GROSSETO. Negli ultimi mesi lo incontravi spesso in centro. La Palomar aveva ormai abbassato le serrande, dopo quasi quarant’anni, ma Massimo Marinotti continuava a camminare per quelle strade che erano state anche la casa della sua libreria. E quasi sempre c’era lui, il suo adorato cane, al guinzaglio.
E proprio mentre portava il suo cane a fare due passi è stato colto da infarto, in strada, in città. Quando sono arrivati i soccorsi per lui non c’era più nulla da fare.
Massimo Marinotti è morto ieri, sabato 12 settembre, a 68 anni. Da tempo aveva problemi cardiaci. Senese di origine, viveva da tempo a Grosseto. Aveva scelto Grosseto.
Con lui se ne va un pezzo della storia recente del centro di Grosseto, perché raccontare Marinotti significa inevitabilmente raccontare la libreria Palomar, quella che insieme a Monica Volpi aveva inventato e fatto crescere, spostandola negli anni da una parte all’altra della città senza mai cambiarne davvero l’anima.
Una libreria, certo. Ma per migliaia di grossetani Palomar è stata molto di più.
Quella domanda a cena: «Cosa manca a Grosseto?»
La storia comincia alla fine del 1987. Secondo il racconto che Massimo e Monica fecero molti anni dopo, tutto nacque durante una cena tra amici del 12 dicembre 1987. Qualcuno domandò cosa mancasse a Grosseto. La risposta fu semplice: una libreria.
Pochi mesi dopo quell’idea era già diventata realtà.
La prima Palomar aprì il 21 maggio 1988 in via Roma. Anche il nome raccontava bene quello che sarebbe diventato quel posto: Palomar, come il romanzo di Italo Calvino, che a sua volta richiamava il grande osservatorio astronomico americano.
Quasi un osservatorio sulla città, dunque. E alla fine lo è stato davvero.
Dalla prima sede di via Roma la libreria si trasferì in via D’Azeglio, poi approdò in corso Carducci, dove rimase per moltissimi anni e diventò uno dei punti di riferimento del centro storico. Nel marzo del 2019 arrivò infine un’altra trasformazione: il trasferimento nel grande fondo sotto i portici di piazza Dante, circa 260 metri quadrati nel cuore della città.
Il sogno di portare Palomar anche nella sua Siena
A un certo punto, però, Grosseto non bastò più a contenere il sogno di Massimo Marinotti. Lui, senese di origine, nel 2017 decise di portare Palomar anche nella sua città, aprendo una seconda libreria nel cuore di Siena, in via Rinaldini, a Palazzo Piccolomini. Era un progetto al quale teneva molto, quasi un ritorno alle origini dopo aver costruito per trent’anni a Grosseto un luogo che ormai aveva un’identità riconoscibile ben oltre gli scaffali e i libri. La Palomar senese aprì nel settembre 2017 e rimase attiva per circa quattro anni.
Poi arrivarono le difficoltà, aggravate pesantemente dalla pandemia. La sede di Siena viveva anche della presenza degli studenti universitari, molti dei quali durante il Covid lasciarono la città, mentre contemporaneamente aumentavano gli acquisti di libri online. Alla fine Marinotti si trovò davanti a una scelta dolorosa: non era più possibile tenere aperte entrambe le librerie. E fu allora che, pur essendo senese, decise che quella da salvare sarebbe stata Palomar Grosseto.
Lo raccontò lui stesso nel 2021 con parole che oggi acquistano un significato particolare: «Dovevo salvare una delle due librerie, quella di Siena o quella di Grosseto, e pur essendo io senese ho scelto Grosseto».
Una scelta che raccontava forse meglio di tante altre cose quanto profondo fosse diventato il rapporto di Massimo con la città nella quale aveva fatto crescere Palomar: Siena era la città delle sue origini, ma Grosseto era diventata la città della sua libreria e, in qualche modo, anche la sua.
Palomar non era soltanto una libreria
Definirla libreria, con il passare degli anni, era diventato quasi riduttivo.
Massimo e Monica avevano costruito intorno ai libri un luogo nel quale le persone potessero fermarsi. Prima gli incontri con gli scrittori, poi i corsi, le mostre, i dibattiti, la musica, il bar, i divani sui quali trascorrere ore a parlare. Negli ultimi tempi era arrivata anche l’enoteca, con una selezione dedicata ai vini del territorio.
