L'addio della città a Luigi Bernardi, l'ultimo Ulisse | MaremmaOggi Skip to content

L’addio della città a Luigi Bernardi, l’ultimo Ulisse

Cerimonia con musica, poesia, ricordi ancora splendenti. C’erano gli amici di sempre, quelli di una esistenza spesa a ironizzare, progettare, colorare e viaggiare
Luigi Bernardi e la cerimonia funebre al tempio crematorio

GROSSETO. Uno, cento, mille papillon. Uno, cento, mille cappelli Panama. Uno, cento, mille Luigi Bernardi. Uno, cento, mille lampi di vita a illuminare i troppi vicoli di ricordi indelebili, lucidi, autentici. Morsi di cui porti ancora i segni come farfalle multicolori in volo di cui avverti il battito d’ali. Sapori di uno, cento, mille piatti scoperti insieme.

Un cammino dipinto

Luoghi sconosciuti che spogliava con una raffinatezza di linguaggio dettata dalla immensa cultura che lo distingueva senza limiti. Una ironia sagace come una mannaia mai ammainata, anzi rivisitata, elaborata parallelamente alle vicende che lo coinvolgevano. E non erano circostanze sempre positive, anzi.

Una esistenza divisa tra naturali slanci fanciulleschi, un simpaticissimo Peter Pan capace di coinvolgere e modellare la razionalità dell’architettura, e una quotidianità mal sopportata, mai controllata, quasi respinta.

Riemerge il Gatto Bigio

Nella piccola sala del tempio delineata da ampie vetrate le panche vengono occupate in pochi minuti. Guardando visi, espressioni e ascoltando le parole in libera uscita sembra di essere al Gatto Bigio, la creatura inventata da Gigi per far risplendere le notti di una Festa dell’Unità diventata leggenda. Lui, Gigi, sale con l’ascensore, sopra il legno che lo imprigiona la sua foto manda lampi di luce e sorrisi. È l’ultimo incontro.

Musica e poesia

C’è Lorenzo con il suo bastone: «Siamo stati compagni di banco per tre anni di liceo, primo banco a sinistra». La musica e la voce di Charles Aznavour si prende il sottofondo mentre Giovanna, la compagna di una vita, prende la parola declinando la poesia “Amore mio, se muoio e tu non muori” di Pablo Neruda. Silenzio.

«Gigi amava moltissimo i gatti, ne abbiamo avuti tanti» ha concluso Giovanna. Le voci si moltiplicano: «Grazie Gigi, sei stato il nostro faro nel cinema, nella musica, nella cucina». Oppure: «Eravamo in disaccordo su tutto, ma mi hai aiutato a crescere accompagnandomi per mano».

Riposerà in mare

Poi i viaggi. Gigi non prenotava, non faceva programmi o itinerari. Vagabondare era la sua anima, il sapere la ferrovia che lo trasportava. Conosceva tutto, come Ulisse l’avventura lo travolgeva. Amava le sirene e non si tappava le orecchie, tanto meno si faceva legare. Finita la musica Gigi è sceso lentamente raccogliendo ogni ciao, che gli piovevano addosso. Poi è scomparso.

Riapparirà in mare, davanti a Castiglione della Pescaia, dove le sue ceneri prenderanno il vento.

Avrà un papillon, un Panama in testa, un fazzoletto nel taschino.

 

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