Parla di calcio e politica al parco, poi l'aggressione. «Mi sono svegliato in una pozza di sangue» | MaremmaOggi Skip to content

Parla di calcio e politica al parco, poi l’aggressione. «Mi sono svegliato in una pozza di sangue»

L’uomo racconta il pestaggio avvenuto in pieno giorno ad Arcidosso. «Nessuno mi ha soccorso o chiamato le forze dell’ordine»
Il parco Donatori di sangue di Arcidosso, dove è avvenuta l'aggressione
Il parco Donatori del sangue a Arcidosso dove è avvenuta l’aggressione

ARCIDOSSO. Era nel parco Donatori del sangue di Arcidosso e stava parlando del più e del meno con alcune persone che conosceva. Parlavano delle solite cose di cui si discute sempre: calcio, politica e di quanto sia difficile vivere in Italia. Poi, nel giro di pochi minuti, la situazione è degenerata e l’uomo è stato aggredito.

«Ero seduto a un tavolo da picnic nel parco e stavo parlando con questi ragazzi, che conosco di vista, del più e del meno. Abbiamo parlato anche dell’Italia e di quanto sia difficile sopravvivere oggi, quando un ragazzo ha iniziato a puntarmi il dito contro – dice l’uomo aggredito – Alla terza volta che lo faceva gli ho detto di smetterla e gli ho spostato il dito dal mio volto. Da lì è partita l’aggressione: mi ha tirato un pugno alle spalle, mentre provavo ad allontanarmi, e da lì ho perso i sensi».

L’uomo: «Mi sono risvegliato in una pozza di sangue»

È successo in pieno giorno e nessuno dei presenti è intervenuto. L’uomo non sa cosa sia successo dopo aver perso conoscenza, ma l’ipotesi è che i suoi aggressori abbiano continuato a colpirlo ripetutamente anche mentre era a terra.

«Ho provato ad allontanarmi, perché avevo visto che stava per alzare le mani, ma mi ero incastrato nel tavolo e non sono riuscito a uscirne prima che mi colpisse sotto l’orecchio destro – dice l’uomo – Ho perso i sensi e non so cosa sia successo dopo. So solo che nessuno è intervenuto e che mi sono risvegliato in una pozza di sangue, con il volto tumefatto. Mi sono lavato il viso a una fontana e poi mi sono fatto accompagnare all’ospedale».

L’uomo è ricoverato in ospedale e ha riportato diverse contusioni, il naso fratturato e i medici hanno dovuto estrargli due denti.

Nessuno lo soccorre

La situazione è degenerata nel giro di pochissimi istanti, creando momenti di terrore per l’uomo. Una normale conversazione si è trasformata in una violenta aggressione. E nessuno dei presenti ha provato a fermare quello che stava succedendo o a soccorrere l’uomo, rimasto privo di sensi.

«Ero nel parco con delle persone che conosco di vista. Spesso prendo il pullman lì e, nel tempo, io e questi ragazzi abbiamo iniziato prima a salutarci e poi a scambiare due chiacchiere – dice l’uomo – Chi mi ha colpito per primo, dopo che gli ho spostato il dito, ha iniziato a urlarmi che lo avevo toccato e poi è partito con il pugno. Dei presenti nessuno ha fatto niente».

I tre ragazzi con cui si trovava l’uomo erano un giovane originario del Gambia e due ragazzi originari del nord Africa.

«Non ho fatto niente per trovarmi in quella situazione, per questo sono furioso – dice l’uomo – Nessuno ha chiamato né i soccorsi né le forze dell’ordine. So che una donna ha visto tutto e vorrei provare a contattarla per capire cosa mi sia successo nello specifico. Se volesse farsi avanti gliene sarei molto grato».

L’uomo ha parlato con i carabinieri e appena sarà dimesso formalizzerà la denuncia.

Il tema della sicurezza

In molti, nel paese, sono spaventati da quello che succede, anche perché, secondo alcuni cittadini, le risse sarebbero ormai all’ordine del giorno.

«Siamo stanchi di tutto questo. Non è una questione di razzismo o altro: abbiamo paura perché non c’è sicurezza – dicono alcuni cittadini – E questa paura crea omertà perché, vedendo che non interviene nessuno, le persone temono di subire ripercussioni da chi delinque. Capita di vedere persone che urinano in pieno giorno per strada e tante altre situazioni di degrado che non aiutano a farci sentire sicuri. Tutti questi problemi poi ricadono solo sulle spalle di noi abitanti della zona, che ne paghiamo il prezzo. In molti hanno paura e, per questo, non escono di casa».

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