PIOMBINO. A seguito dell’incontro che si è svolto a Piombino, con i residenti esasperati che non hanno avuto risposte alle tante domande poste, Asa fa il punto sull’emergenza idrica che ha interessato la Val di Cornia durante l’estate e, in particolare, il Comune di Piombino, chiarendo le cause dei disagi, gli interventi messi in campo e le prospettive per una gestione sempre più sicura e sostenibile della risorsa idrica.
L’ondata di calore e gli effetti sulla rete idrica
L’estate 2026 è stata caratterizzata da condizioni climatiche eccezionali, con temperature elevate e ondate di calore particolarmente prolungate, associate a una persistente siccità che ha ridotto la disponibilità idrica nelle falde e determinato un incremento straordinario dei consumi. In Val di Cornia, le giornate più critiche si sono registrate a San Vincenzo il 6 e 7 agosto, con circa 320 segnalazioni complessive.
Tra l’11 e il 13 agosto è stato inoltre necessario attuare un limitato razionamento nelle ore pomeridiane e notturne, con circa 30 segnalazioni al giorno.
Soprattutto lungo la costa e nelle località caratterizzate dalla maggiore presenza turistica, i consumi hanno raggiunto livelli superiori di circa il 10% rispetto a quelli, già elevati, del 2025. Alla maggiore e prolungata presenza turistica si è aggiunto l’aumento del consumo pro capite legato alle temperature estreme. Contemporaneamente, la riduzione della disponibilità e il peggioramento qualitativo dei pozzi privati hanno portato campeggi e strutture ricettive a fare maggiore ricorso all’acquedotto pubblico.
Il ruolo degli impianti privati e il nodo di piazza della Costituzione
Nel Comune di Piombino, tra il 10 e il 14 agosto, tali fattori legati all’emergenza, anche se non hanno comportato difficoltà per quasi tutte le utenze del territorio, hanno però acuito le specifiche criticità riconducibili agli impianti privati di alcuni condomini, in particolare negli edifici ai piani più alti, privi di adeguati sistemi di rilancio o dotati di cassoni di accumulo collocati a quote molto elevate e in alcuni casi anche in presenza di colonne montanti sottodimensionate e/o parzialmente occluse da depositi calcarei comportanti significative perdite di carico.
Si tratta di una situazione che, nell’ambito del territorio servito da Asa e nel resto del territorio nazionale, se non oltre, presenta tali caratteristiche solo a Piombino.
In condizioni ordinarie, infatti, i sistemi di accumulo normalmente presenti nei palazzi di oltre 3-4 piani vengono collocati a piano terra e gli impianti di rilancio vengono sempre previsti negli edifici che si sviluppano oltre questi livelli.
Per garantire il servizio anche alle utenze private sprovviste di adeguati impianti di rilancio, Asa ha dovuto mantenere pressioni stradali particolarmente elevate, con un conseguente incremento del rischio di rotture, dispersioni sulla rete e maggiori consumi, difficilmente gestibili in un contesto estivo così difficile.
Le mappature e la collaborazione con il comune e gli amministratori di condominio
È proprio su questo aspetto che Asa intende rafforzare la propria collaborazione con il Comune, gli amministratori di condominio e i cittadini. Come richiesto dal confronto di ieri in assemblea, l’azienda conferma infatti la propria disponibilità a mappare gli edifici che presentano criticità legate agli impianti privati, così da individuare insieme le situazioni più problematiche e accompagnare cittadini e amministratori nella ricerca delle soluzioni tecniche più appropriate, che spesso potranno essere a basso costo pro capite.
Asa precisa tuttavia che, quando la criticità riguarda esclusivamente gli impianti privati a valle del punto di consegna, sul confine tra pubblico e privato, a quota campagna, l’azienda non può intervenire direttamente né farsi carico della realizzazione delle opere, che competono ai proprietari e ai condomini, può però mettere a disposizione le proprie competenze e la propria esperienza per contribuire a individuare le soluzioni più efficaci e sostenibili, in un percorso condiviso con amministratori e istituzioni.
Un intervento continuo per riportare il servizio alla normalità
Di fronte all’emergenza, Asa ha attivato un lavoro continuo sul territorio. Il personale tecnico ha operato con turni attivi 24 ore su 24, consentendo di riportare il servizio alla normalità già dal pomeriggio del 14 agosto.
Parallelamente, sono state intensificate le attività di riparazione e ricerca delle perdite, con particolare attenzione sia alle fughe visibili sia all’individuazione delle perdite occulte che generalmente presentano dispersioni superiore a quelle visibili e che, di conseguenza, costituiscono una priorità negli interventi dell’azienda. Ogni criticità individuata è stata classificata e affrontata con l’obiettivo di ridurre al minimo i tempi di intervento e la quantità di acqua dispersa.
