GROSSETO. Sciabole, cavalli e bombe a mano contro le truppe sovietiche, nelle immense distese della Russia. Ottantaquattro anni dopo, Savoia Cavalleria ricorda a Grosseto la carica di Isbuscenskij, uno degli episodi più celebri e controversi della storia della cavalleria italiana durante la Seconda guerra mondiale.
La commemorazione si è svolta venerdì 25 settembre alla caserma Beraudo di Pralormo, sede del Reggimento “Savoia Cavalleria” (3°), in occasione della Festa di Corpo.
Un appuntamento che lega direttamente Grosseto a una storia cominciata molto lontano dalla Maremma, il 24 agosto 1942, quando i cavalieri italiani lanciarono una carica contro reparti sovietici nei pressi di quota 213,5.
La carica del 24 agosto 1942
Sono passati 84 anni da quella mattina. Il Reggimento ha ricordato i militari che parteciparono ai combattimenti di Isbuscenskij, episodio per il quale allo Stendardo di Savoia Cavalleria venne conferita la Medaglia d’Oro al Valor Militare.
La carica avvenne durante la campagna italiana sul fronte orientale. In un conflitto ormai dominato da carri armati, artiglieria e mezzi motorizzati, i cavalieri di Savoia affrontarono reparti sovietici anche a cavallo, impiegando sciabole e bombe a mano.
Quell’azione sarebbe diventata uno degli episodi simbolo della storia del Reggimento e una delle più note cariche della cavalleria italiana del Novecento.
Savoia Cavalleria schierato nella caserma di Grosseto
Alla cerimonia hanno partecipato le autorità locali e il generale di brigata Dario Paduano, comandante della Brigata paracadutisti “Folgore”.
Davanti ai reparti schierati in armi ha preso la parola il colonnello Giandomenico Di Spirito, 107° comandante di Savoia Cavalleria.

Nel suo intervento Di Spirito ha collegato l’impresa del 1942 all’identità attuale del reparto, sottolineando soprattutto il ruolo dell’addestramento e della coesione tra i militari.
«È nell’addestramento e nelle sfide affrontate e superate fianco a fianco prima di giungere tra i girasoli di Isbuschenskij – ha detto – che risiede la natura del reparto».
Un legame tra generazioni che, nelle parole del comandante, arriva fino ai Cavalieri paracadutisti di oggi.
Dai cavalli ai lanci con il paracadute
Da allora è cambiato praticamente tutto.
I cavalli hanno lasciato spazio ai paracadute, ai mezzi e ai moderni sistemi di esplorazione. Savoia Cavalleria, nato in un’epoca nella quale gli eserciti combattevano ancora per le dinastie sabaude, è oggi un reparto profondamente diverso.
Da 13 anni il Reggimento fa parte delle aviotruppe ed è l’unica unità di Cavalleria paracadutista dell’Esercito Italiano.
La sua sede resta a Grosseto, alla caserma Beraudo di Pralormo.
Ed è proprio qui che ogni anno passato e presente tornano a incontrarsi: dalla polvere sollevata dagli zoccoli dei cavalli nelle pianure russe ai lanci dal cielo e ai moderni assetti di esplorazione.
Ottantaquattro anni dopo Isbuscenskij, Savoia Cavalleria continua così a custodire la memoria della sua carica più famosa.




