Grosseto saluta Massimo Marinotti, l’anima della Palomar | MaremmaOggi Skip to content

Grosseto saluta Massimo Marinotti, l’anima della Palomar

Da oggi sarà possibile salutare il libraio all’obitorio dell’ospedale Misericordia. Giovedì 17 settembre la cremazione. Per quasi quarant’anni, insieme a Monica Volpi, aveva fatto della Palomar una delle case della cultura grossetana
Massimo Marinotti e Monica Volpi

GROSSETO. Ci saranno i familiari, gli amici di una vita, quelli che con lui hanno discusso fino a notte, quelli che sono entrati alla Palomar per comprare un libro e sono rimasti per un caffè, quelli che magari con Massimo Marinotti hanno anche litigato, perché con Massimo poteva succedere, e quelli che semplicemente vogliono esserci, per salutarlo un’ultima volta.

Da oggi, martedì 15 settembre, dalle 14, sarà possibile dare l’ultimo saluto a Massimo Marinotti all’obitorio dell’ospedale Misericordia di Grosseto, dove la salma resterà fino alle 12 di giovedì 17 settembre.

Poi l’ultimo viaggio. La cremazione è prevista giovedì alle 14.

Sarà il momento più difficile per Monica Volpi, la compagna con la quale Massimo ha condiviso una vita e quell’avventura straordinaria che si chiamava Palomar, e per tutte le persone che gli sono state vicine. Ma sarà inevitabilmente anche un saluto collettivo, perché la morte improvvisa di Marinotti, a 68 anni, ha attraversato Grosseto lasciando dietro di sé incredulità e dolore.

Quel sabato sera e l’ultimo giro con il cane

Massimo è morto improvvisamente sabato 12 settembre. Aveva trascorso una parte della serata sulle Mura, uno dei luoghi della città che amava e frequentava, aveva preso un caffè con gli amici e poi era tornato verso casa. Con lui c’era il suo cane, presenza praticamente inseparabile nelle sue passeggiate degli ultimi tempi.

Massimo Marinotti fra i libri della Palomar, per decenni la sua casa
Massimo Marinotti fra i libri della Palomar, per decenni la sua casa

Proprio davanti a casa è stato colto dal malore che non gli ha lasciato scampo. Secondo quanto ricostruito nei giorni successivi, aveva appena lanciato la pallina al cane quando si è accasciato. È stato il vicino ad accorgersi di quanto stava accadendo e a dare l’allarme. I soccorsi sono arrivati rapidamente, ma ogni tentativo di rianimarlo è stato inutile.

Una morte arrivata con una velocità difficile perfino da comprendere, soprattutto per chi, fino a poche ore prima, aveva parlato con lui, lo aveva incontrato per strada o lo aveva visto passeggiare per il centro.

Marinotti aveva avuto in passato problemi cardiaci e un infarto, ma niente lasciava immaginare che la sua vita potesse interrompersi così, all’improvviso.

Massimo e Monica, una vita dentro la Palomar

Raccontare Massimo Marinotti, però, significa inevitabilmente raccontare anche Monica e soprattutto raccontare la Palomar, perché per quasi quarant’anni è stato difficile capire dove finisse l’uomo e dove cominciasse la libreria.

Marinotti era arrivato da Siena negli anni Ottanta, aveva lavorato come fotografo e aveva un’idea in testa: a Grosseto mancava un certo tipo di libreria. Un luogo nel quale i libri non fossero soltanto oggetti da prendere da uno scaffale, pagare e portare a casa, ma diventassero il punto di partenza per incontrarsi, discutere, ascoltare qualcuno e magari anche cambiare idea.

Con Monica quella intuizione diventò realtà alla fine degli anni Ottanta.

La Palomar cambiò sedi, attraversò stagioni diverse della città, passò da via Roma a via San Martino, da corso Carducci fino ai portici di piazza Dante, ma non cambiò mai davvero la propria natura. Nel 2019, nella nuova grande sede sotto i portici, accanto a migliaia di libri c’erano anche il bar, gli spazi per gli incontri e tutto ciò che serviva a trasformare ancora una volta una libreria in un luogo nel quale fermarsi.

Perché questo, prima ancora dei libri venduti, è stato probabilmente il segno lasciato da Massimo e Monica a Grosseto: aver creato un luogo di socialità attraverso la cultura.

Da Caponnetto a Ranucci, fino a Lucio Corsi

Da quelle porte, nel corso degli anni, è passato un pezzo enorme della cultura italiana e internazionale.

Alla Palomar sono arrivati Antonino Caponnetto, Amélie Nothomb, Sigfrido Ranucci, Sandro Veronesi, Georgi Gospodinov, Franco Cardini, Marco Bellocchio, Pupi Avati, Oliviero Toscani e moltissimi altri. Ma accanto ai nomi famosi ci sono state migliaia di persone comuni, studenti, insegnanti, ragazzi diventati adulti frequentando quella libreria.

E poi c’è stato Lucio Corsi, che della Palomar era diventato praticamente uno di casa. Anche quando la sua carriera ha cominciato a portarlo molto lontano dalla Maremma, il cantautore ha continuato a tornare in quel luogo e dagli amici che vi aveva trovato.

La Palomar non era sempre un posto facile, e probabilmente Massimo non avrebbe neppure voluto che lo fosse. Aveva le sue idee, le difendeva, discuteva, provocava, si appassionava. La cultura, per lui, non era qualcosa da contemplare in silenzio: doveva produrre confronto, possibilmente anche acceso, purché autentico.

Quel «non è un addio» che oggi pesa ancora di più

Solo un anno fa era arrivato uno dei passaggi più dolorosi: la chiusura della Palomar sotto i portici. Dopo 38 anni Massimo e Monica avevano svuotato i locali di piazza Dante. Ma avevano rifiutato una parola: addio.

«Non è un addio, è un arrivederci», avevano ripetuto mentre scaffali e stanze si svuotavano. Dietro quella frase non c’era soltanto il desiderio di rendere meno amara una chiusura. Massimo pensava davvero al futuro e, ancora nelle ultime settimane, stava cercando un nuovo spazio per ricominciare.

Era fatto così. Ribelle, testardo, difficile da convincere quando aveva preso una posizione, ma capace di un’umanità che conoscevano soprattutto quelli che gli erano stati più vicini.

Intelligentissimo e con un cuore immenso.

E forse è anche per questo che, da sabato sera, sono stati così tanti i messaggi, i ricordi e le testimonianze comparsi in città. Il deputato Marco Simiani, che lo aveva incontrato appena pochi giorni prima, ha parlato della perdita di «un pezzo insostituibile dell’anima della nostra comunità», ricordando la Palomar come un rifugio per le idee e un luogo di crescita per generazioni.

L’ultimo saluto a Massimo

Adesso rimane il momento del saluto. Dalle 14 di martedì 15 settembre fino alle 12 di giovedì 17 settembre, chi vorrà potrà andare all’obitorio dell’ospedale Misericordia e fermarsi davanti a Massimo per un ultimo momento insieme.

Alle 14 di giovedì è prevista la cremazione

E saranno probabilmente tanti, perché in quasi quarant’anni Massimo Marinotti non ha soltanto venduto libri. Ha messo persone intorno allo stesso tavolo, fatto incontrare generazioni diverse, portato scrittori e intellettuali a Grosseto, acceso discussioni e costruito amicizie.

Aveva trascorso una vita a riempire una libreria di persone e una città di idee. E adesso sarà quella città ad andare da lui, per dirgli addio.

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