Terme Leopoldine di Roselle, 220mila euro per il restauro | MaremmaOggi Skip to content

Le terme chiuse da 60 anni, ma l’acqua calda continua a scorrere: ora cambia tutto

A Roselle arrivano 220mila euro per restaurare le Leopoldine. Il Comune punta su eventi e cultura, la Pro Loco festeggia vent’anni e rilancia il tema della sorgente a 38 gradi che oggi viene dispersa
Le terme leopoldine di Roselle
Le terme leopoldine di Roselle

ROSELLE. L’acqua continua a sgorgare, come faceva quando le Terme Leopoldine erano un luogo di cura e di incontro, quando i grossetani venivano fin qui per immergersi nelle vasche e beneficiare delle proprietà delle sorgenti. Scorre ancora oggi, a una temperatura di circa 38 gradi, nella vecchia struttura di via Batignanese, ma nessuno la utilizza più. E così, mentre l’acqua se ne va, un edificio che custodisce secoli di storia si prepara finalmente a ricevere gli interventi necessari per fermarne il deterioramento.

Per le Terme Leopoldine di Roselle arrivano 220mila euro dalla Regione Toscana, destinati a un intervento di manutenzione straordinaria che permetterà di recuperare la copertura, impermeabilizzare il tetto e sistemare gli intonaci ammalorati. Non sarà la rinascita dello stabilimento termale, ma il recupero di un luogo che il Comune vuole valorizzare come spazio per manifestazioni, incontri e iniziative culturali.

A raccontare questa nuova fase sono due protagonisti: l’assessore comunale ai lavori pubblici Riccardo Ginanneschi, che spiega il progetto dell’amministrazione, e Alfonso De Pietro, presidente della Pro Loco di Roselle, l’associazione che da vent’anni anima la frazione e che proprio nelle Leopoldine ha la propria sede.

L’acqua termale continua a sgorgare, ma oggi viene dispersa

Basta osservare la vecchia vasca per accorgersi che la storia termale di Roselle non appartiene soltanto al passato. L’acqua è ancora presente e si muove continuamente, come mostrano anche le immagini del video girato all’interno della struttura.

Secondo la documentazione raccolta dalla Pro Loco, la sorgente presente nello stabilimento continua a erogare tra 25 e 35 litri al secondo di acqua a circa 38 gradi. Una portata che, prendendo come riferimento il valore intermedio di 30 litri al secondo, corrisponderebbe a quasi 2,6 milioni di litri nell’arco di una giornata.

Una quantità considerevole, che oggi non viene sfruttata.

«E poi dispiace che i 30 litri di acqua al secondo a 38° non vengano sfruttati in alcun modo, non dico di riaprire le terme, ma almeno di non vederli dispersi», osserva Alfonso De Pietro.

La vasca delle terme di Roselle in una foto di Archivio Foto Gori del 1962
La vasca delle terme di Roselle in una foto di Archivio Foto Gori del 1962

Non è una questione sollevata per la prima volta. Nella relazione approvata dal direttivo nel dicembre 2025, la Pro Loco ricordava di avere proposto in passato anche una soluzione più semplice rispetto alla riapertura dello stabilimento: recuperare almeno una parte dell’acqua termale, magari attraverso una piccola piscina.

Una proposta che, secondo l’associazione, non aveva trovato seguito.

La questione dell’acqua resta dunque aperta e distinta dal progetto di restauro: il finanziamento regionale riguarda la conservazione dell’edificio, non il recupero della funzione termale.

IL VIDEO – L’acqua calda che scorre

Il Comune: «Mettiamo in sicurezza le Leopoldine, non riapriremo le terme»

A chiarire gli obiettivi dell’intervento è l’assessore ai lavori pubblici Riccardo Ginanneschi.

«Questi soldi li usiamo per mettere in sicurezza la struttura, una manutenzione straordinaria di cui ha bisogno. Certo l’obiettivo non è riportarci le terme, ma metterla a disposizione della Pro Loco come sede, ma soprattutto per organizzare eventi. Poi starà a loro fare un calendario di iniziative».

L’amministrazione punta quindi a preservare il valore storico delle Leopoldine e, allo stesso tempo, a renderle maggiormente utilizzabili dalla comunità. La destinazione rimarrà quella sociale e culturale, senza un ritorno all’attività termale.

I lavori riguarderanno soprattutto il rifacimento della copertura e dell’impermeabilizzazione del tetto, indispensabili per contrastare le infiltrazioni che da tempo interessano l’immobile, oltre al recupero degli intonaci deteriorati.

