GROSSETO. Olive come non se ne vedevano da anni, frantoi che lavorano a pieno ritmo e produttori costretti, in alcuni casi, ad aspettare ore prima di poter consegnare il raccolto. La campagna olearia 2026 si sta trasformando in una delle più abbondanti degli ultimi anni per la Maremma e la Val di Cornia, con quantità che stanno superando le aspettative e una qualità che, secondo le prime valutazioni degli operatori, promette risultati importanti.
Nel fine settimana appena trascorso, in diversi frantoi del territorio si sono formate lunghe code di auto, trattori e mezzi carichi di olive, con proprietari di piccoli e grandi appezzamenti che hanno raccontato di aver atteso anche diverse ore prima di poter scaricare le casse. Una situazione che fotografa bene quello che sta accadendo nelle campagne, dove le piante sono particolarmente cariche e la raccolta procede a ritmi sostenuti.
E il dato forse più significativo è che non siamo ancora arrivati alla metà della raccolta prevista. I numeri, dunque, sono ancora parziali, ma le prime indicazioni sono sufficienti per parlare di una stagione che potrebbe lasciare il segno, anche se non tutti i produttori esprimono valutazioni altrettanto positive sulla qualità.
Ol.Ma, settemila quintali di olive in appena due giorni
A confermare le dimensioni di questa campagna è Gerardo Calabassi, responsabile vendite dell’Ol.Ma, una delle principali realtà del settore oleario maremmano.
«Possiamo già dire che si preannuncia un’annata straordinaria per la raccolta delle olive – conferma Calabassi – tra lunedì e martedì nel nostro frantoio sono transitati 7mila quintali di olive, un numero davvero importante. Sulla questione della ricezione, posso dire che anche da parte nostra abbiamo avuto una grande mole di lavoro e capisco i frantoi più piccoli che sono andati in sofferenza. Però sottolineo la qualità del prodotto e ci aspettiamo anche una resa eccellente».
Settemila quintali significano 700 tonnellate di olive lavorate nell’arco di due giornate, un quantitativo che dà la misura del lavoro richiesto agli impianti di trasformazione e della concentrazione della raccolta in questo periodo.

Le valutazioni dell’Ol.Ma trovano riscontro anche nelle previsioni regionali. Secondo le stime diffuse il 15 ottobre dal Consorzio di Tutela dell’Olio Extravergine Toscano Igp, la produzione 2026 potrebbe risultare superiore del 35-40% rispetto alla media degli ultimi dieci anni, con olive generalmente sane e rese soddisfacenti.
Il presidente del Consorzio, Fabrizio Filippi, ha indicato rese mediamente intorno al 12%, sottolineando come le condizioni climatiche estive abbiano contribuito a contenere gli attacchi della mosca olearia

Ota, Pietrini: «Olive eccellenti, la produzione supera le aspettative»
Anche all’Ota, Olivicoltori toscani associati, le prime settimane di lavorazione stanno restituendo risultati particolarmente incoraggianti.
«Non siamo nemmeno a metà del raccolto e le prime frangiture raccontano di una qualità eccellente dell’olio – spiega Luciana Pietrini, responsabile dell’ufficio Ota di Grosseto –. Anzi, la produzione sta superando le aspettative e soprattutto le olive sono davvero di qualità ottima. Non c’è stata la mosca e sono stati necessari pochi trattamenti da parte dei produttori. Insomma, siamo davvero speranzosi che questa possa essere un’annata da ricordare».
La scarsa presenza della mosca olearia rappresenta uno degli aspetti più favorevoli della stagione. Il caldo e le condizioni asciutte dell’estate hanno infatti limitato la proliferazione dell’insetto, che nelle annate precedenti aveva provocato danni importanti in molti oliveti.
Non significa che il problema sia scomparso ovunque, perché gli ultimi monitoraggi regionali hanno segnalato anche qualche situazione localizzata, ma il quadro complessivo resta favorevole.
Quanto vale l’olio nuovo: per l’Igp si parla di oltre 10 euro al litro
Le buone prospettive produttive si accompagnano anche alle prime indicazioni sul valore commerciale dell’olio. Per i produttori che scelgono di lasciare l’olio alle associazioni per la successiva commercializzazione, i valori indicativi riferiti al prodotto Igp sono di 10,40 euro al litro per il convenzionale e 11,20 euro per il biologico.
Si tratta di valori riferiti a questa modalità di conferimento e commercializzazione, da non confondere con il prezzo finale dell’olio acquistato direttamente al frantoio o venduto al dettaglio, che può variare secondo la certificazione, le caratteristiche del prodotto e il canale di vendita.
L’abbondanza delle olive, peraltro, non si traduce automaticamente in una quantità altrettanto elevata di olio. A fare la differenza è la resa in frantoio, cioè la percentuale di olio che si riesce a estrarre dalle olive lavorate, un parametro che cambia secondo la varietà, la maturazione dei frutti e le condizioni climatiche.
Secondo i dati del Sistema informativo agricolo nazionale aggiornati al 27 ottobre, la Toscana ha già prodotto 6.246 tonnellate di olio, con una resa media del 12,35%, risultando la regione con la maggiore produzione registrata in questa prima fase della campagna.
Sull’Amiata il giudizio è più prudente: «Il caldo non ci ha aiutato»
Non tutte le valutazioni, però, coincidono. E proprio le differenze tra le varie zone della provincia dimostrano quanto sia difficile tracciare un bilancio definitivo quando la raccolta è ancora in corso.
A invitare alla prudenza è Giorgio Franci, dell’omonimo frantoio di Montenero d’Orcia, sul versante amiatino. «Dobbiamo fare dei distinguo – spiega Franci –. Certamente il clima recente non ha aiutato a ottenere una qualità migliore. Le temperature di settembre e ottobre sono state oltre la media del periodo e posso dire che, viste le premesse, almeno per il raccolto sull’Amiata, poteva andare meglio».