Alla Palomar sono passati negli anni scrittori, giornalisti, artisti e intellettuali, da Antonino Caponnetto ad Amélie Nothomb. E generazioni di grossetani hanno partecipato alle presentazioni, seguito i corsi di scrittura, discusso di politica, arte e letteratura o semplicemente bevuto un caffè circondati dai libri.
La filosofia di Massimo e Monica era diventata una specie di marchio: la libreria come luogo d’incontro, non soltanto come negozio nel quale entrare, comprare un volume e uscire.
Per questo, quando Palomar arrivò sotto i portici di piazza Dante, il salto fu quasi naturale. Il grande spazio consentiva di tenere insieme tutte quelle anime: gli scaffali, il bancone, gli incontri, i laboratori, le persone.
Nel 2021 arrivò persino un riconoscimento inatteso: la Lonely Planet dedicata alla Toscana segnalò Palomar ai viaggiatori, descrivendola come il regno dei bibliofili grossetani. Per Marinotti fu motivo di grande orgoglio: significava che quella libreria nata da una cena fra amici era ormai finita su una guida letta in tutto il mondo.

Una casa anche per chi stava crescendo
Ma forse il segno più profondo lasciato dalla Palomar non è nei nomi celebri passati tra gli scaffali. È nelle persone che lì sono cresciute.
C’erano quelli che Massimo e Monica chiamavano «i bimbi della Palomar», ragazzi diventati adulti frequentando quel luogo, mescolandosi con generazioni diverse, incontrando scrittori, musicisti, artisti o semplicemente altre persone con le quali parlare. Quando nel 2025 arrivò il momento di svuotare il fondo di piazza Dante, furono proprio tanti di quegli amici a dare una mano.
E Palomar aveva saputo intercettare anche una parte della scena musicale grossetana. Nei giorni del Festival di Sanremo 2025, per esempio, Massimo e Monica avevano trasformato ancora una volta la libreria in un luogo collettivo, organizzando le serate davanti al maxischermo per seguire Lucio Corsi, al quale Marinotti era legato da un rapporto di amicizia.
Era questo, probabilmente, il suo modo di intendere una libreria: un posto che esiste davvero soltanto quando dentro ci sono le persone.
La battaglia per il centro storico
Negli ultimi anni Massimo non aveva nascosto le difficoltà. Aveva parlato apertamente della crisi del libro, ma soprattutto dello svuotamento del centro storico di Grosseto, della perdita di frequentazione di piazza Dante e delle vie laterali, della concorrenza dei centri commerciali e della necessità di riportare le persone nel cuore della città.
Quando alla fine del 2024 Palomar diventò anche enoteca, spiegò che non si trattava di mettere da parte i libri, ma esattamente del contrario: cercare un’altra strada per ricostruire quella socialità che il Covid aveva profondamente ferito.
Era una delle sue convinzioni più forti. Una libreria non poteva vivere da sola se intorno moriva la città.
Poi le serrande si sono abbassate
Nel 2025 arrivò infine la decisione più dolorosa. Dopo 38 anni di attività, Massimo Marinotti e Monica Volpi lasciarono il grande fondo sotto i portici di piazza Dante. Massimo spiegò che erano stanchi e che la situazione era diventata troppo complessa, ma non volle mai chiamarla una fine.
«Non è un addio, è un arrivederci», dissero allora.
Stavano cercando una nuova soluzione. Volevano ripartire, magari in una forma diversa e ancora nel centro storico. La passione, assicuravano, non era finita. Quell’arrivederci, oggi, assume inevitabilmente un significato diverso.
Massimo e quelle passeggiate con il suo cane
Chi frequentava il centro continuava però a vedere Massimo. Non più dietro un bancone, non più tra gli scaffali della Palomar, ma a passeggio per le strade che aveva abitato professionalmente per una vita, quasi sempre accompagnato dal suo cane. Era un’immagine diventata familiare.
Per quasi quarant’anni Marinotti aveva visto cambiare Grosseto dalla prospettiva privilegiata di una libreria: aveva conosciuto generazioni di lettori, osservato il centro riempirsi e poi svuotarsi, accolto autori famosi e ragazzi ancora sconosciuti, litigato, discusso, organizzato, inventato.
E soprattutto aveva difeso un’idea semplice e sempre più difficile: che un centro storico abbia bisogno di luoghi nei quali non si vada soltanto per comprare qualcosa, ma anche per incontrarsi.
La Palomar era uno di quei luoghi. Massimo Marinotti ne è stato per quasi quarant’anni uno dei volti più riconoscibili. E da oggi, passando sotto quei portici di piazza Dante, quel vuoto sembrerà inevitabilmente un po’ più grande.




