GROSSETO. L’annunciata offerta pubblica di acquisto e scambio promossa da Intesa Sanpaolo su Banca Monte dei Paschi di Siena apre una fase delicata e decisiva per il futuro del sistema bancario toscano e per i territori storicamente legati a Mps.
L’operazione, che prevede anche la cessione di numerose filiali a soggetti terzi per rispondere ai vincoli antitrust, solleva forti preoccupazioni sul mantenimento della presenza bancaria nei piccoli comuni e nelle aree interne della Toscana.
Secondo i firmatari del documento, Siena e Grosseto rischiano di perdere ulteriormente peso economico, occupazionale e decisionale. Monte dei Paschi non rappresenta soltanto un istituto di credito, ma un patrimonio storico, sociale ed economico che da secoli accompagna lo sviluppo del territorio. Per questo il suo futuro non può essere valutato esclusivamente sulla base di logiche finanziarie e di mercato.
Le garanzie chieste
Particolare attenzione viene rivolta alla rete degli sportelli nei centri minori. La chiusura o l’accorpamento delle filiali determinerebbe infatti un grave impoverimento dei servizi essenziali per cittadini, imprese, anziani e attività produttive locali, aggravando il fenomeno della desertificazione bancaria che già interessa molte aree rurali.
Per questo sono chieste garanzie chiare, concrete e vincolanti sul mantenimento della presenza bancaria nei piccoli comuni, sulla tutela dei livelli occupazionali, sulla salvaguardia delle funzioni strategiche e direzionali collegate al territorio senese e sull’istituzione di un confronto permanente con enti locali, organizzazioni sindacali e associazioni economiche.
«Il futuro di Mps riguarda non soltanto gli azionisti, ma l’intera comunità toscana. Le esigenze dei territori, delle famiglie e delle imprese devono essere poste al centro di ogni decisione, affinché questa operazione non si traduca in un ulteriore indebolimento di Siena, Grosseto e delle realtà locali che da sempre rappresentano il cuore della Toscana».




