MASSA MARITTIMA. Una ferita profonda all’orecchio, trenta punti di sutura e il rischio che quella lesione possa lasciare conseguenze anche sull’udito. Su questo non ci sono dubbi. Marisa Aronne domenica mattina è rimasta ferita nell’azienda agricola Campo all’Aia, dove si trovava insieme al fratello Giuliano.
Su che cosa l’abbia ferita, invece, gli accertamenti devono ancora cominciare a dare risposte.
Marisa non ha presentato denuncia ai carabinieri forestali. Ma i militari hanno deciso comunque di approfondire quanto accaduto nell’azienda di Valpiana e hanno già effettuato un primo sopralluogo. Altri accertamenti saranno svolti nei prossimi giorni.
Perché quando entra in scena il lupo, soprattutto quando viene indicato come responsabile dell’attacco a una persona, ogni parola pesa.
E tra il racconto di una donna che porta sul corpo i segni di quanto accaduto e la certezza scientifica che a provocare quelle ferite sia stato davvero un lupo c’è uno spazio che può essere riempito soltanto dagli accertamenti.
Il racconto di Marisa e quel morso all’orecchio
Marisa ha raccontato a MaremmaOggi di essersi trovata davanti a tre animali che ha identificato come lupi, mentre i cani da guardiania dell’azienda cercavano di tenerli lontani.
«Il lupo mi ha morso alla testa, pensavo di morire». Ma la Lac contesta il racconto dell’aggressione
Secondo la sua ricostruzione, nel tentativo di intervenire per aiutare uno dei cani più giovani sarebbe stata aggredita da uno degli animali. Il morso l’ha raggiunta alla testa, provocandole una profonda ferita nella zona dell’orecchio.
«Ho pensato di morire», aveva raccontato. La donna era stata poi accompagnata al pronto soccorso, dove i sanitari avevano dovuto suturare la ferita con una trentina di punti. Le conseguenze dell’aggressione potrebbero non essere soltanto estetiche: la lesione è tale da far temere anche possibili problemi all’udito.
Al personale sanitario Marisa ha riferito di essere stata morsa da un lupo e questa indicazione è stata riportata nel referto.
Ma il referto medico certifica la lesione e raccoglie quanto dichiarato dalla paziente sulla sua origine. Stabilire quale animale l’abbia effettivamente provocata richiede invece altri elementi.
Ed è esattamente ciò che adesso cercano i carabinieri forestali.
Nessuno ha visto l’aggressione
Ricostruire con certezza quei pochi istanti non sarà semplice. Non esistono fotografie né filmati dell’aggressione e nessuno, oltre alla stessa Marisa, avrebbe assistito direttamente al momento in cui l’animale l’ha raggiunta.
I forestali partono quindi dal luogo nel quale tutto sarebbe accaduto. Un primo sopralluogo nell’azienda dei fratelli Aronne è già stato effettuato e altri potrebbero seguirne. L’obiettivo è cercare tracce biologiche, impronte o qualsiasi altro elemento che possa documentare la presenza nella zona di un lupo o eventualmente di un ibrido cane-lupo.
Gli accertamenti non si fermeranno necessariamente all’azienda. Potranno essere incrociate anche le segnalazioni raccolte nel corso dell’anno nella zona, per capire se esistano elementi precedenti compatibili con la presenza stabile o con il passaggio di lupi o altri canidi.
Solo mettendo insieme questi dati sarà possibile tentare di restringere il campo.
Il lupo e l’ibrido, la differenza che può cambiare la storia
È proprio qui che la vicenda diventa più complessa di quanto possa sembrare. Perché un animale che all’occhio di una persona appare come un lupo non necessariamente può essere identificato con certezza come tale soltanto sulla base dell’aspetto.
Esiste infatti il fenomeno dell’ibridazione tra lupo e cane, due forme biologicamente molto vicine e interfeconde, cioè capaci di riprodursi tra loro dando origine a discendenti fertili.
Gli ibridi possono avere caratteristiche morfologiche molto simili a quelle di un lupo e risultare quindi difficilmente distinguibili da una persona che se li trovi davanti, soprattutto in una situazione concitata come quella raccontata da Marisa.
Ma ciò che interessa agli investigatori non è soltanto l’aspetto. Può cambiare anche il comportamento nei confronti dell’uomo.
Il lupo selvatico tende normalmente a mantenere le distanze dalle persone. La presenza di cani, fonti alimentari o particolari condizioni ambientali può naturalmente modificare le circostanze di un incontro, ma un avvicinamento fino al contatto fisico con una persona rappresenta un evento che merita un approfondimento accurato.
Negli animali ibridati, invece, possono entrare in gioco caratteristiche comportamentali riconducibili anche alla componente domestica, compresa una minore diffidenza nei confronti dell’uomo.
Non significa che l’animale che ha ferito Marisa fosse un ibrido, al momento non esistono elementi per affermarlo. È una delle possibilità che gli accertamenti dovranno prendere in considerazione.
Dal lupo cattivo ai dati
Il lupo porta con sé un’immagine che viene da lontano. È il lupo cattivo delle favole, quello che generazioni di bambini hanno conosciuto attraverso Cappuccetto Rosso. Un animale al quale l’immaginario collettivo ha attribuito per secoli ferocia, astuzia e una naturale propensione ad aggredire l’uomo.
La realtà è molto più complessa delle favole. Ed è proprio per questo che un episodio come quello di Valpiana deve essere verificato con particolare attenzione.
Il lupo è una specie sottoposta a una specifica disciplina di tutela e la sua presenza sul territorio viene monitorata. Un eventuale episodio di aggressione a una persona avrebbe inoltre un significato ben diverso dall’avvistamento di un esemplare o dalla predazione di animali d’allevamento.
Per questo occorre arrivare, per quanto possibile, a elementi oggettivi. Non basta trasformare automaticamente il lupo nel colpevole perché la donna ferita ha identificato così l’animale. Ma non sarebbe corretto nemmeno liquidare il suo racconto soltanto perché un attacco del genere è raro.
Marisa ha una ferita profonda ed ha raccontato ciò che sostiene di avere visto e vissuto quella mattina e al pronto soccorso ha indicato nel lupo l’animale che l’avrebbe morsa.
Ora comincia un’altra fase.
Quella nella quale non saranno le paure, le convinzioni o l’immaginario costruito intorno al lupo a dover dare una risposta.
Saranno le tracce, le segnalazioni raccolte sul territorio e gli elementi che i carabinieri forestali riusciranno eventualmente a trovare.
Soltanto allora si potrà provare a capire che cosa sia realmente successo domenica mattina a Campo all’Aia.



