ROCCATEDERIGHI. C’è chi aspetta una bolletta, chi una patente, chi una comunicazione importante. E c’è perfino chi, non ricevendo una lettera, non ha potuto esercitare il proprio diritto di voto. Perché a Roccatederighi, nel comune di Roccastrada, la posta, secondo i residenti, arriva con settimane di ritardo. Talvolta passerebbe addirittura un mese tra una consegna e l’altra.
Una situazione che non riguarda soltanto qualche lettera smarrita. Perché dietro una busta che non arriva possono esserci una bolletta non pagata, una sanzione, un’utenza sospesa. Oppure i soldi che servono a mantenere una strada di campagna e a garantire che decine di famiglie possano raggiungere le proprie abitazioni.
A raccontare quello che sta succedendo è Roberto Pericci, presidente del Consorzio Stradale Le Cerbaie, che ha deciso di rendere pubblica una denuncia durissima nei confronti di Poste Italiane.
E lo fa mettendo a confronto due realtà apparentemente lontanissime: quella di un piccolo paese maremmano nel quale, denuncia, la corrispondenza non viene distribuita regolarmente e quella di un colosso nazionale che nel 2025 ha registrato oltre 13 miliardi di ricavi.
Non riceve le schede elettorali e perde il diritto di voto
Tra gli episodi raccontati da Pericci ce n’è uno che colpisce particolarmente. Christoph, cittadino svizzero residente nella zona, nel corso del 2025 non avrebbe ricevuto per quattro volte la documentazione necessaria per partecipare alle votazioni nel suo Paese.
Le schede elettorali, racconta il presidente del Consorzio, non sarebbero mai arrivate a destinazione. Il risultato è che l’uomo non ha potuto votare.
Non un semplice disguido, dunque, ma una mancata consegna che, secondo la testimonianza raccolta da Pericci, avrebbe inciso sull’esercizio di un diritto fondamentale.
C’è poi il caso di un carabiniere della zona che, dopo aver atteso a lungo la patente rinnovata, sarebbe stato costretto a recarsi personalmente all’ufficio postale per recuperarla.
E ancora più pesante è l’episodio che riguarda una donna anziana.
La signora, secondo la denuncia, sarebbe rimasta senza luce e gas a causa di bollette mai ricevute. Si sarebbe accorta del problema soltanto quando le forniture erano già state interrotte.
Sono episodi riferiti da Pericci, che richiedono naturalmente un riscontro individuale, ma che descrivono le conseguenze concrete che i ritardi postali possono avere sulla vita delle persone.
Perché una bolletta che non arriva non significa che il pagamento non sia dovuto. E quando la scadenza passa, possono arrivare solleciti, costi aggiuntivi e, nei casi più gravi, la sospensione del servizio.
Mancano 3.700 euro al Consorzio: «Così rischiamo di non poter riparare la strada»
Il problema riguarda direttamente anche il Consorzio Stradale Le Cerbaie, presieduto da Pericci e gestito gratuitamente dai cittadini.
Il Consorzio si occupa della manutenzione di una strada che serve circa 80 famiglie. Per sostenere le spese vengono riscosse quote consortili attraverso bollettini inviati ai proprietari.
Ma secondo il presidente, proprio la mancata consegna di quei bollettini ha provocato un ammanco negli incassi previsti.
«Ci mancano 3.700 euro perché i bollettini non sono mai arrivati ai consorziati», denuncia Pericci.
Una cifra che, per una grande azienda, potrebbe sembrare modesta. Ma per un consorzio che deve provvedere alla manutenzione di una strada rappresenta una risorsa importante.
Il presidente richiama anche la normativa che disciplina la ripartizione delle spese, indicando una quota dell’80% a carico dei consorziati e del 20% a carico del Comune. Ma la questione non è soltanto economica.
La strada delle Cerbaie, spiega Pericci, ha un unico accesso.
Se dovesse interrompersi, le famiglie che abitano nella zona rischierebbero di rimanere isolate. «Lo scorso anno abbiamo dovuto riparare una frana», ricorda il presidente.
E aggiunge che un nuovo cedimento, in assenza delle risorse necessarie per intervenire, potrebbe impedire ai residenti di raggiungere il paese e rendere difficoltoso anche l’accesso ai mezzi di soccorso.
Il collegamento tra la posta che non arriva e la sicurezza delle famiglie, dunque, secondo Pericci è tutt’altro che teorico. I bollettini non vengono consegnati, le quote non vengono riscosse, le risorse per la manutenzione diminuiscono.
E in una zona rurale, dove una strada può essere l’unico collegamento con il resto del territorio, anche questo diventa un problema serio.
Poste Italiane, 13,1 miliardi di ricavi e 2,2 miliardi di utile
È a questo punto che la denuncia di Pericci assume un significato più ampio. Perché mentre i cittadini di Roccatederighi lamentano disservizi, Poste Italiane ha chiuso il 2025 con risultati economici record.
I dati ufficiali della società parlano di 13,1 miliardi di euro di ricavi e circa 2,2 miliardi di utile netto. Per l’esercizio 2025 è stata inoltre proposta una distribuzione complessiva di dividendi pari a circa 1,6 miliardi di euro.
