FOLLONICA. A distanza di mesi dalle urla in consiglio comunale e dalle polemiche politiche che ne seguirono, arriva un pronunciamento ufficiale della Prefettura di Grosseto sulla variazione di bilancio approvata dal consiglio comunale lo scorso 28 novembre. E il parere è chiaro: l’iter non è stato corretto.
Con una nota inviata al sindaco Matteo Buoncristiani, la Prefettura – su conforme parere del Dipartimento per gli Affari Interni e Territoriali del Ministero dell’Interno – invita l’Amministrazione comunale «a valutare la possibilità di ritirare, in autotutela, la delibera contestata», al fine di garantire trasparenza e correttezza procedurale.
Le urla in consiglio e la delibera contestata
La vicenda risale al consiglio comunale di fine novembre, conclusosi in un clima tesissimo. In quell’occasione la consigliera di opposizione Francesca Stella urlò «fascisti!» rivolgendosi alla maggioranza, scatenando un acceso dibattito pubblico e politico. Parole che portarono successivamente a delle scuse, ma che non spensero l’attenzione dell’opposizione sul nodo centrale della questione: la presunta violazione del regolamento del consiglio comunale.
La delibera contestata riguardava una variazione di bilancio necessaria per applicare parte dell’avanzo e finanziare opere pubbliche per circa 600 mila euro. Secondo l’opposizione, però, l’atto era stato portato in votazione senza il necessario passaggio preliminare nella commissione consiliare competente.
La commissione saltata e il voto in aula
La commissione avrebbe dovuto tenersi il 26 novembre scorso, ovvero due giorni prima del consiglio comunale. L’incontro però saltò per l’abbandono della commissione da parte del consigliere di maggioranza Stefano Boscaglia, ex assessore alle politiche di coordinamento rilancio e sviluppo economico. L’opposizione decise quindi di far saltare la commissione per mancanza di numero legale.
La delibera one in questione non venne discussa ma venne però, comunque, portata in votazione in consiglio. Una violazione del funzionamento del consiglio comunale, che, nel suo regolamento prevede espressamente che tutte le proposte di deliberazione debbano essere preventivamente esaminate da una commissione, tranne quelle specificatamente individuate.
Non un tecnicismo, ma una mancanza che non aveva permesso ai consiglieri Emanuele Betti, Francesco Ciompi, Mirjam Giorgieri, Andrea Pecorini e Francesca Stella di venire a conoscenza di importanti modifiche che riguardano la gestione del patrimonio pubblico. Tanto che i cinque dell’opposizione hanno sempre parlato di «gravi violazioni del regolamento per il funzionamento del consiglio comunale». Per loro la frase «fascisti» sarebbe diventata strumento per «distogliere attenzione dal tema vero: il mancato rispetto delle regole democratiche».
La posizione della Prefettura
Ed è proprio su questi aspetti che interviene ora la Prefettura, riconoscendo come fondate le osservazioni sollevate dalla minoranza e invitando l’Amministrazione a valutare il ritiro dell’atto.
«È esattamente ciò che avevamo denunciato fin da quella seduta consiliare – affermano i consiglieri di opposizione – una variazione di bilancio dichiarata urgente senza documentazione completa, senza passaggio in commissione e senza alcun presupposto reale di urgenza».
Durante quel consiglio, di fronte al rifiuto della maggioranza di sospendere la discussione, tutti i gruppi di opposizione lasciarono l’aula. La delibera fu quindi approvata esclusivamente dai consiglieri di maggioranza, che «si sono assunti da soli la responsabilità politica dell’atto».
A rischio 600 mila euro di opere pubbliche
Ora la conseguenza concreta potrebbe essere pesante per la città. «Circa 600 mila euro di opere e investimenti per Follonica sono a rischio – sottolinea l’opposizione – non per cause esterne, ma per un procedimento amministrativo sbagliato, ora formalmente censurato dalla Prefettura». «Si tratta di soldi pubblici e c’è assolutamente una pochezza di preparazione che è allarmante» sottolinea Stella.
Un “filo rosso” di criticità istituzionali
Secondo la minoranza, la vicenda della variazione di bilancio non sarebbe un episodio isolato, ma l’ultimo tassello di una serie di criticità istituzionali già finite all’attenzione degli organi di controllo.
Tra queste vengono ricordate: la gestione di uno scrutinio segreto durante il quale il sindaco avrebbe toccato e osservato le schede votate; la convocazione di un consiglio comunale “urgente” ritenuto immotivato; il tentativo di modificare il regolamento del consiglio comunale per ridurre il ruolo dell’assemblea; la vicenda della residenza del sindaco, oggetto di censura prefettizia per l’illegittima secretazione di una seduta; il caso della strada di Valli, con l’abbattimento di alberi prima dell’approvazione degli atti e il ricorso a consulenze esterne per oltre 110 mila euro senza un confronto preventivo in commissione.
«Tutti episodi – concludono – che hanno un filo rosso evidente: l’idea che le regole siano un ostacolo, il consiglio comunale un fastidio e la trasparenza un optional».



