GROSSETO. «Non dobbiamo essere costretti a entrare in un bar per andare a fare pipì». Marilena Del Santo parte da una necessità tanto semplice quanto universale per riportare in consiglio comunale, un problema che a Grosseto si trascina da tempo: la mancanza di bagni pubblici in alcuni dei luoghi più frequentati della città.
Non soltanto nel centro storico. La consigliera di Grosseto Città Aperta pensa ai parchi, alle zone dove arrivano i turisti, allo stadio. E mette anche alcuni punti sulla mappa: Porta Corsica, l’inizio di corso Carducci, piazza Nassiriya, il parco di via Giotto, quello del Diversivo e lo Zecchini.
La proposta è arrivata in quarta commissione e approderà al prossimo consiglio comunale, fissato per mercoledì 30 settembre.
L’idea non è quella di piazzare in giro per Grosseto dei bagni chimici.
Del Santo immagina piccole strutture decorose e autopulenti, sul modello di quelle realizzate a Castiglione della Pescaia: un servizio a pagamento per utilizzare il bagno e, all’esterno, un punto acqua utilizzabile liberamente.
Un euro per entrare. E con gli incassi, nelle intenzioni della consigliera, finanziare pulizia e manutenzione.
«È una battaglia che porto avanti da anni»
Per Del Santo non è una proposta nata nelle ultime settimane. «Avevo già scritto un ordine del giorno su questo argomento nella prima consiliatura, quando ero in quarta commissione – racconta – L’assessore Ginanneschi mi aveva sconsigliato di presentarlo, a causa dei lavori da fare. Mi sono lasciata convincere».
Il problema, però, non è scomparso. Anzi, negli ultimi mesi è tornato più volte al centro del dibattito cittadino.
Anche Giacomo Gori aveva avanzato una proposta per realizzare bagni autopulenti, concentrandosi in particolare sul centro storico. E la necessità di nuovi servizi igienici è emersa anche tra i frequentatori dei parchi cittadini.
L’amministrazione aveva spiegato che il progetto deve però fare i conti con disponibilità economiche, manutenzione, custodia e rischio di vandalismi.
Del Santo adesso rilancia e allarga il perimetro. «È una cosa che mi sta parecchio a cuore e per questo ho esteso la proposta anche ai parchi e ai punti di accoglienza della città – dice – come può essere quello dello stadio».
«Perché devo cercare un bar per andare in bagno?»
È soprattutto sul centro storico che la consigliera insiste. La questione, dice, diventa evidente in alcune fasce orarie e soprattutto nei giorni festivi, quando trovare un locale aperto può essere più difficile.
E comunque, secondo Del Santo, un servizio pubblico essenziale non può dipendere dalla disponibilità di un esercente privato.
«I bar sono pochi e spesso sono chiusi, anche nel pomeriggio o nelle ore centrali, soprattutto la domenica – dice – Parto da una premessa: non dobbiamo essere soggetti e sottoposti a un bar per andare a fare la pipì».
Il ragionamento si allarga poi alla fruibilità della città.
«Tanta gente non va in centro o non va nei parchi perché non c’è questa comodità – aggiunge – E non puoi nemmeno essere costretto, quando vuoi uscire, ad andare in un centro commerciale perché sai che lì puoi utilizzare il bagno».
Una questione apparentemente piccola che diventa molto meno piccola quando riguarda una famiglia con bambini, una persona anziana o un turista che non conosce la città.
Da Porta Corsica allo stadio: ecco dove potrebbero essere messi
Del Santo ha già in mente alcuni dei luoghi nei quali partire.
Nel centro storico esclude installazioni addossate agli edifici di pregio. «Queste strutture non devono essere messe attaccate ai palazzi storici», precisa.
Una possibilità potrebbe essere Porta Corsica, individuando uno spazio esterno ai giardini. Un’altra è all’inizio di corso Carducci, davanti allo Chalet, nella zona dove un tempo si trovava l’edicola.
Poi c’è piazza Nassiriya e ancora lo stadio.
Del Santo pensa alla zona davanti alla gradinata dello Zecchini, soprattutto in funzione dei gruppi che raggiungono Grosseto in pullman. «Sarebbe anche un servizio turistico – sottolinea – come accade in Italia e in tutto il mondo».
La stessa esigenza, secondo la consigliera, esiste nei due grandi polmoni verdi cittadini: il parco di via Giotto e quello del Diversivo.
Luoghi nei quali famiglie, sportivi e anziani possono trascorrere diverse ore senza avere a disposizione un servizio igienico nelle immediate vicinanze.
Proprio sui parchi la questione era emersa nei mesi scorsi. Per il Diversivo, in particolare, l’amministrazione aveva indicato anche l’ipotesi di un futuro chiosco dotato di servizi igienici, da affidare a un concessionario qualora arrivasse il necessario via libera del Demanio.
Un euro per entrare e la fontanella fuori
Il modello al quale guarda Del Santo arriva dalla costa. È quello adottato a Castiglione della Pescaia, amministrata dalla sindaca Elena Nappi.
La consigliera propone di studiarne una versione adatta a Grosseto. «Ci sarebbe una fontanella all’esterno, dove puoi anche lavarti le mani senza mettere soldi – spiega – Per entrare dentro, invece, basta mettere un euro».
Ed è proprio il pagamento a rappresentare, nella proposta, uno dei possibili sistemi per affrontare il problema che accompagna inevitabilmente ogni bagno pubblico: chi lo pulisce e chi paga la manutenzione?
Per Del Santo la tariffa potrebbe contribuire a sostenere il servizio. «I soldi sono dati dal gettone per entrare – aggiunge – si autofinanziano».
La sostenibilità economica dovrà naturalmente essere verificata attraverso uno studio di fattibilità: la mozione chiede infatti alla giunta di valutare costi, collocazioni e sistema di gestione prima di partire con un progetto pilota.
Il nodo dei vandalismi
È anche l’obiezione che inevitabilmente accompagna la proposta. Un bagno pubblico non deve soltanto essere costruito. Deve rimanere pulito, funzionante e decoroso.
Lo aveva sottolineato anche l’assessore Ginanneschi parlando dei servizi nei parchi: senza manutenzione e custodia, il rischio è che vandalismi e sporcizia trasformino una soluzione in un nuovo problema.
Del Santo non ignora il rischio, ma contesta l’idea che possa diventare un motivo per rinunciare al progetto.
«Assistiamo quotidianamente ad atti di inciviltà e violenza, che non risparmiano nemmeno le macchine – dice – ma non per questo dobbiamo privarci di un servizio essenziale».
La richiesta, quindi, è di passare dalle discussioni a uno studio concreto. Individuare i luoghi. Capire quale struttura utilizzare. Calcolare quanto costerebbero installazione, pulizia e manutenzione. E verificare se davvero il pagamento dell’ingresso possa sostenere almeno una parte delle spese.
Poi partire. «Queste strutture – dice Del Santo – andrebbero messe il prima possibile nel bilancio, dopo aver preparato uno studio di fattibilità».
Perché alla fine tutta la discussione ruota intorno a una domanda estremamente semplice.
Se una persona trascorre un pomeriggio al parco, passeggia in centro o arriva a Grosseto da turista, dove va quando ha bisogno di un bagno?
Secondo Del Santo, la risposta non può continuare a essere: cercare un bar aperto.