Numeri che Pericci mette in relazione con la qualità del servizio nelle aree rurali.
Il punto della sua contestazione è semplice: come può un’azienda di queste dimensioni, incaricata anche di garantire il servizio postale universale, lasciare intere comunità alle prese con consegne che, secondo i residenti, non avvengono con regolarità?
Il servizio universale ha proprio la funzione di assicurare determinate prestazioni postali su tutto il territorio nazionale, comprese le aree meno popolose, dove la distribuzione è più costosa e complessa. Non è quindi soltanto una questione di convenienza commerciale.
La posta deve arrivare anche nei poderi, nelle campagne e nei piccoli borghi. Ed è su questo principio che Pericci insiste.
I 262 milioni dello Stato per garantire il servizio universale
Nella sua denuncia, il presidente del Consorzio richiama anche il finanziamento pubblico del servizio postale universale, indicando un corrispettivo di 262 milioni di euro all’anno.
Una cifra che, secondo Pericci, rende ancora più difficile accettare i disservizi segnalati.
Il presidente cita inoltre un’audizione parlamentare dell’amministratore delegato di Poste Italiane, Matteo Del Fante, nella quale sarebbe stato richiamato un costo del servizio universale molto superiore al contributo riconosciuto.
Al di là della discussione sui costi complessivi del servizio, resta il principio che Pericci vuole sottolineare: la distribuzione della corrispondenza non può essere garantita soltanto dove risulta più semplice o economicamente conveniente.
Il tema riguarda in modo particolare territori come la Maremma, dove le abitazioni sparse, i poderi e le distanze tra i centri abitati fanno parte della struttura stessa del territorio.
E dove una comunicazione cartacea continua a essere indispensabile per molte persone, soprattutto anziane.
La risposta attribuita a Poste: «Il servizio risulta regolare»
Secondo il racconto del presidente del Consorzio, i cittadini non sono rimasti a guardare. La situazione sarebbe stata segnalata anche al sindaco di Roccastrada, Francesco Limatola, che è anche presidente della Provincia di Grosseto.
Pericci riferisce che il sindaco avrebbe avuto un’interlocuzione con Poste Italiane e che l’azienda avrebbe ricondotto i problemi alla carenza di personale, assicurando un intervento.
Ma, sostiene il presidente, i disservizi sarebbero proseguiti. È poi arrivata una risposta scritta che ha provocato ulteriore amarezza.
In una PEC datata 18 settembre 2026, secondo quanto riportato da Pericci, Poste Italiane avrebbe richiamato le difficoltà legate a «località, poderi e abitazioni sparse» e alla «mancanza del numero civico», concludendo che «il servizio risulta regolare».
Una conclusione che il presidente contesta apertamente. I poderi, osserva, non sono certo comparsi negli ultimi mesi. E gli indirizzi utilizzati oggi sono gli stessi ai quali, per anni, la corrispondenza sarebbe stata consegnata senza problemi.
Il nodo, dunque, è capire che cosa sia cambiato nell’organizzazione del servizio e perché i cittadini continuino a segnalare ritardi così importanti.
La denuncia ai carabinieri e il fascicolo in Procura
La protesta, racconta Pericci, non si è fermata alle segnalazioni. È stata presentata una denuncia ai carabinieri e la Procura della Repubblica ha aperto un fascicolo.
Una circostanza che andrà verificata anche sul piano giudiziario, per chiarire la natura degli eventuali accertamenti.
La presentazione di una denuncia, naturalmente, non equivale all’accertamento di un illecito o di responsabilità a carico di Poste Italiane.
Ma testimonia la decisione dei cittadini di portare la vicenda oltre le proteste e le richieste di chiarimento.
«Il servizio postale deve valere anche per chi vive in campagna»
Pericci non considera quella delle Cerbaie una vicenda isolata. Il suo timore è che situazioni analoghe possano riguardare altri piccoli centri, dove la diminuzione della corrispondenza tradizionale e le difficoltà organizzative della distribuzione rischiano di pesare soprattutto su chi vive lontano dalle città.
La digitalizzazione ha cambiato molte abitudini. Tante comunicazioni arrivano ormai per posta elettronica, attraverso applicazioni o servizi online.
Ma non tutto può essere sostituito da un messaggio sul telefono. Ci sono documenti, carte, comunicazioni e situazioni nelle quali la consegna fisica continua ad avere un ruolo essenziale.
E soprattutto ci sono persone che non utilizzano quotidianamente gli strumenti digitali. Per loro, la posta non è un servizio del passato. È ancora un collegamento fondamentale con le istituzioni, con i servizi e con il resto del Paese.
È questo il senso della denuncia di Roberto Pericci. «Il servizio postale che paghiamo con i nostri soldi deve valere per tutti e non soltanto per chi abita dove è comodo arrivare», conclude.
Una richiesta che parte da una strada di campagna di Roccatederighi, ma solleva una questione nazionale: quanto vale davvero il diritto a ricevere la posta quando si abita in un piccolo paese?
Perché, per chi aspetta una bolletta, una patente o una scheda elettorale, la risposta non può essere semplicemente quella di aspettare ancora.




