L'ultima pizza di Pappagone. Dopo la chiusura, futuro incerto Skip to content

L’ultima pizza di Pappagone. Dopo la chiusura, futuro incerto

La pizzeria ha chiuso e i locali sono tornati al Comune. Istituzione Le Mura farà un bando, ma sarà difficile farci ancora ristorazione
La pizzeria Pappagone chiusa, sullo sfondo porta Vecchia
La pizzeria Pappagone chiusa, sullo sfondo porta Vecchia

GROSSETO. Comparve improvvisamente nel 1966 durante la trasmissione televisiva “Scala reale”. Si chiamava Pappagone, aveva il viso di Peppino De Filippo, un ciuffo di capelli verticale, usava vocaboli inverosimili come “piriché”, “ecque qua”, “corno e bicorno”. In un secondo divenne un divo del piccolo schermo e un eroe dei bambini.

Sbarcò a Grosseto nel 1968 trasformandosi in pizzeria ricavata all’interno delle Mura.

In un secondo divenne il punto di incontro, una stella polare, che, per anni, ha attratto tutti senza limiti di età.

Pappagone: un locale dove annusavi Grosseto

Quell’arco aperto sui mattoni rossi si è trasformato, quindi, in riferimento conosciuto, una bussola per incontri, appuntamenti, un “siete qui” sicuro impossibile da sbagliare. Dentro avvertivi la pancia della Mura, i suoi anni, le sue vicende storiche, annusavi Grosseto.

Due immagini della pizzeria Pappagone quando era ancora aperta
Due immagini della pizzeria Pappagone quando era ancora aperta

Adesso tutto questo non esiste più spazzato via dai tempi moderni dove le difficoltà prolificano più delle semplificazioni.

Chiude il locale, si apre uno scenario complicato

Pappagone, gestito finché ce l’hanno fatta dalla famiglia Adami, ha chiuso aprendo immediatamente uno scenario del tutto nuovo.

Le regole che guidano l’attività di cucina e ristorazione sono molto cambiate. Pappagone, come altri esercizi funzionanti dentro le Mura, era controllato da principi vecchi di molti anni. La chiusura ha cancellato questa appartenenza.

Adesso vigono leggi molto più rigide, che significherebbero lavori interni impegnativi ma, soprattutto, modifiche in netto contrasto con l’ambiente monumentale e storico in cui vivono. Questo ha aperto un dialogo politico per trovare soluzioni (non solo di ristorazione) che siano in linea con le nuove disposizioni legislative.

La delibera del Comune e l’Istituzione Le Mura

«Per adesso il Comune, con la delibera di martedì 24 gennaio, ha rilevato il contratto scaduto assegnando questi locali (che si chiamano Galleria di Piazza De Maria) all’associazione “Le Mura” – spiega Riccardo Ginanneschi assessore ai lavori pubblici e al patrimonio – adesso occorre capire chi sono le persone interessate al locale e, particolarmente, l’uso che se ne vuole fare, cioè quale attività aprire».

«Dovranno essere esplorate – prosegue Ginanneschi – come sono cambiate le norme igienico sanitarie che guidano, per esempio, la ristorazione. Al momento non ho dati certi su questo punto e non ho risposte concrete. Se fossero decadute quelle di prima, si aprirebbero difficoltà molto serie vista la struttura del posto in questione».

Non variano di molto le dichiarazioni di Alessandro Capitani, presidente dell’istituzione “Le Mura”, evidentemente la materia ha bisogno di studio e tempo per essere assimilata.

«Di certo le normative Asl sulla ristorazione sono diventate molto più stringenti rispetto al passato – puntualizza Capitani – ancora non siamo in possesso delle chiave per entrare nel locale per una prima ispezione interna a cui parteciperà appunto anche l’Asl».

«Si dovrà verificare, per esempio, il rapporto aria/luce, verificare eventuali infiltrazioni, la qualità degli impianti partendo dal presupposto che parliamo di ambienti storici di 500 anni fa. Successivamente potranno iniziare i lavori di riqualificazione a cui parteciperà la Soprintendenza alle Belle Arti».

«Saranno opere molto accurate e delicate – continua il presidente – per esempio di aprire finestre non se ne parla nemmeno. Poi si passerà a stimare il valore dell’immobile, infine si andrà sul mercato per ricercare le identità interessate all’ambiente, che potrà ospitare tantissime attività».

Sarà fatto un bando.  Si tratta di un locale di oltre 300 metri quadri, con la possibilità di averne una sessantina all’esterno. Appetibile, ma molto dipenderà da cosa sarà possibile farci.

Forse l’ultima pizza ce l’hanno mangiata qualche mese fa.

La curiosità: la lapide per il prefetto De Maria

Quasi nessuno ci fa più caso, anche perché il tempo l’ha quasi completamente cancellata ma, sopra all’arco di Pappagone, c’è la lapide dedicata al prefetto Stefano De Maria di Casalnuovo, che guidò la prefettura di Grosseto dal 1879 al 1883. A lui, cui è intitolata la piazza, è dovuta la demolizione della torre che sovrastava Porta Vecchia.

Una torre eretta nel XIII secolo dai Senesi, che fu mantenuta anche dai Medici, durante la costruzione delle Mura. Ma poiché era legata alla dominazione senese, ai grossetani ricordava la “tristizia dei tempi”.

Al punto che, quando fu demolita, nel 1882, gli dedicarono la piazza e affissero la lapide.

Questa la dicitura completa

Qui dove dirimpetto alla porta sorgeva saldo riparo di mura

tetro ricordo di tristizia dei tempi oggi demolito

DAL PREFETTO STEFANO DE MARIA DI CASALNUOVO

lo zampillo delle acque l’amenità dei viali gli olezzanti giardini

adornano ravvivano questa città

cui i colpi incessanti del martello nelle agricole officine

preparano vita fiorente col trionfo della industria e del lavoro

il popolo in segno di grato animo agli 11 giugno 1882

La lapide per De Maria, sopra all'arco di Pappagone
La lapide per De Maria, sopra all’arco di Pappagone

Autore

  • Giancarlo Mallarini

    Collaboratore di MaremmaOggi. Ho viaggiato sulla carta stampata, ho parlato alla radio e alla televisione. Ora ho la fortuna e il privilegio di scrivere online su maremmaoggi.net. Come lavagna uso il cielo. Maremma Oggi il giornale on line della Maremma Toscana - #UniciComeLaMaremma

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