Via Edgardo Sogno, lettera ai consiglieri prima del voto | MaremmaOggi Skip to content

Tre palazzi al posto del verde, i residenti scrivono ai consiglieri: «State spostando il problema»

A sei giorni dal voto sulla variante urbanistica, i promotori della petizione con oltre 600 firme chiamano in causa il consiglio comunale. E mostrano due futuri possibili per il quartiere Pizzetti: nuovi edifici oppure un parco pubblico
L’area di via Sogno, in alto com’è oggi, sotto come potrebbe diventare e come la vorrebbero i residenti, che hanno raccolto 600 firme

GROSSETO. Mancano sei giorni al consiglio comunale, è in programma lunedì 26, che potrebbe decidere il futuro di una delle ultime grandi aree libere del quartiere Pizzetti. E i residenti di via Edgardo Sogno non hanno intenzione di arrendersi. Dopo aver raccolto oltre 600 firme contro la variante urbanistica che prevede la costruzione di tre edifici residenziali al posto dell’attuale area destinata a verde sportivo, hanno deciso di rivolgersi direttamente a tutti i consiglieri comunali.

Lo hanno fatto con una lettera datata 20 ottobre, che non contiene soltanto una richiesta di ripensamento, ma pone una questione molto più ampia: quale idea di città sta guidando le scelte urbanistiche del Comune di Grosseto?

È una domanda che va oltre i confini del quartiere Pizzetti. Perché al centro della vicenda non ci sono soltanto tre nuovi palazzi, ma anche il rapporto fra edilizia e spazi pubblici, il consumo di suolo, la viabilità e la possibilità di risolvere i problemi di un quartiere senza crearne altri in una zona diversa della città.

E i cittadini, questa volta, mettono nero su bianco anche un dubbio preciso: spostare parte dell’edificazione prevista in via de’ Barberi a via Edgardo Sogno servirà davvero a risolvere i problemi di congestione del quartiere di origine?

La lettera ai consiglieri: «Quale futuro volete per Grosseto?»

Il documento è firmato dai promotori della petizione popolare Valorizziamo via Edgardo Sogno: un parco pubblico attrezzato per il quartiere Pizzetti, presentata al Comune il 15 ottobre dopo aver raccolto oltre 600 sottoscrizioni. Una raccolta firme che, precisano i cittadini, è ancora in corso.

In vista della seduta del 26 ottobre, i promotori chiedono ai rappresentanti eletti di non considerare la variante come una semplice pratica amministrativa da approvare. «Qual è la visione urbanistica che intendete perseguire per il futuro di Grosseto?», scrivono.

E spiegano il motivo della domanda.

In una fase storica nella quale il contenimento del consumo di suolo, la sostenibilità ambientale e la rigenerazione urbana dovrebbero rappresentare priorità concrete, i residenti si chiedono quale sia l’effettivo interesse pubblico di una scelta che prevede di edificare su una delle poche aree verdi ancora libere all’interno di un contesto già ampiamente urbanizzato.

La loro posizione è chiara: non contestano in assoluto la necessità di realizzare nuove abitazioni, ma chiedono che le scelte sulla loro collocazione siano motivate da una pianificazione equilibrata e da benefici concreti per la collettività.

Un punto sul quale insistono anche nella seconda parte della lettera: la protesta, scrivono, non deve essere interpretata come una semplice opposizione alla costruzione di tre edifici, ma come una richiesta di maggiore attenzione alla qualità delle decisioni urbanistiche.

Il nodo di via de’ Barberi: «Così non si risolve il problema»

È forse questo il passaggio più significativo della nuova iniziativa dei residenti. La variante urbanistica riguarda infatti la delocalizzazione di una parte delle previsioni edificatorie originariamente collocate nell’area Peep di via de’ Barberi, con il trasferimento della capacità edificatoria nella zona di via Edgardo Sogno.

Una scelta che viene collegata anche alle difficoltà di accessibilità e circolazione dell’area di partenza. Ma proprio su questo punto i cittadini sollevano un’obiezione. Via de’ Barberi, ricordano, è una strada a fondo chiuso, la cui carreggiata è stata ulteriormente ridotta dagli interventi per la realizzazione della Green Way.

Le criticità della circolazione, sostengono, non dipendono esclusivamente dal carico edilizio previsto, ma da una situazione infrastrutturale che avrebbe bisogno di una soluzione organica.

Da qui la domanda rivolta ai consiglieri: non sarebbe stato più utile affrontare direttamente quelle difficoltà attraverso interventi strutturali sulla viabilità, valutandone concretamente la fattibilità e i benefici? Interventi che, secondo i firmatari, potrebbero migliorare non soltanto la circolazione, ma anche la vivibilità dell’intero quartiere e l’accessibilità delle attività commerciali presenti.

«Il rischio è che, nel tentativo di decongestionare un quartiere, si finisca per congestionarne un altro, senza risolvere realmente i problemi del primo e creando nuovi problemi al secondo».

È la frase che sintetizza il cuore della contestazione. Non soltanto la perdita di uno spazio verde, dunque, ma il timore che una scelta urbanistica nata per alleggerire una zona finisca per trasferire altrove parte delle criticità, senza affrontarne le cause.

Una valutazione sostenuta dai residenti, sulla quale il consiglio comunale sarà chiamato a confrontarsi nel merito.