Va inoltre sottolineato che, anche nei momenti più critici, Asa ha garantito adeguate pressioni di consegna nei punti di consegna a quota strada, mantenendole su livelli elevati, diverse volte superiori alla pressione standard che viene mantenuta nel resto del territorio.
Una criticità che viene da lontano
La gestione della risorsa idrica in Val di Cornia deve essere inquadrata all’interno delle particolari condizioni che caratterizzano questo territorio.
Alle criticità naturali, tra cui la presenza di boro e arsenico nelle falde, si sono sommati negli anni importanti fattori antropici. Per decenni il territorio ha avuto un’economia fortemente legata all’industria siderurgica, caratterizzata da un elevatissimo fabbisogno idrico, e a un’agricoltura altrettanto idroesigente.
A ciò si aggiunge il fatto che, da circa trent’anni, l’equilibrio idrico dell’Isola d’Elba dipende in larga misura dalla risorsa proveniente dalla Val di Cornia, con circa 4 milioni di metri cubi di acqua trasferiti ogni anno. Questo insieme di fattori ha determinato nel tempo un forte impoverimento della falda e il fenomeno dell’intrusione del cuneo salino, con conseguenze sia sulla quantità sia sulla qualità della risorsa disponibile.
Investimenti per cambiare prospettiva: il dissalatore dell’Elba
Per affrontare queste criticità, Asa ha realizzato e programmato investimenti di grande rilevanza, sia infrastrutturale sia economica, con un impegno particolarmente significativo per questo territorio.
Tra gli interventi già realizzati figurano il rinnovo delle centrali, importanti opere di manutenzione, la distrettualizzazione delle reti e la realizzazione di impianti di potabilizzazione per ridurre la presenza di boro e arsenico.
Un ruolo centrale è affidato al dissalatore dell’Elba, attualmente in fase di ultimazione, che rappresenterà un passaggio fondamentale per rafforzare la sicurezza e la continuità dell’approvvigionamento idrico, con benefici già a partire dalla prossima stagione.
L’impianto produrrà due effetti fondamentali. Nell’immediato consentirà di mettere a disposizione dell’Elba e della Val di Cornia circa 2,5 milioni di metri cubi di acqua aggiuntiva, un quantitativo particolarmente significativo se rapportato ai circa 4 milioni di metri cubi che oggi vengono trasferiti annualmente dalla Val di Cornia all’Isola d’Elba.
Nel periodo invernale, quando la domanda dell’Elba diminuisce sensibilmente, il dissalatore consentirà inoltre di ridurre in maniera significativa i prelievi dalla Val di Cornia destinati all’isola.
L’obiettivo è quindi invertire progressivamente la tendenza nell’utilizzo della falda della Val di Cornia, riducendo la pressione su una risorsa sottoposta da anni a un intenso emungimento e consentendole di recuperare nel tempo. Il dissalatore sarà pertanto non soltanto una nuova fonte di approvvigionamento per l’Elba, ma anche uno strumento strategico per una gestione più equilibrata e sostenibile dell’intero sistema idrico.
60 milioni di investimenti nel 2026 e oltre mezzo miliardo in 15 anni
Asa conferma il proprio impegno operativo e finanziario. Per il 2026 è previsto un piano di investimenti di circa 60 milioni di euro, all’interno di un programma complessivo che, nel periodo 2016-2031, supera il mezzo miliardo di euro.
Per mettere definitivamente in sicurezza il territorio, tuttavia, sono necessari interventi ancora più rilevanti che, tuttavia, non sarebbero sostenibili tariffariamente, quindi Asa ha candidato a bandi nazionali diversi progetti strategici, a partire dal dissalatore di Piombino, un’infrastruttura del valore stimato di circa 200 milioni di euro, considerata fondamentale per rafforzare l’autonomia e la sicurezza idrica del territorio.
A questo si aggiungono ulteriori programmi di distrettualizzazione e sostituzione delle condotte, per decine di milioni di euro, complementari alle risorse PNRR, e il potenziamento del recupero delle acque reflue in uscita dagli impianti di depurazione, con un investimento previsto di circa 4,5 milioni di euro.
Una sfida da affrontare insieme
La gestione della risorsa idrica in un territorio complesso come la Val di Cornia richiede un impegno straordinario e una collaborazione costante tra gestore, istituzioni, amministratori e cittadini. L’emergenza di agosto, per quanto ottimamente gestita e pur avendo comportato disagi limitati rispetto ad altre zone d’Italia e d’Europa, ha mostrato ancora una volta quanto i cambiamenti climatici e l’aumento della domanda possano mettere sotto pressione un sistema già caratterizzato da condizioni strutturali particolarmente complesse.
L’obiettivo è affrontare le criticità attuali senza perdere di vista la prospettiva di lungo periodo, programmando insieme gli interventi necessari per rendere il territorio sempre più resiliente e preparato alle future sfide climatiche.