Granuli bianchi sulle spiagge: Arpat svela cosa sono | MaremmaOggi Skip to content

Svelato il mistero dei granuli bianchi sulle spiagge: ecco cosa sono davvero

Le analisi di Arpat hanno svelato la natura dei granuli bianchi comparsi sulle spiagge toscane: sono composti prevalentemente da alginato di sodio e non sono residui plastici. Resta ancora da chiarire la loro provenienza
I granuli bianchi sulle spiagge della Val di Cornia, da San Vincenzo a Baratti
I granuli bianchi sulle spiagge della Val di Cornia, da San Vincenzo a Baratti

SAN VINCENZO. Non sono frammenti di plastica e nemmeno residui di paraffina. Le analisi di Arpat hanno finalmente dato un nome ai misteriosi granuli bianchi comparsi nei giorni scorsi sulle spiagge di Rimigliano e Baratti e successivamente segnalati anche nel Golfo di Follonica, all’isola d’Elba e a Capraia.

Il materiale che per giorni ha formato lunghe strisce chiare sulla battigia è costituito prevalentemente da alginato di sodio, una sostanza di origine biologica. Un primo risultato importante, che consente di escludere l’ipotesi più preoccupante: quella di un nuovo e vasto spiaggiamento di residui plastici.

Il mistero, tuttavia, è risolto soltanto in parte. Gli accertamenti hanno chiarito che cosa compone quei piccoli granuli, ma non hanno ancora permesso di stabilire con precisione da dove provengano e perché siano comparsi quasi contemporaneamente lungo un tratto tanto ampio delle coste toscane.

Cosa sono i granuli bianchi trovati sulle spiagge

A fornire la risposta sono stati i primi accertamenti analitici effettuati da Arpat sui campioni raccolti lungo il litorale.

Le analisi hanno identificato il materiale come prevalentemente costituito da alginato di sodio, escludendo che si tratti di residui plastici. L’alginato è un polisaccaride che può essere prodotto da diverse alghe, comprese alcune specie unicellulari.

La sua formazione può essere collegata a meccanismi naturali di protezione oppure alla risposta degli organismi vegetali a particolari condizioni di stress ambientale.

Gli approfondimenti al microscopio hanno però restituito un quadro più complesso. In alcuni campioni prelevati nel territorio di Rio, all’isola d’Elba, sono state osservate anche strutture riconducibili a tessuti di piante superiori. Per questo, tra le ipotesi ancora allo studio, c’è anche un possibile coinvolgimento della vegetazione costiera.

Esclusa la presenza di residui plastici

Quando i primi granuli erano comparsi sulla spiaggia di Rimigliano, nel territorio di San Vincenzo, il loro aspetto aveva fatto pensare a piccoli frammenti di materiale sintetico.

Erano bianchi o semitrasparenti, irregolari e grandi pochi millimetri. In alcuni punti risultavano sparsi sulla sabbia, mentre in altri si erano accumulati in quantità consistenti lungo la linea raggiunta dalle onde.

Il Comune di San Vincenzo e la Guardia costiera avevano quindi interessato Arpat, che aveva effettuato i campionamenti necessari.

Il primo ritrovamento dei granuli bianchi sulla spiaggia di Rimigliano aveva inevitabilmente richiamato alla memoria quanto accaduto nel 2017, quando lungo lo stesso tratto di costa era arrivato materiale successivamente identificato come cera paraffinica di origine minerale.

Il confronto con quel precedente, tuttavia, non consentiva di trarre conclusioni. I granuli comparsi in questi giorni avevano caratteristiche diverse e soltanto le analisi di laboratorio avrebbero potuto determinarne la composizione.

Adesso gli esami hanno escluso sia l’ipotesi della plastica sia quella di un nuovo spiaggiamento di paraffina.

Da Rimigliano a Baratti, poi Follonica e le isole

Il fenomeno, inizialmente circoscritto alla costa di San Vincenzo, si è progressivamente esteso.

Dopo Rimigliano, le misteriose palline bianche sono arrivate nel Golfo di Baratti. I piccoli granuli, generalmente compresi tra i 3 e i 6 millimetri, apparivano morbidi al tatto e producevano una sorta di scricchiolio quando venivano schiacciati.

Segnalazioni sono poi arrivate dal Golfo di Follonica, da Rio Marina, all’isola d’Elba, e da Capraia. Una distribuzione particolarmente estesa che ha spinto Arpat ad analizzare campioni provenienti da località diverse, per verificare la natura del materiale e ricostruire il fenomeno.

Le correnti e le mareggiate potrebbero aver contribuito a trasportare e depositare i granuli lungo le diverse spiagge. La loro provenienza iniziale, però, non è stata ancora individuata.

Un fenomeno mai documentato con questa estensione

Secondo Arpat, al momento non risultano disponibili riscontri relativi a fenomeni analoghi di queste dimensioni, né sarebbero conosciuti precedenti documentati nel Mediterraneo caratterizzati da un’estensione paragonabile.

Anche per questo gli accertamenti proseguiranno.

I gel polisaccaridici, come quelli individuati nei campioni, possono inglobare al proprio interno altri materiali. Questa caratteristica rende più difficile riconoscere la matrice dalla quale hanno avuto origine e ricostruire il processo che ha portato alla formazione dei granuli.

Gli elementi raccolti indicano comunque una natura prevalentemente biologica e, con ogni probabilità, vegetale.

Il mistero è risolto soltanto a metà

La risposta più attesa, dunque, è arrivata: i granuli bianchi che hanno invaso le spiagge toscane non sono plastica.

Resta adesso da comprendere quale fenomeno naturale abbia prodotto una quantità tanto consistente di materiale e perché lo spiaggiamento abbia interessato contemporaneamente un’area che va dalla costa tra San Vincenzo e Piombino fino al Golfo di Follonica e alle isole dell’Arcipelago toscano.

Arpat continuerà gli approfondimenti per stabilire con maggiore precisione la provenienza del materiale. La sostanza è stata identificata, ma il viaggio compiuto da quelle insolite palline bianche fino alle spiagge della Toscana deve ancora essere ricostruito.

Autore

Riproduzione riservata ©

pubblicità

Condividi su