci sarà più tempo per l’orto e gli ulivi, per la pesca, per quelle passioni che potranno trovare uno spazio diverso nelle giornate. Per la sua famiglia. 

Non racconta la pensione come una fuga da un mestiere diventato insopportabile. Il suo saluto contiene già la nostalgia delle abitudini, delle persone e di un ufficio nel quale ha praticamente vissuto. «Mi mancherà la quotidianità – spiega – mi mancheranno i colleghi».

Dopo tanti anni, cambierà anche il modo di misurare il tempo: non più soltanto un turno, una necessità, un servizio da coprire, ma giornate nelle quali poter scegliere con maggiore libertà che cosa fare. Sarà un cambiamento anche per chi lo ha conosciuto attraverso il lavoro e si è abituato alla sua presenza.

Buona pensione, Luca

Scrivere di un amico impone di dichiarare l’affetto e di trovare parole che gli somiglino, senza costruirgli attorno un personaggio diverso da quello che è.

Di questa intervista resteranno le date, i nomi dei colleghi, l’inizio nel 1987 e la lunga appartenenza alla Stradale. Resterà la battuta sulla fatica di alzarsi la mattina, accanto al racconto di tutte le volte nelle quali il lavoro non è finito con l’orario previsto. E resterà quella notte scelta per cominciare l’ultima settimana, anche se avrebbe potuto evitarla.

Per me, Francesca, alla gratitudine per la disponibilità professionale si aggiunge l’affetto di un’amicizia che continuerà. Cambierà la quotidianità, come dice lui; resteranno le persone.

Buona pensione, Luca, anche da tutta la redazione di MaremmaOggi. Che ci siano tempo per la pesca, giornate fra gli ulivi e, finalmente, qualche risveglio senza fretta.

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