È morto Gigi Bernardi, Grosseto perde il suo architetto artista | MaremmaOggi Skip to content

È morto Gigi Bernardi, l’uomo con il papillon che colorava Grosseto

Architetto, artista, intellettuale, aveva 78 anni. Dall’ex Garibaldi alle Terme di Roselle, ha lasciato il suo segno anche nell’architettura della città
L’architetto Luigi Bernardi durante il cantiere per il progetto dell’ex Garibaldi

GROSSETO. Lo conoscevano tutti. E anche quelli che non lo conoscevano, sapevano chi era

Perché a Grosseto c’era un uomo che camminava per strada con il cappello in testa e il papillon, vestito di colori che addosso a chiunque altro sarebbero sembrati un azzardo e che su di lui, invece, erano semplicemente Gigi. Gigi Bernardi.

Architetto, artista, intellettuale. Una delle menti più brillanti e originali che questa città abbia avuto. Luigi Bernardi è morto sabato 8 agosto a 78 anni, nella casa di cura di Manciano dove era ricoverato da qualche mese.

E con lui Grosseto perde uno dei suoi personaggi. 

Personaggio nel senso più bello della parola. Perché Bernardi non aveva bisogno di presentarsi. Bastava vederlo arrivare. Cappello, papillon, una camicia scelta probabilmente senza preoccuparsi troppo se il colore andasse d’accordo con quello dei pantaloni. O forse preoccupandosene moltissimo, ma secondo regole che conosceva soltanto lui.

Poi bastava cominciare a parlarci.

Ed era lì che si capiva che dietro quella figura istrionica, dietro i colori e quell’aria apparentemente scanzonata, c’era una cultura sterminata. Una mente curiosa, raffinata, capace di muoversi dall’architettura all’arte, dalla politica alla letteratura. 

Una di quelle persone che quando le incontri ti lasciano qualcosa.

Quel 10 al tema d’italiano

La cultura, del resto, Gigi l’aveva respirata fin da bambino. Suo padre era Dino Bernardi, avvocato, uomo del Pci, intellettuale coltissimo e a sua volta figura che a Grosseto non passava inosservata. D’estate si vestiva di bianco e portava il Panama.

Anche questa, in fondo, è un’immagine.

Padre e figlio diversi eppure uniti da quella capacità di trasformare il modo di vestire in qualcosa che raccontava la persona. 

In casa Bernardi si studiava, si discuteva, si guardava a ciò che accadeva fuori. Gigi era cresciuto in quell’ambiente e aveva assorbito tutto: la curiosità, l’impegno, il gusto per la conoscenza e quella naturale apertura verso ciò che arrivava dall’esterno.

Giancarlo Ciarpi, ex direttore di Banca Tema, conserva ancora un ricordo che dice molto di lui. Bernardi aveva frequentato il classico. All’esame del ginnasio, Gigi prese 10 al compito d’italiano.

Non un voto alto ma un voto quasi impossibile.

«Prendere 10 a un tema allora era difficilissimo – ricorda – praticamente non succedeva mai».

A Gigi successe.

Forse perché le parole, come le linee e i colori, erano già diventate strumenti con i quali interpretare il mondo.

Preciso con la matita, libero con i colori

Bernardi si era laureato in Architettura a Roma e l’architetto lo aveva fatto davvero, per tutta la vita.

Era un professionista rigoroso, preciso, accurato, puntuale.

Quando prendeva in mano una matita, ogni linea doveva essere dove doveva essere. Non un millimetro più in là. Poi arrivavano i colori e lì succedeva esattamente il contrario.

La precisione lasciava spazio alla libertà, alla fantasia, all’intuizione. Come se in lui convivessero due persone che, invece di combattersi, avevano trovato il modo di completarsi: l’architetto che misurava e l’artista che sconfinava.

Per gran parte della sua carriera si era occupato di edilizia pubblica e alcuni dei suoi interventi sono ancora sotto gli occhi dei grossetani.

Tra questi ci sono la ristrutturazione dell’edificio delle Terme di Roselle e soprattutto l’ex Garibaldi.

Quella mattina il Garibaldi era diventato rosso

Ci sono edifici che appartengono a una città e altri che, a un certo punto, diventano parte della sua discussione. 

L’ex Garibaldi appartiene alla seconda categoria, e Gigi Bernardi ci mise la sua firma. 

Non una firma piccola, discreta, nascosta in fondo a una tavola di progetto ma una firma rossa.

