ORBETELLO. C’è chi ricorda il campione che ha segnato un’epoca del calcio mondiale. E c’è chi, oltre al fuoriclasse, piange soprattutto un amico.
Per Gabriello Carotti, ex calciatore di Orbetello, Franco Baresi non era soltanto il capitano del Milan e uno dei più grandi difensori della storia del calcio. Era il ragazzo con cui aveva condiviso gli anni della crescita, i sogni di due adolescenti arrivati a Milanello per inseguire una carriera da professionisti.
Una storia iniziata nel 1974, quando entrambi entrarono nel settore giovanile rossonero.
Da allora furono compagni di squadra, compagni di camera e amici inseparabili.
«Eravamo due ragazzi – racconta Carotti – siamo cresciuti insieme. Abbiamo condiviso la stessa stanza, gli allenamenti, gli esordi in Serie A e le convocazioni nelle nazionali giovanili. Sono ricordi che porterò sempre con me».
Gli anni di Milanello e gli scherzi dei grandi campioni
I ricordi più vivi non riguardano soltanto il calcio giocato, ma anche la quotidianità di quegli anni.
«A Milanello passavamo il tempo giocando a dama. Quando passavano campioni come Gianni Rivera o Enrico Albertosi ci davano qualche scherzoso scappellotto sulla testa. Per noi erano dei miti».
Piccoli episodi che oggi assumono un valore speciale.
«Poi arrivò il giorno in cui passammo dall’altra parte. Entrammo nel ristorante della prima squadra. I camerieri erano gli stessi, ma improvvisamente ci chiamavano “signor Baresi” e “signor Carotti”. Bastava attraversare una porta e sembrava di entrare in un altro mondo. Era il segno che stavamo realizzando il nostro sogno».
Una forza costruita nel dolore
Nel ricordo di Carotti emerge soprattutto il carattere dell’amico.
«Franco era determinato come pochi. In ogni allenamento dava tutto sé stesso. Aveva una forza interiore incredibile e una voglia continua di migliorarsi».
Una forza che, secondo l’ex calciatore maremmano, nasceva anche dalle difficoltà affrontate da giovanissimo.
«Prima di arrivare al Milan aveva perso la mamma e, poco dopo, anche il padre. Per lui il Milan è diventato una seconda famiglia. Nonostante tutto quello che aveva vissuto, non l’ho mai sentito lamentarsi. Ha sempre reagito con una dignità straordinaria».
L’ultimo messaggio
Il loro rapporto non si è mai interrotto.
Anche dopo le carriere sportive, i due hanno continuato a sentirsi.
«L’ultima volta gli ho scritto il 13 luglio. Gli dicevo di essere una roccia e di non mollare. Aveva letto quel messaggio. Poi non ci siamo più sentiti».
Parole che oggi assumono il valore di un ultimo saluto.
«Meritava il Pallone d’Oro»
Carotti è convinto che alla straordinaria carriera di Baresi sia mancato un riconoscimento.
«Per me Franco meritava il Pallone d’Oro. Mi auguro che possa essergli riconosciuto almeno alla memoria. È stato uno dei più grandi difensori della storia del calcio mondiale e il suo valore era sotto gli occhi di tutti».
«Perdo un fratello»
Tra i due il rapporto era andato ben oltre il calcio.
Nell’ultimo libro scritto da Franco Baresi, un’intera pagina è dedicata proprio a Gabriello Carotti, descritto come un calciatore dalla tecnica raffinata, ma soprattutto come un fratello.
Un sentimento ricambiato. «Per me Franco era un fratello. Abbiamo condiviso gli anni più belli della nostra giovinezza, un percorso di vita che non dimenticherò mai».
Carotti annuncia che sarà presente ai funerali.
«Martedì sarò a Milano, nella basilica di Sant’Ambrogio. Sarà un momento durissimo. Non andrò soltanto a salutare una leggenda del calcio mondiale, ma una persona con cui ho condiviso la mia adolescenza e una parte importante della mia vita».
Per milioni di tifosi Franco Baresi resterà il simbolo del Milan e uno dei più grandi difensori di sempre.
Per Gabriello Carotti, invece, resterà soprattutto l’amico con cui condividere una stanza, un sogno e un pezzo di vita.