Una valutazione che non contraddice necessariamente il quadro generale positivo, ma introduce un elemento importante: l’andamento della campagna olearia non è uniforme su tutto il territorio.
Altitudine, esposizione degli oliveti, disponibilità d’acqua, varietà coltivate e tempi di raccolta possono determinare differenze significative anche tra aziende distanti pochi chilometri. E un’annata molto abbondante dal punto di vista quantitativo non garantisce automaticamente lo stesso livello qualitativo in ogni zona.
Frantoi in difficoltà, troppe olive arrivano tutte insieme

Se la quantità è la grande notizia positiva di questa stagione, proprio l’abbondanza sta facendo emergere un problema organizzativo che negli ultimi anni è diventato sempre più evidente: la concentrazione di enormi quantitativi di olive in poche giornate.
Molti proprietari, infatti, non raccolgono più direttamente o con il solo aiuto dei familiari, ma si affidano a squadre specializzate, composte anche da una decina di persone. Con attrezzature moderne e un’organizzazione del lavoro più efficiente, queste squadre riescono a raccogliere in una sola giornata decine di quintali di olive.
Il problema arriva al momento della consegna. Le olive raccolte nello stesso arco di tempo devono essere portate al frantoio e lavorate, mentre la capacità degli impianti, soprattutto di quelli più piccoli, non può aumentare improvvisamente per assorbire tutti i conferimenti.
La situazione diventa particolarmente complicata nel fine settimana, quando alle grandi aziende agricole si aggiungono i numerosi piccoli proprietari che approfittano del sabato e della domenica per raccogliere le olive dei propri appezzamenti. Il risultato sono code, attese prolungate e, in alcuni casi, frantoi costretti a valutare limiti giornalieri ai quantitativi conferibili, per evitare di accumulare più olive di quante ne possano effettivamente lavorare.
Una soluzione che, tuttavia, rischia di entrare in conflitto con le esigenze delle squadre di raccolta, interessate a completare il lavoro nel minor tempo possibile, soprattutto quando devono spostarsi da un’azienda all’altra.
Perché lavorare rapidamente le olive è fondamentale
La questione non riguarda soltanto il disagio dei produttori o l’organizzazione dei frantoi, ma anche la qualità finale dell’olio. Tra raccolta e frangitura dovrebbe trascorrere il minor tempo possibile, perché una permanenza prolungata delle olive in condizioni non adeguate, soprattutto quando sono ammucchiate o conservate in ambienti troppo caldi, può favorire fermentazioni e alterazioni capaci di compromettere le caratteristiche del prodotto.
Per questo le attese devono essere gestite con attenzione, anche attraverso la programmazione dei conferimenti e una corretta conservazione delle olive prima della lavorazione.
L’abbondanza del raccolto sta dunque mettendo alla prova un sistema produttivo che deve conciliare esigenze diverse: la velocità delle squadre, le necessità dei piccoli proprietari, i tempi tecnici dei frantoi e, soprattutto, la tutela della qualità.
Resta, comunque, un dato che accomuna gran parte delle testimonianze raccolte in queste prime settimane: dopo stagioni difficili e produzioni spesso deludenti, la Maremma e la Val di Cornia stanno vivendo una campagna olearia che potrebbe essere ricordata a lungo. Il bilancio definitivo arriverà soltanto quando le ultime olive saranno state raccolte e frante. Ma già adesso, tra piante cariche, frantoi al lavoro senza sosta e olio nuovo che comincia ad arrivare sulle tavole, il 2026 sembra avere tutte le carte in regola per diventare un anno speciale.