Problemi che la Pro Loco aveva già documentato nella relazione sulle attività del quadriennio 2021-2025, segnalando infiltrazioni, facciate danneggiate e criticità agli infissi. L’associazione, che utilizza l’edificio in concessione dal Comune, ha continuato nel frattempo a occuparsi della manutenzione ordinaria e delle utenze.

La sede della pro loco nelle terme leopoldine di Roselle
La sede della pro loco nelle terme leopoldine di Roselle

Una nuova copertura per la vasca, ma servirà il via libera della Soprintendenza

Il progetto potrebbe avere anche uno sviluppo ulteriore, legato proprio alla parte più caratteristica dello stabilimento.

All’architetto Aldo Cipriani, incaricato della progettazione, è stato chiesto di iniziare a studiare una possibile copertura della vasca storica, così da proteggerla e valorizzarla.

Non si tratta ancora di un intervento definito. La soluzione dovrà essere concordata con la Soprintendenza, che richiede il rispetto delle caratteristiche architettoniche e storiche del complesso, evitando strutture troppo invasive.

L’eventuale copertura rappresenta quindi una prospettiva da approfondire, non un’opera già autorizzata o compresa con certezza nel finanziamento attuale.

Dalle acque conosciute nell’antichità ai bagni gratuiti dei Lorena

La storia delle Leopoldine attraversa molti secoli, ben prima della costruzione dello stabilimento che conosciamo oggi.

Le acque termali di Roselle erano conosciute già nell’antichità e, secondo la ricostruzione storica raccolta dalla Pro Loco, un documento del 19 gennaio 1272 ne testimonia esplicitamente l’esistenza. Nel 1493 compare una prima attestazione di una struttura destinata ad accogliere gli ospiti, mentre nel Cinquecento le autorità senesi intervennero per restaurare i bagni.

Nel 1588 Andrea Bacci, medico di papa Sisto V, dedicò alle acque di Roselle alcune pagine del suo De Thermis, descrivendo le proprietà che la medicina dell’epoca attribuiva alle sorgenti.

Il momento decisivo arrivò però nell’Ottocento. Nel 1822 Ferdinando III di Lorena promosse il recupero dello stabilimento, che riaprì nella primavera del 1824.

I bagni erano accessibili gratuitamente e veniva garantita assistenza sanitaria. Le acque venivano utilizzate soprattutto per il trattamento delle malattie della pelle, secondo le pratiche terapeutiche del tempo.

Sopra l’ingresso di via Batignanese resta ancora oggi una lapide del 1822, dedicata a Ferdinando III. L’iscrizione ricorda le acque di Roselle, celebri fin dall’antichità, che il granduca aveva voluto recuperare e restituire alla pubblica utilità.

La lapide del 1822
La lapide del 1822

Una testimonianza significativa di quanto quelle sorgenti rappresentassero una risorsa per il territorio.

L’alluvione del 1966 e il lento declino dello stabilimento

Nel corso dell’Ottocento le terme continuarono a essere frequentate. La cronologia conservata dalla Pro Loco riferisce che nel 1860 si registravano fino a 50 ospiti nei giorni feriali e 300 nei festivi.

La storia successiva fu segnata da chiusure e nuovi interventi. Nel 1923 lo stabilimento risultava inagibile, ma venne nuovamente inaugurato nel 1924. Durante la Seconda guerra mondiale ospitò anche persone sfollate.

Il passaggio più drammatico arrivò con l’alluvione del 4 novembre 1966, che, secondo la ricostruzione dell’associazione, modificò il percorso di parte delle acque termali, contribuendo alla fine dell’attività dello stabilimento. Da allora la funzione originaria delle Leopoldine è progressivamente scomparsa, anche se la sorgente ha continuato a erogare acqua.

L’edificio, nel frattempo, ha attraversato altri interventi e trasformazioni, fino a diventare la sede della Pro Loco, mantenendo così una funzione pubblica e sociale pur avendo perso quella termale.

I 220mila euro della Regione: accordo firmato, ecco le scadenze

Il nuovo intervento di recupero è finanziato interamente dalla Regione Toscana, attraverso un contributo straordinario di 220mila euro previsto dalla legge regionale del 15 luglio 2026.

L’accordo di programma è stato firmato il 1° ottobre dal presidente Eugenio Giani e dal sindaco di Grosseto, per poi essere approvato con il decreto regionale numero 222 del 9 ottobre.

