GROSSETO. «Giovanni Gentile non merita alcun omaggio pubblico, né un parco né una targa». È questa la posizione dell’avvocato Francesco Mandarano, che torna sulla vicenda dell’intitolazione del parco al filosofo e della querela presentata contro il sindaco di Grosseto. E nei giorni scorsi ha presentato un’integrazione alla querela.
Mandarano sostiene che la figura di Gentile non possa essere separata dal suo ruolo politico durante il fascismo e la Repubblica sociale italiana. «Dal 25 luglio 1943 fino all’8 settembre e anche dopo l’occupazione nazista – dice – Gentile non prese mai le distanze dai dittatori, ma continuò ad appoggiare il regime fino alla fine».
Secondo Mandarano, il filosofo «definì i partigiani sobillatori e traditori» e, nel marzo del 1944, pronunciò parole di elogio nei confronti di Hitler e Mussolini. Gentile venne ucciso il 15 aprile 1944 a Firenze dal partigiano Bruno Fanciullacci e proprio la famiglia Fanciullacci chiede oggi che venga aperto un dibattito storico sulla figura del filosofo.
«La storia non la scrive un consiglio comunale»
Per Mandarano il nodo della questione è soprattutto storico. Per questo chiede che il confronto venga affidato al mondo accademico, proponendo un dibattito all’Università di Siena con il coinvolgimento dell’Istituto storico della Resistenza e di studiosi come Luciano Canfora e Tomaso Montanari.
«In Italia c’è una falsificazione della storia e non spetta a un consiglio comunale stabilire chi sia stato un grande filosofo. Questo è il compito degli storici – dice l’avvocato – Solo gli storici possono discutere il ruolo di Giovanni Gentile. Un consiglio comunale deve occuparsi delle strade e dei problemi della città, non riscrivere la storia».
Gentile fu uno dei principali filosofi italiani del Novecento, ma anche l’autore del Manifesto degli intellettuali fascisti, pubblicato nel 1925, con il quale sostenne il regime di Benito Mussolini. Figura centrale della cultura del Ventennio, continuò a sostenere il fascismo anche durante la Repubblica sociale italiana, fino alla sua uccisione nel 1944.
La querela
La prima querela, presentata da Mandarano ai carabinieri di Prato e indirizzata alla Procura di Grosseto, riguardava esclusivamente l’ipotesi di apologia di fascismo. Secondo il legale della famiglia Fanciullacci, l’intitolazione del parco a Giovanni Gentile costituirebbe una violazione della legge Scelba, in quanto rappresenterebbe un omaggio pubblico a una figura strettamente legata al fascismo.
Nel documento chiedeva alla Procura di verificare se vi fossero gli estremi del reato e indicava come possibili persone informate sui fatti la storica Michela Ponzani e il giornalista Giovanni Floris.
Nei giorni scorsi Mandarano ha presentato un’integrazione alla querela già depositata contro il sindaco. Nel nuovo atto sostiene che l’intitolazione del parco e il contenuto della targa dedicata a Gentile sarebbero incompatibili con i principi antifascisti della Costituzione e ipotizza ulteriori reati, tra cui falso, peculato e istigazione a delinquere, oltre alla violazione dell’articolo 54 della Costituzione, che sancisce che: «Tutti i cittadini hanno il dovere di essere fedeli alla Repubblica e di osservarne la Costituzione e le leggi. I cittadini cui sono affidate funzioni pubbliche hanno il dovere di adempierle con disciplina ed onore, prestando giuramento nei casi stabiliti dalla legge».
Si tratta di contestazioni che saranno valutate dall’autorità giudiziaria.
Mandarano ribadisce infine la richiesta di un chiarimento storico anche nel rispetto della memoria di Bruno Fanciullacci e di suo padre Raffaello, sostenendo che il dibattito debba essere affrontato nelle sedi competenti e non sul piano politico.




