Gli studenti non mollano. Dopo la protesta arriva il primo risultato | MaremmaOggi Skip to content

Gli studenti non mollano. Dopo la protesta arriva il primo risultato

Seconda manifestazione in una settimana a Grosseto. Una delegazione incontra il presidente della Provincia: al centro del confronto edilizia scolastica, finanziamenti e diritto allo studio
Un momento della manifestazione
Un momento della manifestazione

GROSSETO. Sono tornati in piazza per la seconda volta in una settimana, ma questa volta gli studenti hanno ottenuto un incontro con le istituzioni. Una delegazione dei manifestanti ha incontrato il presidente della Provincia di Grosseto Francesco Limatola, per parlare delle condizioni delle scuole, del carovita e delle difficoltà che i ragazzi affrontano ogni giorno.

Un confronto che non dovrebbe rimanere isolato: la Provincia e gli studenti hanno concordato di mantenere aperto un canale di comunicazione periodico.

La manifestazione di oggi, sabato 24 ottobre, arriva dopo quella del 17 ottobre. I ragazzi sono tornati in piazza perché non si sono sentiti ascoltati dalle istituzioni e dal Governo.

In piazza non c’erano soltanto gli studenti delle superiori, ma anche universitari, insegnanti, genitori e rappresentanti delle associazioni, scesi in strada per sostenere i giovani. Il prossimo 30 ottobre è in programma una nuova manifestazione.

Dalle porte tenute con lo scotch agli affitti universitari

Le difficoltà raccontate dagli studenti non riguardano soltanto il costo della scuola. Alcuni ragazzi hanno descritto porte tenute insieme con lo scotch, tapparelle rotte e strutture che avrebbero bisogno di manutenzione. Tra i manifestanti c’erano anche due giovani grossetani di 19 anni, oggi universitari a Pisa e Livorno. Anche loro hanno deciso di partecipare, perché le difficoltà non finiscono con il diploma.

Il problema degli affitti, soprattutto a Pisa, rende complicato trovare una sistemazione sostenibile per chi studia fuori casa. Una ricerca che, secondo i ragazzi, può trasformarsi in una vera e propria odissea. «Il contributo del Comune, che fino al 2024 ammontava a 320mila euro annui, è sceso a 50mila euro nel 2025, mentre per il 2026 è stata prospettata una disponibilità di 20mila euro», dice un manifestante.

Ci sono poi le spese per le gite scolastiche. Alcuni studenti raccontano di viaggi di tre o quattro giorni che possono arrivare a costare 600 euro, cifre che non tutte le famiglie possono permettersi. A questo si aggiungono le difficoltà organizzative e le responsabilità che ricadono sugli insegnanti, come un programma rigido e la difficoltà nel creare un rapporto con gli insegnanti.

«Siamo qui per mostrare il nostro dissenso verso il carovita, la mancanza e il taglio ai fondi destinati alle scuole e anche perché ci sono state tante proteste pacifiche e tutti continuano a parlare di quelle violente – dice un manifestante – A causa del continuo cambio degli insegnanti e di un programma ministeriale rigido per noi è difficile anche costruire un rapporto con loro».

Gli studenti incontrano il presidente della Provincia

Tra le richieste portate all’attenzione di Limatola c’è quella della climatizzazione degli edifici scolastici. Un problema particolarmente sentito negli istituti che ospitano molti studenti e che si sviluppano su più piani, dove le temperature possono cambiare sensibilmente da un’aula all’altra.

«Ci sono strutture che ospitano tanti studenti e c’è una differenza di climatizzazione in base al piano che si frequenta», spiega Elettra Galassi, che ha partecipato all’incontro. Il problema, secondo i ragazzi, riguarda anche la qualità del servizio scolastico pubblico, che dovrebbe garantire a tutti condizioni adeguate per studiare.

Ma gli studenti non chiedono soltanto interventi sugli edifici. Vogliono anche sapere come vengono utilizzati i fondi destinati alle scuole, quali sopralluoghi vengono effettuati e quali lavori sono stati realizzati.

«Abbiamo bisogno di un contatto diretto con le istituzioni – spiega Galassi – Vogliamo più investimenti sulle scuole, più sopralluoghi e incontri periodici per sapere quali soldi vengono stanziati, cosa è stato fatto, cosa manca e quali obiettivi sono stati raggiunti».

Una richiesta che nasce anche dalla volontà di coinvolgere maggiormente gli studenti nella vita pubblica della città. Secondo Galassi, infatti, a Grosseto esiste un forte immobilismo sociale tra i giovani, che il movimento vorrebbe contribuire a superare.

