GROSSETO. La risposta più importante è arrivata dai polmoni. Non c’era acqua. Non c’era sangue. Due elementi che, in attesa degli esami successivi e delle conclusioni definitive del medico legale, spostano con decisione la ricostruzione della morte di Angelo Bruni verso un malore improvviso e non verso l’annegamento.
L’autopsia sul corpo del 76enne, ex capo designer di Guess, morto martedì 15 settembre nelle acque del lago dell’Accesa, è stata eseguita nella mattina di lunedì 21 settembre all’ospedale Misericordia di Grosseto.
Un esame atteso soprattutto dalla famiglia, dopo che la figlia Giulia Bruni aveva chiesto alla Procura che sulla morte del padre non restassero dubbi. Il pubblico ministero Mauro Lavra aveva quindi disposto l’accertamento medico-legale.
Ora ci sono i primi risultati. Non ancora una causa di morte definitiva, che richiederà ulteriori accertamenti, ma elementi importanti per ricostruire cosa sia successo in quei drammatici minuti al lago.
Nei polmoni non c’erano acqua né sangue
Sul corpo di Bruni non sarebbero stati individuati segni evidenti di violenza. Ma il dato che assume maggiore importanza riguarda l’esame dei polmoni: non è stata rilevata la presenza di acqua né di sangue.
Un elemento che rende poco compatibile il quadro emerso dall’autopsia con una morte provocata dall’annegamento e che porta invece in primo piano l’ipotesi che Bruni sia morto per un malore prima che l’acqua potesse essere aspirata nei polmoni.
Il 76enne era inoltre cardiopatico.
Sarà però necessario attendere la relazione completa del medico legale prima di stabilire con certezza quale sia stata la causa del decesso. Proprio per questo il pm Lavra ha disposto anche l’esame tossicologico, destinato a completare il quadro degli accertamenti.
Sessanta giorni per conoscere la causa della morte
L’incarico per l’autopsia è stato affidato al medico legale Andrea Paterna della Medicina legale delle Scotte di Siena, che ha chiesto 60 giorni per depositare le conclusioni dell’esame.
L’accertamento di lunedì rappresenta dunque soltanto il primo passaggio. Gli approfondimenti istologici e tossicologici potranno fornire ulteriori risposte e permettere di stabilire se a provocare la morte sia stato effettivamente un evento cardiaco improvviso o un’altra causa naturale.
Quello che emerge al momento è che Bruni potrebbe essere morto prima di annegare. Ed è una distinzione fondamentale per ricostruire gli ultimi istanti della sua vita.
La moglie di Bruni, che quel giorno era insieme a lui al lago dell’Accesa, ha deciso di essere assistita durante gli accertamenti.
La donna si è affidata all’avvocato Carlo Valle, che a sua volta ha nominato come consulente di parte il dottor Roberto Martini.
Una scelta fatta per poter seguire direttamente gli approfondimenti medico-legali e conoscere gli elementi che emergeranno dagli esami disposti dalla Procura.
Era stata invece la figlia Giulia, arrivata in Maremma dopo aver appreso della tragedia, a chiedere nei giorni scorsi che fosse effettuata l’autopsia sul padre. La salma era quindi rimasta a disposizione dell’autorità giudiziaria.
Quegli ultimi minuti al lago dell’Accesa
Angelo Bruni era arrivato al lago dell’Accesa insieme alla moglie martedì 15 settembre. La coppia stava trascorrendo alcuni giorni in Maremma e aveva il proprio punto di riferimento a Punta Ala, dove Bruni era di casa anche per la sua enorme passione per la vela.
Dopo pranzo, la donna era entrata in acqua per fare una nuotata. Poco dopo l’aveva seguita il marito. Poi, all’improvviso, qualcosa era successo.
Bruni non era più riuscito a riemergere normalmente. Alcune persone presenti al lago si erano accorte che era in difficoltà, lo avevano recuperato e portato sulla riva, cominciando immediatamente le manovre di rianimazione.
Angelo Bruni è stato recuperato dall’acqua, ma l’acqua nei suoi polmoni non sarebbe entrata. Ad ucciderlo, quindi, sarebbe stato un malore.
La certezza arriverà soltanto con gli esami disposti dalla Procura. Il medico legale avrà 60 giorni per consegnare le sue conclusioni al pubblico ministero Mauro Lavra. Nel frattempo saranno effettuati anche gli accertamenti tossicologici.
È lì che potrebbe trovarsi l’ultima risposta che manca alla famiglia: che cosa abbia fermato il cuore di Angelo Bruni in quella giornata di settembre all’Accesa.



