Superbonus a Grosseto, sequestrati immobili e due catamarani per 3 milioniS | MaremmaOggi Skip to content

Superbonus, l’inchiesta si allarga: sequestrati immobili e due catamarani per 3 milioni

Nuovo capitolo della maxi indagine della Guardia di finanza di Grosseto su Point Green. Nel mirino i beni che sarebbero stati trasferiti gratuitamente dal general contractor già coinvolto nell’inchiesta sui crediti d’imposta. Due società e i rispettivi amministratori indagati per bancarotta fraudolenta
Il sequestro di uno dei catamarani

GROSSETO. Prima i crediti d’imposta del Superbonus 110%, che secondo gli investigatori sarebbero stati fatti lievitare fino a superare i 40 milioni di euro. Poi il sequestro da oltre 36 milioni eseguito ad agosto. Adesso l’inchiesta della Procura di Grosseto apre un altro capitolo sulla Green Point e arriva fino a immobili e due catamarani, finiti sotto sequestro insieme ad altri beni per un valore complessivo di circa 3 milioni di euro.

A eseguire il nuovo provvedimento sono stati i finanzieri del Comando provinciale della guardia di finanza di Grosseto, su delega della Procura della Repubblica.

L’ordinanza, emessa dal tribunale di Grosseto, dispone il sequestro preventivo nei confronti di due società e dei rispettivi amministratori, indagati per l’ipotesi di bancarotta fraudolenta.

Il punto centrale, questa volta, non è tanto come quel patrimonio sarebbe stato costruito. È soprattutto quello che, secondo gli investigatori, sarebbe accaduto dopo, quando il general contractor si trovava già in uno stato di insolvenza.

Dal Superbonus alla bancarotta, il nuovo filone dell’inchiesta

La società al centro degli accertamenti è infatti lo stesso general contractor già coinvolto nella maxi indagine sui crediti fiscali legati al Superbonus 110%.

Quell’inchiesta aveva portato nelle scorse settimane a un sequestro preventivo superiore ai 36 milioni di euro.

Secondo quanto ricostruito allora dalla Guardia di finanza, il general contractor aveva conosciuto in pochi anni una crescita impressionante, arrivando a superare i 100 milioni di euro di fatturato e stipulando contratti per interventi di ristrutturazione con 345 committenti tra condomini e condòmini.

Gli investigatori avevano contestato la presunta maturazione fittizia di oltre 40 milioni di euro di crediti d’imposta. L’ipotesi è che gli importi dei lavori fossero stati gonfiati inserendo costi non direttamente riconducibili agli interventi e quindi non agevolabili.

Attraverso lo sconto in fattura sarebbero stati così generati crediti fiscali ritenuti inesistenti, poi ceduti a due operatori finanziari in cambio di oltre 36 milioni di euro e, in parte, utilizzati per compensare debiti con il Fisco. Nell’indagine erano emerse anche contestazioni relative a materiali non consegnati, opere non realizzate e lavori che sarebbero stati asseverati come conclusi pur non essendolo.

I soldi della presunta frode e l’acquisto dei beni

È proprio seguendo il percorso di quelle disponibilità economiche che gli investigatori sono arrivati al nuovo sequestro.

Secondo la ricostruzione della Guardia di finanza, infatti, grazie alle liquidità che gli inquirenti ritengono provenienti dagli illeciti contestati, la società avrebbe acquistato numerosi beni.

Poi è arrivata la liquidazione giudiziale, quella che un tempo si chiamava fallimento.

Ed è dall’esame della relazione del curatore che sarebbero emersi gli elementi alla base del nuovo filone investigativo.

La Finanza parla di operazioni considerate indicative di bancarotta fraudolenta: mentre la società si sarebbe trovata in pieno stato di insolvenza, avrebbe progressivamente trasferito parte del proprio patrimonio.

Immobili, denaro e barche trasferiti gratuitamente

È uno dei passaggi più delicati dell’intera vicenda.

Secondo l’ipotesi investigativa, la società poi finita in liquidazione giudiziale si sarebbe infatti spogliata a titolo gratuito di disponibilità finanziarie, immobili e imbarcazioni di lusso.

Beni che sarebbero finiti nella disponibilità di altri soggetti giuridici collegati alla società originaria.

In particolare, gli accertamenti riguardano due società proprietarie dei beni e amministrate dagli stessi indagati.

È su queste operazioni che si concentra adesso l’ipotesi di bancarotta fraudolenta.

Il Tribunale ha quindi disposto il sequestro preventivo per un valore complessivo di circa 3 milioni di euro.

Sotto sequestro anche due catamarani

Il nuovo intervento delle Fiamme gialle ha consentito di mettere sotto vincolo cautelare diversi immobili e due catamarani.

Un patrimonio che, secondo l’accusa, sarebbe uscito gratuitamente dalla disponibilità della società nonostante questa si trovasse già in condizioni di insolvenza.

L’inchiesta coordinata dalla Procura della Repubblica di Grosseto prosegue quindi sul doppio binario: da una parte la presunta frode legata ai crediti fiscali del Superbonus, dall’altra ciò che sarebbe accaduto al patrimonio della società prima e durante il dissesto.

Dopo il sequestro da oltre 36 milioni di euro eseguito ad agosto, quello da circa 3 milioni rappresenta così un nuovo tassello della stessa complessa indagine economico-finanziaria.

Le contestazioni sono allo stato delle indagini. Per tutte le persone coinvolte vale il principio costituzionale della presunzione di innocenza fino a una sentenza definitiva.

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