GROSSETO. Il salone degli Specchi del palazzo del governo è inondato di autorità, e divise, con la prefetta di Grosseto Paola Berardino a fare gli onori casa. È “La giornata degli internati italiani nei campi di concentramento tedeschi durante la seconda guerra mondiale” (legge nr. 6 del 13 gennaio 2025).
Durante la cerimonia sono state consegnate 4 medaglie d’onore concesse dal capo dello Stato ai familiari dei cittadini italiani, militari e civili, deportati nei lager nazisti e destinati al lavoro coatto per l’economia della guerra o deceduti.
I ricordi sono inalterati
Seduti uno accanto all’altro ci sono loro, i famigliari di quella generazione sterminata dopo atroci sofferenze. I ricordi scendono come neve nella stanza, sono negli occhi, nella testa, scorrono nella pelle, non trovano l’uscita di quel labirinto che nel quale sono dovuti entrare. Gli anni non sciolgono i nodi della mente che accarezza sempre le vecchie, sbiadite, fotografie rifugiate nei cassetti ma ancora capaci di urlare chiedendo il perché di tanto orrore.
Figli, nipoti che ascoltano i nomi dei loro cari come fossero preghiere, si attorcigliano le mani senza perdere la fierezza, il coraggio, la dignità, che furono gli strumenti utilizzati dei loro famigliari di fronte agli aguzzini, alla morte.
I nomi
Nel salone degli Specchi c’era Dilio Bonari, italiano ed ex deportato, nato l’8 ottobre 1922 e scomparso nel 2012 all’età di 90 anni. Militare in Grecia durante l’annuncio dell’armistizio dell’8 settembre 1943, venne catturato dai tedeschi a soli 20 anni e confinato come internato militare in Germania dove fu costretto al lavoro coatto in una fabbrica di alluminio nella zona di Bayreuth. Ha ritirato la medaglia Mirko Bonari, il nipote.

Vicino a Dilio ecco Imolo Martini, minatore italiano di Ribolla. Nato il 6 febbraio 1922 e scomparso esattamente nel giorno del suo 95° compleanno, il 6 febbraio 2017. Figura profondamente legata alla storia della Maremma grossetana per due incredibili eventi storici che segnarono la sua vita. Sopravvisse alla deportazione nei campi di lavoro in Germania e alla strage mineraria di Ribolla del 4 maggio 1954. Per lui ha ritirato il riconoscimento la figlia Luana.

In piedi c’era Walter Martinini, sorridente nel vedere il nipote Cristian guardare la medaglia con infinito orgoglio.

Angiolino Pellegrini (nato nel 1920 a Grosseto) è stato un internato militare che dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943, come centinaia di migliaia di altri soldati che rifiutarono di collaborare con il nazifascismo, venne catturato e deportato in Germania. Fu internato nello stalag II-B ad Hammerstein (oggi Czarne in Polonia) campo di prigionia tristemente noto per le durissime condizioni di lavoro forzato a cui erano sottoposti i militari italiani. Ha ritirato la nipote Michela.