Una mattina Grosseto si svegliò e trovò l’ex Garibaldi completamente colorato. Rosso. Era impossibile non guardarlo

Ci fu chi lo amò, chi lo criticò, chi probabilmente si domandò che cosa fosse successo. Ma quello era Bernardi: l’architettura non doveva necessariamente mimetizzarsi. Poteva parlare, poteva persino gridare.

E soprattutto poteva costringere una città a guardare un edificio che magari fino al giorno prima aveva attraversato senza nemmeno alzare gli occhi. Quel progetto, l’architetto Bernardi lo firmò insieme ai ragazzi dell’alternanza scuola – lavoro. 

Il Gatto Bigio alla Festa dell’Unità

La creatività di Gigi non aveva bisogno di restare dentro uno studio professionale.

Alla Festa dell’Unità aveva inventato il Gatto Bigio, una delle sue creazioni rimaste nella memoria di chi frequentava quelle feste e che riscosse un successo enorme.

Era anche questo il suo modo di stare dentro alla città. Non soltanto attraverso i progetti importanti, gli edifici pubblici o il lavoro da architetto, ma giocando con le idee, trasformandole, dando loro una forma.

L’ironia faceva parte della sua intelligenza: perché Bernardi sapeva essere serissimo senza diventare serioso.

I disegni regalati agli amici tornano a casa

C’è poi un’altra storia che racconta bene chi fosse Gigi Bernardi. Nel 2023, quando aveva 75 anni, decise che era arrivato il momento di mettere insieme i disegni di una vita.

Solo che molti non li aveva più, li aveva regalati.

Erano finiti nelle case degli amici, sparsi tra Grosseto, Roma, Pisa, Venezia e chissà quanti altri posti. Ritratti, caricature, paesaggi, fiori, volti. Fogli disegnati e poi donati, perché per Gigi probabilmente il piacere di creare qualcosa comprendeva anche quello di lasciarlo a qualcuno.

Quando decise di organizzare la mostra alla sala d’Arte Pascucci, cominciò così una specie di richiamo.

I suoi disegni tornarono a casa, uno dopo l’altro.

Gli amici aprirono cassetti, guardarono alle pareti, recuperarono fogli e quadri conservati per anni e glieli riportarono.

Fu una mostra, certo, ma fu soprattutto la geografia di una vita.

C’erano le persone incontrate, gli amici, i luoghi, le facce di quando erano tutti più giovani. E c’era lui, Gigi, che attraverso quei fogli poteva guardare indietro e ritrovare pezzi della propria esistenza.

Quarant’anni insieme a Giovanna

Ma se c’è stata una persona che quel viaggio lo ha fatto davvero accanto a lui, quella è Giovanna Mallarini. Per quarant’anni hanno condiviso la vita.

Luigi Bernardi in una foto di qualche anno fa

Un amore grande, fatto di viaggi, arte, curiosità, luoghi da scoprire e cose da vedere. Quarant’anni nei quali la vita professionale e quella privata si sono intrecciate continuamente.

Gigi ha dato un amore enorme a Giovanna, alla figlia e al nipote. 

La famiglia era il luogo al quale tornare dopo tutti i viaggi, reali e immaginari, che una mente come la sua continuava a fare.

Perché Bernardi era curioso. E la curiosità, quando è autentica, non invecchia.

Grosseto senza quel cappello e quel papillon

Ora sarà strano. Sarà strano attraversare Grosseto e sapere che quell’uomo con il cappello e il papillon non comparirà da qualche parte.

Perché ci sono persone che diventano inconsapevolmente un pezzo del paesaggio umano di una città.

Non serve conoscerle personalmente: le hai viste cento volte. Magari non ci hai mai parlato. Ma sai che ci sono.

Gigi Bernardi era una di queste. Solo che dietro quel cappello c’era molto di più.

C’era il ragazzino capace di prendere 10 a un tema quando prendere 10 era quasi impossibile. C’era il figlio di Dino, cresciuto in una casa dove cultura e impegno erano pane quotidiano. C’era lo studente partito per Roma e tornato architetto. Il professionista meticoloso. L’artista. L’uomo delle caricature e dei fiori. Quello del Gatto Bigio. Quello che aveva preso un edificio e lo aveva fatto diventare rosso.

E poi c’era Gigi.

Quello che aveva capito che essere precisi non significa necessariamente essere grigi.

Lui, infatti, non lo è mai stato.

Autore

Riproduzione riservata ©

pubblicità

Condividi su

Articoli correlati