GROSSETO. In città per mesi si è parlato dell’intitolazione di una via a Giorgio Almirante, gerarca fascista, e oggi si torna a parlare sempre del Ventennio. Questa volta l’amministrazione comunale ha dedicato un largo a Giovanni Gentile, filosofo, ministro dell’istruzione e autore del Manifesto degli intellettuali fascisti.
«Gentile non era Almirante, ma le scelte dell’amministrazione comunale sono sempre orientate verso chi aveva idee politiche fasciste – dice la storica Luciana Rocchi – Si tratta di scelte che hanno un carattere propagandistico».
«Il punto, rispetto alle polemiche, è riportare la questione nel giusto ambito – dice Ilaria Cansella, la direttrice dell’Isgrec – Giovanni Gentile è un filosofo la cui portata nell’ambito della cultura italiana è indiscutibile. Il suo profilo politico è quello di molti intellettuali italiani nel rapporto con il fascismo, una problematicità che non può essere negata, nel suo caso soprattutto alla luce dell’adesione alla Repubblica Sociale dopo l’8 settembre 1943. Sono temi che devono essere affrontati e studiati nella loro complessità, ma che non possono essere riportati a scelte di toponomastica».
Chi era Giovanni Gentile
Giovanni Gentile era un pensatore, un filosofo che sosteneva che la realtà esiste nel momento in cui viene pensata e che l’individuo trova senso solo all’interno di una comunità, la cui massima espressione è lo Stato. Un pensiero che si fonda sull’idea dell’individuo come parte di un sistema, più che come soggetto libero di scegliere.
Dal 1922 al 1924 Gentile ricoprì la carica di ministro dell’Istruzione, rendendo la scuola più selettiva e privilegiando gli studi classici – materie come latino, greco e filosofia – con l’obiettivo di formare una classe dirigente più che operaia. In quegli anni molti studenti abbandonarono gli studi. Rimase inoltre una netta distinzione tra licei e istituti professionali, che in parte esiste ancora oggi.
Scrisse il Manifesto degli intellettuali fascisti nel 1925, un testo in cui legittimò il fascismo sostenendo che non fosse solo politica, ma una necessità per salvare l’Italia dal caos. Secondo questa visione, lo Stato doveva essere forte e l’individuo trovare in esso il proprio senso, con gli intellettuali chiamati a sostenere questo progetto.
Fra i protagonisti del regime, fu uno dei pochi a rimanere fedele alla Repubblica Sociale Italiana anche dopo la caduta del fascismo. Una scelta che gli costò la vita nel 1944, quando fu ucciso dai partigiani a Firenze.
«Le contraddizioni della figura di Gentile vanno lasciate agli studi, che possono tener conto della complessità della sua figura. Non si può trasformare Gentile in un esempio attuale di vivere civile, come invece comporta una dedica pubblica come quella di un largo – dice Cansella – Scegliere di intitolargli un largo, lo porta inevitabilmente su un piano politico, spostando il discorso sul riconoscimento pubblico. E qui Gentile non può essere assunto come modello di esemplarità politica».
Il largo dedicato a Gentile
Gentile non era Giorgio Almirante, che ebbe un ruolo diretto nella propaganda e poi nella politica del dopoguerra, ma fu comunque una figura centrale del Ventennio, tanto da essere definito il “filosofo del fascismo”.
A lui l’amministrazione comunale ha dedicato un largo, valorizzandone il ruolo di filosofo e riformatore della scuola, senza entrare nel merito del suo coinvolgimento politico.
Nel comunicato del Comune si legge: «Giovanni Gentile, filosofo, pedagogista e accademico italiano, è stato tra i maggiori esponenti del neoidealismo filosofico, riformatore della scuola italiana e ideatore dell’Enciclopedia italiana, concepita come un’opera rigorosa e di altissima qualità, tra le più importanti a livello mondiale».
«Gentile non era Almirante, ma le scelte dell’amministrazione sono orientate verso figure con un passato fascista – ribadisce Rocchi – Si tratta di una scelta che ha una valenza propagandistica».
La posizione dell’Anpi
Gentile fu tra i principali ideologi del fascismo: teorizzò la subordinazione dell’individuo allo Stato totalitario e sostenne Benito Mussolini.
«L’amministrazione comunale di Grosseto prosegue nella scelta di dedicare spazi pubblici a figure legate al passato regime fascista. L’intitolazione di un’area verde a Giovanni Gentile ne è un esempio – dicono dalla sezione Anpi “Norma Parenti” – Si tratta di una decisione politica e culturale che rischia di alterare la memoria storica. La memoria è il fondamento della nostra democrazia e difenderla è un dovere civile».
Per questo l’associazione esprime una netta condanna, sottolineando come simili decisioni risultino ancora più significative alla vigilia della Festa della Liberazione e nell’80° anniversario della Repubblica antifascista.



