GROSSETO. A un anno si comincia a camminare. Prima aggrappandosi al divano, poi lasciando una mano, magari facendo un passo e cadendo subito dopo. A un anno si comincia a dire mamma, si afferrano le cose con le dita, si scoprono sapori, rumori, colori.
Si mangia, si dorme, si sogna. E si sorride.
Dovrebbe essere questa la vita di una bambina di un anno. Un mondo piccolo e protetto, nel quale ogni giorno c’è qualcosa da scoprire.
Poi succede che, qualche volta, il mondo degli adulti riesca a insinuarsi in quell’incanto e a travolgere tutto quello che trova.
È quello che potrebbe essere successo a una bambina di circa un anno che la scorsa settimana, in un torrido tardo pomeriggio d’agosto, è arrivata al pronto soccorso pediatrico dell’ospedale Misericordia di Grosseto insieme ai genitori.
La piccola era in uno stato soporoso dal quale non riusciva a uscire. Non rispondeva agli stimoli.
La corsa al pronto soccorso
La madre, grossetana, e il padre, di origini nordafricane, si erano accorti che qualcosa non andava. La loro bambina non era quella di sempre. Era assopita, non riuscivano a svegliarla normalmente. Soltanto in alcuni momenti sembrava reagire, lamentandosi soprattutto quando le veniva toccato l’addome.
I genitori hanno raccontato ai sanitari di averla vista in quelle condizioni e di aver deciso di portarla subito in ospedale.
Davanti a una bambina così piccola che non risponde agli stimoli, i medici hanno cominciato immediatamente a cercare una spiegazione.
La piccola è stata sottoposta agli accertamenti necessari. Gli esami diagnostici non hanno evidenziato problemi in grado di spiegare quello stato e anche le analisi del sangue non hanno fornito inizialmente la risposta che i sanitari stavano cercando.
Poi sono arrivati i risultati delle urine che hanno cambiato completamente il quadro.
La bambina positiva ai cannabinoidi
Il test ha infatti evidenziato la positività ai cannabinoidi. Un risultato che ha fatto ipotizzare che la bambina possa essere entrata in contatto con una sostanza contenente cannabis, probabilmente ingerendola accidentalmente.
Come, dove e quando sia avvenuto è proprio quello che dovranno stabilire gli accertamenti.
Non è ancora chiaro quale sostanza abbia raggiunto la piccola né in quali circostanze. Saranno gli approfondimenti e le indagini a dover ricostruire ciò che è accaduto prima dell’arrivo al pronto soccorso.
Una certezza, però, c’era: quella bambina aveva bisogno di essere tenuta sotto stretta osservazione e per questo è stata ricoverata in ospedale.
In ospedale arrivano carabinieri e servizi sociali
Di fronte al risultato degli esami, dall’ospedale è partita la segnalazione prevista in situazioni di questo tipo. Al pronto soccorso pediatrico sono arrivati i carabinieri e gli assistenti sociali.
I militari hanno avviato gli accertamenti per ricostruire quanto accaduto e soprattutto capire come una bambina di appena un anno possa essere entrata in contatto con cannabinoidi.
Ed è proprio su questo che stanno lavorando i carabinieri.
Dopo giorni di paura, la piccola sta bene
La notizia più importante è però quella che riguarda la salute della bambina. Dopo il ricovero e giorni di osservazione, la piccola si è ripresa ed è fuori pericolo.
Quello stato di torpore che aveva fatto scattare l’allarme è passato. Una storia che poteva avere conseguenze molto più gravi si è quindi conclusa, almeno dal punto di vista sanitario, nel modo migliore.
Resta invece aperto il capitolo degli accertamenti.
Perché bisognerà capire quale sostanza abbia ingerito, dove si trovasse e soprattutto come abbia potuto raggiungerla.
Il precedente tragico del bambino di 18 mesi
È una storia che, inevitabilmente, riporta alla memoria una tragedia avvenuta nel 2020 nell’entroterra mancianese. Allora il bambino aveva appena 18 mesi.
Il piccolo morì il 15 settembre dopo una lunghissima rianimazione. Le successive analisi tossicologiche stabilirono che a ucciderlo era stata una progressiva insufficienza respiratoria provocata da un’intossicazione acuta da metadone. Secondo quanto ricostruito nell’inchiesta, il bambino aveva trovato in casa il farmaco utilizzato dai genitori nell’ambito di un percorso terapeutico e lo aveva ingerito accidentalmente.
Una vicenda giudiziaria arrivata poi davanti al Tribunale di Grosseto. Nel 2023 i genitori patteggiarono una pena di tre anni e 20 giorni, oltre a 2.040 euro di multa, per la morte del figlio. Erano accusati di omicidio colposo; nel frattempo entrambi avevano intrapreso percorsi per uscire dalla dipendenza.
Quella di Grosseto, fortunatamente, è una storia diversa. Questa volta la bambina è stata soccorsa in tempo, curata e oggi sta bene. Ha un anno. L’età in cui dovrebbe avere davanti soltanto passi ancora incerti, parole da imparare e un mondo intero da scoprire.