Il documento stabilisce che le risorse siano trasferite al Comune in quattro fasi: 20mila euro dopo l’acquisizione delle autorizzazioni, 40mila dopo l’approvazione del progetto esecutivo, 100mila alla consegna dei lavori e il saldo di 60mila euro dopo il collaudo e la rendicontazione.

Le scadenze finanziarie sono concentrate tra la fine del 2026 e l’inizio del 2027, mentre l’accordo prevede, alle condizioni stabilite, una validità non oltre il 31 dicembre 2027.

Il responsabile del progetto è l’architetto comunale Lorenzo Marra.

La Pro Loco compie vent’anni: dalle ripetizioni gratuite alle tradizioni maremmane

Il recupero delle Leopoldine si intreccia con un anniversario importante per Roselle. Il 25 ottobre la Pro Loco festeggerà vent’anni dalla fondazione, avvenuta nel 2006, quando un gruppo di cittadini decise di creare un’associazione capace di valorizzare la frazione e rafforzarne la vita comunitaria.

Da allora lo storico edificio di via Batignanese è diventato un punto di riferimento per molte attività.

«Già stiamo facendo molte iniziative, in particolare in ambito sociale, come l’orchestra sociale e le ripetizioni gratuite per i bambini. In estate abbiamo fatto incontri per valorizzare il Vermentino, la festa della bufala maremmana», racconta il presidente Alfonso De Pietro.

Alfonso De Pietro davanti alla vasca delle terme leopoldine di Roselle
Alfonso De Pietro davanti alla vasca delle terme leopoldine di Roselle

Il programma del 2026 conferma l’intensità dell’attività associativa. Da febbraio sono state organizzate ripetizioni gratuite per i figli dei soci in diverse materie scolastiche, mentre nel corso dell’anno si sono susseguiti corsi di cucina, passeggiate archeologiche, incontri dedicati ai canti popolari, appuntamenti enogastronomici e iniziative culturali.

Tra gli eventi più significativi figurano la presentazione del Vermentino Grand Prix, dedicato a uno dei vitigni simbolo della Maremma, la festa della bufala maremmana e le serate di osservazione astronomica organizzate con gli astrofili di Roselle.

Le Leopoldine hanno ospitato negli anni anche le attività di altre associazioni, tra cui Maremma Cultura Popolare e gruppi impegnati nella valorizzazione dei canti tradizionali.

Il 25 ottobre tutti al Tino di Moscona

Per festeggiare il ventennale, la Pro Loco ha organizzato una passeggiata al Tino di Moscona, uno dei luoghi più suggestivi del territorio di Roselle.

L’appuntamento è per domenica 25 ottobre, con partenza alle 9.30 dalla sede della Pro Loco, in via Batignanese 1.

La visita sarà accompagnata da Lucilla, guida di Le Orme, e al termine è prevista una merenda maremmana offerta dall’associazione ai partecipanti.

Per informazioni e prenotazioni è disponibile il numero 377 3250676.

L’associazione guarda anche ai prossimi appuntamenti: il 21 novembre è in programma una festa dedicata al vino novello, all’olio nuovo e alle castagne, mentre a dicembre è prevista un’iniziativa per la pace in collaborazione con Maremma Cultura Popolare.

Un edificio da salvare e una risorsa che aspetta ancora un futuro

Il restauro delle Leopoldine rappresenta un passaggio importante per Roselle, perché consentirà di intervenire su un edificio storico che da tempo presenta problemi di conservazione e che, nonostante le difficoltà, non ha mai smesso di essere utilizzato dalla comunità.

La sfida sarà rendere questi spazi ancora più funzionali, permettendo alla Pro Loco e alle altre realtà associative di ampliare le iniziative che già organizzano.

Rimane però sullo sfondo una questione che attraversa tutta la storia dello stabilimento: l’acqua termale. Quella stessa acqua che nel 1822 Ferdinando III volle restituire alla pubblica utilità continua, secondo la Pro Loco, a sgorgare a 38 gradi. Non alimenta più i bagni e oggi viene dispersa.

Il Comune ha scelto di recuperare l’edificio per la cultura e la socialità. È una prospettiva concreta, sostenuta da un finanziamento già definito. Ma resta la domanda sollevata da De Pietro: possibile che una risorsa naturale così legata alla storia di Roselle non possa trovare almeno una nuova forma di utilizzo?

Intanto, quasi due secoli dopo il recupero voluto dai Lorena, le Leopoldine si preparano a un altro intervento. Questa volta non per tornare a essere terme, ma per continuare a essere un luogo della comunità.

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