La delegazione degli studenti con il presidente della Provincia Francesco Limatola
La delegazione degli studenti con il presidente della Provincia Francesco Limatola

Limatola: «Le istituzioni devono ascoltare i ragazzi»

Il presidente della Provincia ha accolto positivamente la richiesta di confronto arrivata dai manifestanti.

«Ho apprezzato i ragazzi che hanno protestato, manifestato e poi hanno voluto contemporaneamente incontrare le istituzioni – dice Francesco Limatola – Sono stati loro a chiedermi un incontro e io ho aderito sin da subito. Credo che questo sia un segnale di maturità democratica eccezionale».

Per Limatola, la protesta pacifica deve trovare ascolto da parte delle istituzioni. Durante l’incontro sono stati affrontati diversi argomenti, dal caro carburanti ai trasporti scolastici, fino all’edilizia scolastica. Il prossimo appuntamento è fissato per lunedì 2 novembre, alle 11, quando il presidente incontrerà i rappresentanti degli studenti, già convocati attraverso i dirigenti scolastici, per fare il punto sulle condizioni degli istituti.

«Abbiamo concordato di attivare un canale periodico di comunicazione – spiega Limatola – Dobbiamo ancora stabilire le forme e le modalità, ma vogliamo confrontarci su tutte le questioni che riguardano il territorio».

Il presidente ha ricordato anche la mozione approvata dal consiglio provinciale, presentata dal consigliere Mattia Male, per la creazione di una consulta dei giovani, auspicando la partecipazione di ragazzi e ragazze.

«Alcune delle questioni riguardano le competenze della Provincia, molte altre no – dice Limatola – Ma credo che quando i ragazzi parlano, le istituzioni e gli adulti non debbano essere paternalistici. Devono mettersi a disposizione, soprattutto quando rivestono un ruolo istituzionale».

La paura ha tenuto lontani alcuni studenti

La manifestazione è stata accompagnata anche dalle preoccupazioni nate nei giorni precedenti, quando sui social e nelle chat sono circolati messaggi che hanno alimentato il timore di possibili episodi di violenza. Una situazione che, secondo alcuni manifestanti, ha convinto diversi ragazzi e le loro famiglie a non partecipare al corteo.

Tra le persone scese in piazza c’erano anche rappresentanti dell’Anpi Liciana Rosi Boschi, del coordinamento donne e delle realtà impegnate per la pace a Grosseto.

«La paura è un’arma pericolosa, perché impedisce alle persone di esprimere la propria preoccupazione e di protestare pacificamente. Oggi siamo qua per mostrare solidarietà ai ragazzi – dice Angela Stefanelli dell’Anpi – Ma siamo qua anche perché siamo delusi da chi ha messo in luce le manifestazioni violente e non quelle pacifiche».

Secondo Stefanelli, l’attenzione riservata agli episodi di violenza avvenuti durante altre manifestazioni ha finito per oscurare le proteste pacifiche degli studenti.

«Siamo qui per sostenerli. Dovrebbero esserci anche i genitori, perché i ragazzi manifestano anche per loro – aggiunge un insegnante – Sono qua anche per controllare che tutto vada bene e per non lasciare dei giovani da soli nel caso in cui fosse successo qualcosa».

Tra i presenti anche una madre, arrivata per sostenere le richieste degli studenti e accompagnare la figlia. «La paura ha influito sulla partecipazione: alcuni genitori, preoccupati per quanto circolato sui social hanno preferito non mandare i figli alla manifestazione – dice la donna – Io ho deciso di accompagnare mia figlia, sia per proteggerla in caso di bisogno che per vedere anche come si muove nel suo ambiente».

In piazza anche insegnanti ed ex insegnanti, che hanno scelto di stare accanto ai ragazzi per sostenere le loro richieste e contribuire a mantenere un clima pacifico.

La protesta continua

Durante il corteo non sono mancati gli slogan contro il Governo, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, il ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara e il generale Roberto Vannacci. La protesta ha toccato anche temi politici più ampi, dall’antifascismo al contrasto dell’omofobia, coinvolgendo ragazzi con sensibilità e appartenenze politiche differenti.

I temi trattati sono tanti e sono molto sentiti dai giovani, che a Grosseto, come in tutta Italia, hanno scelto di credere nel cambiamento attraverso una manifestazione pacifica. 

Gli studenti hanno già annunciato una nuova mobilitazione per il 30 ottobre. L’obiettivo è continuare a far sentire la propria voce e non lasciare che le richieste sulle condizioni delle scuole e sul diritto allo studio finiscano nel dimenticatoio. E forse anche per provare a prendere in mano il loro futuro, visto che le scelte delle varie istituzioni, che sia Governo, Regione o Provincia, vanno a toccare quello che è loro. 

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