GROSSETO. Ci sono anche Grosseto, Gavorrano e Ribolla nella partita dei maxi impianti agrivoltaici finita ora sul tavolo del Governo.
Cinque società, cinque progetti in Toscana per una potenza complessiva che supera i 100 megawatt e una struttura societaria sulla quale sette parlamentari del Partito democratico chiedono adesso di fare piena luce.
A presentare l’interrogazione ai ministri dell’Ambiente e della Sicurezza energetica e degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale sono stati i deputati Emiliano Fossi, Marco Simiani, Laura Boldrini, Marco Furfaro, Simona Bonafè, Arturo Scotto e Federico Gianassi.
Il punto di partenza è quanto emerso da un’inchiesta giornalistica e riportato nell’atto parlamentare: le cinque società che hanno presentato i progetti sarebbero società veicolo, le cosiddette Special Purpose Vehicle (Spv), prive di dipendenti e dotate di un capitale sociale minimo, costituite in Italia a partire dal 2024.
Secondo la ricostruzione contenuta nell’interrogazione, sarebbero tutte controllate dalla stessa Shikun & Binui Energy Europe B.V. e amministrate dallo stesso soggetto, indicato anche come responsabile del dipartimento energetico del gruppo Shikun & Binui.
Ed è proprio il collegamento con il gruppo israeliano ad aver portato la questione dalle procedure autorizzative toscane fino al Parlamento.
Tre dei cinque progetti sono in Maremma
Per il Grossetano la vicenda assume un peso particolare. L’interrogazione elenca infatti i cinque territori interessati dai progetti: Collesalvetti, Ribolla, Grosseto, Gavorrano e Casciana Terme Lari.
Tre localizzazioni su cinque ricadono dunque in Maremma.
I progetti, che nel complesso supererebbero 100 MW di potenza, si troverebbero attualmente nelle procedure di autorizzazione unica energetica o di valutazione di impatto ambientale presso la Regione Toscana.
Una dimensione che rende la questione tutt’altro che marginale, soprattutto in un territorio nel quale la proliferazione dei progetti per la produzione di energia rinnovabile è già da tempo al centro del confronto politico e istituzionale.
Ed è proprio su chi ci sia dietro questi investimenti che i parlamentari chiedono adesso verifiche.
Società senza dipendenti e con 2.500 euro di capitale
Secondo quanto dichiarato dai deputati dem sulla base delle visure camerali riportate dalla stampa, le cinque società presenterebbero caratteristiche sostanzialmente identiche: nessun dipendente, capitale sociale di 2.500 euro, proprietà riconducibile a Shikun & Binui Energy Europe B.V. e lo stesso amministratore delegato, Yuval Skornik, indicato anche alla guida del dipartimento energetico del gruppo.
La presenza di società veicolo non costituisce di per sé un’anomalia: strutture di questo tipo vengono utilizzate comunemente per sviluppare singoli progetti e investimenti.
È però la combinazione tra dimensione degli interventi, struttura finanziaria delle società e catena di controllo ad aver spinto i parlamentari a chiedere al Governo accertamenti più approfonditi.
«Davanti a investimenti di questa dimensione non possono esserci zone d’ombra», sostengono Fossi, Simiani, Boldrini, Furfaro, Bonafè, Scotto e Gianassi.
L’obiettivo dichiarato è conoscere chi controlli effettivamente le società, quali siano le loro disponibilità finanziarie e quale sia l’origine delle risorse destinate alla realizzazione degli impianti.
Il nome Shikun & Binui nell’elenco sulle attività negli insediamenti
C’è poi il punto politicamente più delicato. I deputati richiamano la presenza della società israeliana Shikun & Binui in una banca dati relativa alle imprese coinvolte in determinate attività collegate agli insediamenti israeliani nei territori palestinesi occupati.
Nel documento allegato, Shikun & Binui figura effettivamente al numero 136, mentre al numero successivo compare Shikun & Binui – Solel Boneh – Infrastructure Ltd.
L’interrogazione parlamentare sostiene inoltre, attribuendo la ricostruzione a fonti giornalistiche, che il dipartimento energetico del gruppo sarebbe stato coinvolto nella realizzazione di infrastrutture negli insediamenti in Cisgiordania e nel Golan siriano occupato e richiama altre attività attribuite alla casa madre e a società del gruppo.
È importante però distinguere i diversi livelli della vicenda.
L’inserimento del gruppo nell’elenco non dimostra di per sé responsabilità delle società che stanno sviluppando gli impianti agrivoltaici in Toscana, e sono gli stessi parlamentari a sottolineare la necessità di accertare i rapporti societari e la catena di controllo.
È esattamente questo uno degli elementi sui quali viene chiesto al Governo di intervenire.
«Verificare chi controlla davvero le cinque società»
I sette deputati chiedono ai ministeri competenti di acquisire informazioni sulla «effettiva riconducibilità» delle cinque Spv attive in Toscana al gruppo Shikun & Binui e alla sua controllante europea.
Ma la richiesta va oltre. I parlamentari vogliono sapere quali siano le reali disponibilità finanziarie delle società e da dove provengano i capitali necessari a sostenere investimenti energetici di questa portata.
Chiedono inoltre di accertare l’eventuale esistenza di partecipazioni incrociate, controlli diretti o indiretti o altre strutture societarie che possano rendere più difficile individuare con precisione proprietà e responsabilità.
Una verifica che potrebbe quindi riguardare direttamente anche i progetti previsti nel territorio grossetano.
La possibile vendita della divisione energetica
Nell’interrogazione compare anche un altro elemento. Secondo le informazioni giornalistiche richiamate dai deputati, sarebbe in corso la cessione della divisione energetica di Shikun & Binui alla società israeliana Generation Capital.
I parlamentari sostengono che un eventuale passaggio di proprietà non eliminerebbe comunque la necessità di chiarire la provenienza e la storia societaria degli investimenti italiani e chiedono pertanto al Governo di verificare anche questo aspetto.
Il nodo tra rinnovabili, territorio e trasparenza
La posizione dei deputati non mette in discussione la necessità della transizione energetica.
«La transizione energetica è una priorità e l’Italia ha bisogno di investimenti nelle energie rinnovabili», sottolineano.
Ma, aggiungono, gli investimenti devono essere «trasparenti, tracciabili» e riconducibili a soggetti dei quali sia possibile conoscere chiaramente proprietà, disponibilità economiche e responsabilità.
Nell’atto parlamentare viene chiesto anche se il Governo intenda valutare strumenti di verifica preventiva sugli investimenti energetici e quali iniziative possa assumere, anche a livello europeo, affinché gli investimenti esteri nel settore siano compatibili con gli impegni internazionali dell’Italia.
Ed è qui che una vicenda apparentemente lontana assume una dimensione strettamente locale.
Perché dietro l’interrogazione parlamentare ci sono anche tre progetti destinati alla Maremma, tra Grosseto, Gavorrano e Ribolla.
Impianti che fanno parte di una trasformazione energetica già visibile sul territorio e sulla quale, adesso, la domanda non riguarda soltanto dove e quanto costruire.
La domanda arrivata fino al Parlamento è un’altra: chi c’è dietro quegli investimenti e con quali capitali saranno realizzati.