Due futuri possibili per via Sogno: i palazzi oppure un parco

Alla lettera i promotori della petizione hanno allegato anche tre immagini. La prima mostra lo stato attuale dell’area: un grande terreno libero, circondato da strade e da edifici, all’interno del tessuto urbano del quartiere Pizzetti.

L'area a verde di via Sogno com'è oggi
L’area a verde di via Sogno com’è oggi

Le altre due rappresentano, attraverso simulazioni grafiche, scenari profondamente diversi.

Nel primo, il terreno viene trasformato in una nuova zona residenziale, con tre edifici, parcheggi e viabilità interna.

L'area di via Sogno con i tre palazzi (simulazione grafica)
L’area di via Sogno con i tre palazzi (simulazione grafica)

Nel secondo, lo stesso spazio diventa un grande parco pubblico attrezzato, con alberature, aree verdi, strutture sportive e luoghi di aggregazione.

L'area di via Sogno con il parco (simulazione grafica)
L’area di via Sogno con il parco (simulazione grafica)

I cittadini precisano che le immagini sono puramente illustrative e non costituiscono elaborati progettuali. Servono a rendere visibili le conseguenze di due possibili scelte urbanistiche.

Ma il confronto è immediato. Da una parte un’ulteriore edificazione, dall’altra uno spazio collettivo che potrebbe essere utilizzato non soltanto dagli abitanti delle strade vicine, ma da una parte più ampia della città. È proprio questa la proposta contenuta nella petizione: mantenere la destinazione dell’area a verde sportivo e valorizzarla con un intervento pubblico capace di offrire servizi, occasioni di incontro e attività all’aperto.

Oltre 600 firme e una protesta che non si ferma

La mobilitazione dei residenti non nasce oggi.

La vicenda era già emersa nei mesi scorsi, quando MaremmaOggi aveva ricostruito il trasferimento di parte delle previsioni edificatorie dal Peep di via de’ Barberi al quartiere Pizzetti. Successivamente erano arrivate le contestazioni, le osservazioni sulla variante e le iniziative degli abitanti per chiedere il mantenimento della destinazione a verde sportivo.

La questione era approdata anche in consiglio comunale il 30 settembre, ma il venir meno del numero legale aveva impedito di arrivare al voto.

Nel frattempo la protesta si è organizzata. I cittadini hanno promosso una petizione, raccolto centinaia di firme e presentato una proposta alternativa per l’utilizzo dell’area. Il 15 ottobre la petizione è stata depositata al Comune.

E, come raccontato da MaremmaOggi nell’ultimo approfondimento sulla vicenda, anche dalle opposizioni è arrivata la richiesta di riportare la variante all’esame della commissione consiliare prima del voto.

La lettera del 20 ottobre rappresenta quindi un ulteriore passaggio: dopo essersi rivolti all’amministrazione e aver coinvolto centinaia di cittadini, i promotori chiamano direttamente in causa tutti i componenti del consiglio comunale.

«Una scelta urbanistica può essere modificata, il suolo consumato no»

Nella parte conclusiva della lettera il tono diventa ancora più diretto. «Il 26 ottobre non sarete chiamati soltanto ad approvare una variante urbanistica, ma a compiere una scelta che inciderà in modo permanente sul futuro di una parte di Grosseto».

I residenti ricordano che ogni intervento urbanistico dovrebbe rispondere a una pianificazione equilibrata, individuare le localizzazioni edificatorie più appropriate, tenere conto delle infrastrutture esistenti e valutare le conseguenze sul territorio.

Poi arriva un altro passaggio destinato a pesare nel dibattito: «Una scelta urbanistica può essere modificata prima della sua approvazione, ma il suolo consumato non potrà più essere restituito alla collettività».

È un richiamo al principio della prudenza, ma anche alla responsabilità politica di chi sarà chiamato a esprimere il proprio voto. Perché una variante può essere rinviata, modificata o ripensata. Una volta realizzati gli edifici, invece, la trasformazione fisica di quell’area sarebbe difficilmente reversibile.

Il 26 ottobre la decisione passa al consiglio comunale

Il prossimo appuntamento è dunque quello del 26 ottobre, quando il consiglio comunale è atteso al confronto sulla variante. Da una parte ci sono le previsioni edificatorie e le scelte di pianificazione dell’amministrazione. Dall’altra una mobilitazione popolare che chiede di conservare uno spazio libero e trasformarlo in un luogo pubblico.

Ma c’è anche una questione che resta centrale e che la lettera porta nuovamente all’attenzione della politica: quali benefici concreti produce per Grosseto lo spostamento di questi edifici da via de’ Barberi a via Edgardo Sogno?

È su questo punto che i residenti chiedono risposte, prima ancora che un voto.

Perché, come ricordano ai consiglieri, il problema non è soltanto decidere dove costruire tre palazzi. È stabilire come debba crescere Grosseto, quali spazi debbano rimanere pubblici e quale equilibrio debba esserci tra nuove abitazioni, infrastrutture e qualità della vita. Una decisione che riguarda il Pizzetti, ma che può diventare un precedente importante per le future trasformazioni urbanistiche della città.

E che, dopo oltre 600 firme e una lettera indirizzata a tutti i consiglieri, difficilmente potrà essere considerata una questione soltanto di quartiere.

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